Il mal di testa o cefalea (nella cui gestione il farmacista può giocare un ruolo decisivo) è un disturbo di frequente riscontro nella popolazione generale e colpisce soprattutto il sesso femminile. Generalmente si distingue tra cefalee primarie e secondarie: le primarie comprendono l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo o a grappolo, forme nelle quali la ricorrenza delle crisi dolorose e il corteo sintomatologico rappresentano il fulcro della malattia; in quelle secondarie, invece il dolore alla testa è la conseguenza di altre situazioni come un trauma cranico, un’emorragia cerebrale, l’ipertensione arteriosa e via dicendo.
Tutte le persone che accusano mal di testa ricorrente dovrebbero sottoporsi a un consulto con un medico esperto in cefalee, poiché solo una diagnosi corretta consente un approccio terapeutico adeguato, con riduzione dell’intensità e delle crisi dolorose con una concreta probabilità di prevenire lo sviluppo di una forma cronica. Quando si dispone di una diagnosi precisa è possibile scegliere la terapia più giusta per ogni paziente.
In questo senso, tra le opzioni terapeutiche disponibili i triptani vengono consigliati per le crisi di emicrania o nella cefalea a grappolo di intensità grave o moderata
I triptani
L’assunzione di questi farmaci non previene la comparsa della crisi dolorosa: essi agiscono però sul dolore spegnendolo, poiché sono in grado di simulare la normale azione della serotonina in modo da attivare un meccanismo che porta alla vasocostrizione dei vasi sanguigni cranici, limitando così il dolore da vasodilatazione cerebrale (mal di testa battente o pulsante).

Cefalea in gravidanza e allattamento
La gestione della cefalea durante la gravidanza e l’allattamento richiede un’attenta valutazione del curante poiché alcuni farmaci possono attraversare la barriera placentare. Di solito in gravidanza si sconsiglia l’uso dei triptani: di recente uno studio pubblicato sulla rivista Neurology ha indagato le conseguenze dell’esposizione perinatale a questi farmaci.
Nello specifico, in questo studio al quale hanno collaborato anche ricercatori dell’Università di Milano Bicocca hanno analizzato i dati relativi a 26.210 donne in stato interessante con una storia documentata di emicrania: 4929 non hanno assunto alcun farmaco nonostante la problematica e 21281 sono trattate con triptani l’anno precedente l’inizio della gravidanza.
Quest’ultime sono state suddivise in 4 gruppi: quelle afferenti al gruppo 1 hanno interrotto la terapia prima della gravidanza (basso utilizzo), quelle del gruppo 2 hanno interrotto precocemente la terapia ovvero al sospetto di gravidanza (basso utilizzo a breve termine), quelle del gruppo 3 hanno interrotto tardivamente la terapia (uso moderato) e quelle del gruppo 4 hanno interrotto ancor più tardivamente la terapia (uso elevato). Durante il follow-up durato mediamente 8 anni per il 4,3% dei bambini è stata fatta una diagnosi di disturbi del neurosviluppo (NDD).

Rispetto ai figli nati da donne che non hanno assunto alcun farmaco per il loro mal di testa, i bambini nati da donne che in qualche modo avevano assunto triptani hanno evidenziato un rischio leggermente più elevato di NDD. Questi rischi, tuttavia, si sono ridotti a zero quando il gruppo di basso utilizzo è stato usato come comparatore o quando sono stati analizzati i disturbi del linguaggio o ADHD.
È stato altresì notato solo un rischio leggermente più elevato di sviluppo di disturbi autistici nei due gruppi con sospensione tradiva dei triptani.
Gli autori dello studio ritengono il loro lavoro di ricerca un contributo alla limitata letteratura esistente in merito e insistono sull’importanza per le donne di confrontarsi attentamente in gravidanza, con un medico sulla gestione della loro emicrania.


