Stimolante, nuova, professionale e di grande soddisfazione: sono alcuni punti di forza della nuova farmacia. Una professione, tuttavia, al pari di quella del medico, di sacrificio: otto ore di lavoro a tempo pieno, “in presenza” dietro il banco, quotidianamente, per rispondere prontamente e con efficienza ai bisogni del cittadino. In risposta alla mission della farmacia: un luogo di servizio, sempre aperto al pubblico, anche nei weekend e feste comandate. È evidente che il rischio burnout è davvero dietro l’angolo.

Idee concrete

«Per stemperare questi fattori stressogeni – dichiara Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia – è importante concedere a ogni collaboratore che opera in farmacia i propri spazi, una strategia a costo zero che permette al professionista di rispondere in ogni momento, alle domande dei cittadini con la stessa disponibilità, empatia e autorevolezza. Ciò significa che la farmacia deve dotarsi al proprio interno di un team, affiatato, ben strutturato, con tutte le necessarie figure professionali, che permetta un “turn-over rigenerativo”: è infatti proprio il lavoro “in continuum” della farmacia una delle potenziali cause che alimentano il possibile burnout».

Il burnout in farmacia: ne parla Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia
Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia

Racca comunque spezza una lancia in relazione all’affaticamento, «che ritengo si sia sensibilmente ridotto, grazie all’introduzione delle nuove tecnologie e all’innovazione, ad esempio, con le ricette ormai tutte elettroniche, fra poco senza nemmeno la necessità di staccare le fustelle e la validità della stessa ricetta su tutto il territorio nazionale, e molto altro».

L’informatizzazione, continua, ha facilitato di molto il lavoro del farmacista, cui si affiancano tante altre novità che hanno contribuito a rendere più stimolante la professione, da puri ed esclusivi dispensatori del farmaco, da banco o con ricetta, a counselor del cittadino, con erogazione di specifici servizi, tra cui gli screening in accordo con le regioni, la telemedicina o alcune tipologie di analisi. «Personalmente considero la professione del farmacista come è intesa e interpretata oggi, gratificante. Il farmacista è sempre stato ed è una figura importante per i malati, gli anziani, le mamme e tutti i cittadini. Il mio suggerimento per la risoluzione di alcuni aspetti ancora critici? “Modernizzare” il contratto del lavoro».

Come prevenire?

D’altro canto, però vi è evidenza che «il 51% di farmacisti soffre di burnout, un fenomeno che riguarda sia i titolari di farmacia che i collaboratori – dichiara Angela Margiotta, farmacista titolare e Presidente di Farmaciste Insieme -. Eppure, le ragioni alla base sono diverse: il titolare, investito da molteplici responsabilità, che non stacca mai la mente pensieri “dall’impresa-farmacia” che deve funzionare in maniera ottimale, a fronte del collaboratore che invece sviluppa il burnout spesso per un senso di insoddisfazione che lo demotiva al lavoro. La sintomatologia ha, in ogni caso, tratti comuni e facilmente riconoscibili: ansia, oppressione, stanchezza fisica e psico-emotiva che generano, a loro volta, disturbi del sonno, fino all’insonnia, inficiando le performance quotidiane al servizio del paziente-cliente».

Angela Margiotta, farmacista titolare e Presidente di Farmaciste Insieme parla di burnout in farmacia
Angela Margiotta, farmacista titolare e Presidente di Farmaciste Insieme

Le strategie per prevenire e ridurre il burnout si legano prevalentemente agli stili di vita: maggior tempo e spazio dedicato a sé stessi, che funge da valvola di sfogo a tutti i contesti stressogeni, pratica fisica regolare, sana alimentazione, buona igiene del sonno. Strategie tanto più efficaci nel momento attuale in cui la farmacia è “sotto pressione” per la richiesta di nuove implementazioni legate alla farmacia dei servizi, che ha cambiato strutturalmente e radicalmente il modo di intendere e di vivere la farmacia, dando più pensieri, rispetto a quelli di pochi anni addietro.

È proprio la gestione ottimale della farmacia è una delle ragioni di sviluppo di burnout in un’ampia quota di farmacisti, gravata nei titolari dal doppio ruolo di professionisti al servizio del paziente-cliente e manageriale. Mandare avanti l’impresa-presidio, ai massimi livelli, in risposta ai bisogni della persona e dovendola arricchire di sempre nuove proposte di prodotto, è un grosso carico fisico e psico-emotivo.

«Sperimento personalmente il burnout ciclicamente in vari periodi dell’anno – continua Margiotta -, ad esempio nel momento della dichiarazione dei redditi o della presentazione delle rendicontazioni di fine mese, osservando soprattutto un peggioramento della qualità del riposo e del rapporto sonno-veglia. La mia ancora di salvezza? “Ammortizzo” pensieri e preoccupazioni in modo pratico, dinamico e salutare, facendo ogni mattina una camminata veloce di un’ora sul lungo mare, prima dell’apertura della farmacia: un toccasana da cui raccolgo l’energia necessaria a stare bene e che mi supporta nell’affrontare al meglio la giornata. Pratica fisica che può comunque essere replicata anche in contesti urbani, correndo in parchi e spazi verdi».

I corretti stili di vita, dunque, rappresentano ancora la soluzione più efficace, di vita pratica, per dare una risposta concreta a contesti di stress, burnout compreso.

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