Ancora troppi fumatori in Italia, specie fra la compagine più giovane attratta dalla seduzione, oltre che delle sigarette tradizionali, dal fumo elettronico e dai nuovi prodotti del tabacco. Diffusissimi e usati anche in combinazione. Servono importanti misure di contenimento, di salute pubblica e di mozione popolare per disincentivare all’uso di nicotina su larga scala.

Proprio ai giovani punta quest’anno il claim della Giornata Mondiale senza tabacco 2026 (31 maggio), promosso dall’OMS  “smascherare il fascino e contrastare la dipendenza da nicotina e da tabacco”. Cruciali nell’invertire il trend al fumo anche le farmacie territoriali, come dimostrano alcune iniziative di successo condotte all’interno dei presidi.


La situazione non è rosea

Nonostante le molteplici azioni di educazione e sensibilizzazione alle implicazioni del fumo, ancora non si vede una riduzione nel numero di fumatori “incalliti” di sigarette tradizionali, potenziate oggi dall’uso di tabacco riscaldato e/o sigarette elettroniche. Preoccupa anche la crescita di fumatori duali o addirittura triali, consumatori di più di un dispositivo, ad uso soprattutto dei giovani.

A conferma i dati: 23% di fumatori adulti sopra i 15 anni, stabili nel tempo, ma in aumento rispetto al 20% degli anni 2017-2018. «A incrementare il trend – spiega Giulia Veronesi, Professore Ordinario di Chirurgia Toracica, Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore della Divisione di Chirurgia Toracica Robotica presso Ospedale San Raffaele di Milano – sono intervenuti due fattori: il Covid che ha dato impulso a nuovi tabagisti e l’immissione in commercio di prodotti di sigaretta diversi dal tabacco bruciato, contribuendo di fatto, all’aumento anche del tabacco tradizionale. La ragione potrebbe essere attribuibile alla maggiore facilitazione di dipendenze dalla nicotina anche fra i giovani. Questo andamento in fatti e cifre richiama la necessità di attuare misure importanti, principalmente esercitando pressione sui governanti a sviluppare politiche centralizzate di lotta al tabagismo, incisive e capillari, che permettano risultati migliori».


Le iniziative già avviate o in corso di attivazione

Dalle evidenze di monitoraggio dell’OMS e della Banca mondiale fra le azioni di maggiore efficacia al contrasto al tabagismo vi è l’aumento delle accise, un costo maggiorato del pacchetto di sigarette. «Nei paesi anche europei in cui si è adottata questa politica di sanità pubblica e fiscale – prosegue la professoressa Veronesi – si è osservata una riduzione importante della percentuale di fumatori, soprattutto tra i giovani. A questo scopo Fondazione Veronesi, oltre alle attività istituzionali, sta promuovendo una misura rivolta alla classe politica, governatori e parlamentari, per incentivare l’aumento dell’accise, supportata da una campagna di raccolta firma avviata in collaborazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazioni come Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro per finalizzare una proposta di legge di iniziativa popolare che incrementi di 5€ il costo dei pacchetti di sigarette. Obiettivo è raccogliere entro fine aprile-metà Maggio 50 mila firme, un “quorum” necessario a poter presentare in Parlamento la nostra richiesta legge».

Il 23% di fumatori adulti sopra i 15 anni, in aumento rispetto al 20% degli anni 2017-2018. A incrementare il trend sono intervenuti il Covid, che ha dato impulso a nuovi tabagisti, e l’immissione in commercio di prodotti di sigaretta diversi dal tabacco bruciato
Il 23% di fumatori adulti è sopra i 15 anni, in aumento rispetto al 20% degli anni 2017-2018. A incrementare il trend sono intervenuti il Covid, che ha dato impulso a nuovi tabagisti, e l’immissione in commercio di prodotti di sigaretta diversi dal tabacco bruciato

Qualunque cittadino maggiorenne può aderire alla campagna firme, istituita alla piattaforma del Ministero della Giustizia, accedendo e “validando” la propria firma con il Codice Fiscale o lo SPID. Allo stato attuale si è raggiunta la soglia di 69% di firme necessarie, supportata da oltre 40 istituzioni partecipanti all’iniziativa, fra grossi ospedali, enti del terzo settore, Associazioni scientifiche altre realtà, a cui si aggiungeranno Regione Lombardia, alcune altre regioni e istituzioni diverse.

