Lo studio Prosit-Bio promuove il biosimilare di infliximab per la cura delle Mici

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Il mondo delle MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali) è quantomeno articolato nelle sue manifestazioni, al punto che non possiamo parlare di una sola forma di Morbo di Crohn (MdC) e di Colite Ulcerosa (CU) ma di loro differenti tipologie, ciascuna riconducibile a differenti sequenze geniche e fattori scatenanti.

malattie infiammatorie croniche intestinali

Una realtà complessa che in Europa coinvolge ben 2,5-3 milioni di persone [1], di cui 200.000 in Italia, con un forte impatto sulla qualità di vita del singolo individuo che ne è afflitto, ma anche dal punto di vista sociale. Al disagio del paziente si affianca una spesa sanitaria in progressione, sia per il sempre maggior numero di casi diagnosticati (si segnala infatti un trend in continua crescita, specie con esordio in età giovanile, fra i 15 e i 30 anni) sia per lo sviluppo di nuove terapie molto più efficaci rispetto a quelle tradizionali, ma ben più costose in termini di ricerca, sviluppo e produzione.

Anticorpo monoclonale per le MICI

È iniziata una nuova era, quella dei farmaci biologici anti TNF: “Negli ultimi 15 anni, la terapia delle MICI è stata rivoluzionata dall’entrata in prontuario dei farmaci biologici, anticorpi monoclonali che bloccano specifiche molecole responsabili dell’infiammazione intestinale”, dichiara Gionata Fiorino, gastroenterologo e medico ricercatore presso il Centro per la Ricerca e la Cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas. Una cura non risolutiva, ma che ha permesso a molti pazienti di riprendere in mano le redini della propria vita eppure, nonostante gli evidenti benefici, attualmente i medicinali biotech anti-TNF vengono somministrati a non più di 12-15.000 italiani e il motivo è facilmente intuibile: l’alta spesa per il SSN (nel 2015 si sono superati i 115 milioni di euro).

Un modo per risparmiare e quindi garantire le terapie a una più ampia fetta di pazienti in realtà già oggi esiste, dal momento che a partire dal 2013 – anno in cui è scaduto il brevetto di infliximab (il primo anticorpo monoclonale introdotto per le MICI) – EMA ha approvato CT-P13, il suo biosimilare.

Il biosimilare, al pari dell’originator stesso, è prodotto da cellule viventi e questo implica una variabilità biologica tanto per il CT-P13 quanto per l’infliximab. La fase critica risiede proprio nella produzione cellulare che viene pertanto accuratamente monitorata e garantita, fornendo all’EMA specifiche molto dettagliate sulle fasi produttiva e preclinica. Ed è proprio questo che rende il biosimilare CT-P13 sovrapponibile in termini clinici all’originator infliximab.

Lo studio osservazionale multicentrico

Una sovrapponibilità che emerge in particolare dallo studio osservazionale multicentrico PROSIT-BIO condotto tra il 2015 e il 2016 in 31 centri italiani di riferimento per le MICI e pubblicato di recente sulla rivista Inflammatory Bowel Diseases [2]. Nel corso di tale studio sono stati reclutati 547 pazienti totali (313 con MdC e 234 con CU) di cui: 311 naïve ai farmaci biotech, 139 già esposti in precedenza alla terapia con anti-TNF (sospesa da oltre 6 mesi) e 97 sottoposti alla sostituzione di infliximab originator con il biosimilare (switch). “Obiettivo principale dello studio”, spiega Flavio Caprioli, ricercatore universitario in Gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Milano e gastroenterologo presso la Fondazione IRCCS Ospedale Policlinico di Milano, “era verificare la sicurezza del trattamento con CT-P13 nei malati di MICI. L’efficacia del farmaco, misurata attraverso la percentuale di pazienti con fallimento primario alla terapia, perdita di risposta o interruzione della cura, è stata valutata come obiettivo secondario”. I risultati non hanno lasciato dubbi: incidenza di effetti collaterali (in genere reazioni infusionali e manifestazioni cutanee) ed efficacia comparabili tra biosimilare e originator. Dati incoraggianti che hanno spinto il consumo di CT-P13 in gran parte delle regioni italiane (specie in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana ed Emilia Romagna).

[1] Burisch J. et al., “The burden of inflammatory bowel disease in Europe”, Journal of Crohn’s and Colitis (2013) 7, 322-337.

[2] Fiorino G. et al., “The PROSIT-BIO Cohort: A Prospective Observational Study of Patients with Inflammatory Bowel Disease Treated with Infliximab Biosimilar”, Inflamm Bowel Dis 2017 Feb; 23(2):233-243.

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