«In parallelo – dichiara Giulia Veronesi – il Comitato Antifumo di Fondazione Veronesi, che ha fra le sue mission anche quelle di proporre iniziative ai governanti e promuovere campagne alla cittadinanza, ritiene opportuno anche fare richiesta per l’aggiornamento della legge Sirchia, che prevede il divieto di fumo nei luoghi pubblici solo delle sigarette tradizionali, ma che intende far estendere anche alle sigarette elettroniche. Una misura che ha lo scopo di ridurre il boom all’uso di sigaretta elettronica e a tabacco riscaldato, sempre più diffuso nei giovani che vedono l’accesso alla nicotina in queste modalità come via più facilitata per arrivare anche fumo tradizionale. Inoltre, con questa legge si mira a vietare anche la pubblicità per i nuovi device di assunzione della nicotina, oggi inesistente».

Iniziative che sono in linea con il claim della Giornata Senza tabacco 2026: mascherare il fascino e contrastare la dipendenza da nicotina e da tabacco, significa (anche) svelare le tattiche ingannevoli dell’industria, soprattutto verso i giovani, il target principale.

Il ruolo della farmacia

È cruciale, poiché può arrivare a colmare un gap assistenziale ancora rilevante: oggi circa la metà dei fumatori desidera smettere, ma oltre il 70% non riceve alcun supporto strutturato. «In questo contesto – dichiara Poalo Levantino, farmacista clinico e consulente scientifico – il farmacista rappresenta spesso il primo e più accessibile punto di contatto per il paziente, potendo pertanto contribuire a intercettare precocemente il bisogno e accompagnarlo nel tempo. I dati mostrano che interventi organizzati e continuativi, danno risultati concreti: i percorsi gestiti in farmacia raggiungono tassi di cessazione superiori al 50% a un anno».

L’empatia e la fidelizzazione tra paziente e farmacista favorisce inoltre la possibilità di targetizzare linguaggio, approccio e messaggio alla fascia di popolazione di interesse, sfruttando leve motivazionali profondamente diverse. Ad esempio nei giovani, un approccio impositivo è poco efficace, mentre funziona lavorare sulla dimensione dell’identità, dell’autonomia e della capacità di scelta, sulla consapevolezza.

«Il messaggio deve aiutare il ragazzo a percepirsi come protagonista – chiarisce Levantino – non come destinatario passivo di un divieto – spiega Levantino -. I dati del progetto Agifar for School, realizzato a Palermo nel 2024, lo confermano: grazie a un intervento basato su dialogo e consapevolezza, oltre l’80% degli studenti fumatori ha manifestato l’intenzione di modificare il proprio comportamento. Un risultato ottenuto proprio da un approccio non giudicante, che stimola riflessione più che imporre regole, utilizzando contesti come la scuola e linguaggi vicini alla loro realtà. Negli adulti, invece, il cambiamento si costruisce più facilmente su una presa di coscienza concreta in cui il counseling, diretto e personalizzato, diventa centrale: anche un breve confronto in farmacia può attivare il paziente, facendo leva su concettualità come salute, qualità della vita, benessere familiare e fattori economici. Vi è evidenza che già dopo un primo colloquio circa il 67% si dichiara motivato a smettere, e una parte significativa avvia un percorso nei mesi successivi».

Nei giovani, un approccio impositivo è poco efficace, mentre funziona lavorare sulla dimensione dell’identità, dell’autonomia e della capacità di scelta, sulla consapevolezza.
Nei giovani, un approccio impositivo è poco efficace, mentre funziona lavorare sulla dimensione dell’identità, dell’autonomia e della capacità di scelta, sulla consapevolezza.

Percorsi strutturati e ben organizzati gabbo, dunque, la differenza: CESAR, studio spagnolo condotto su un ampio campione di fumatori seguiti in farmacia che prevedeva anche dei follow-up programmati, evidenzia la cessazione al fumo di oltre metà dei partecipanti a un anno, con outcome più elevati tra coloro che hanno aderito pienamente al percorso. Inoltre, è emersa anche la sensibile riduzione dell’utilizzo di farmaci per disturbi respiratori fino al 60%, segno di un beneficio rapido e concreto sulla salute.

Le sinergie sul territorio

Percorsi in alleanza fra Medici di Medicina Generale (MMG), specialisti, Centri antifumo e farmacie, ciascuno con un proprio ruolo chiave, determinano nel tempo un incremento significativo dei tassi di cessazione, con 15 punti percentuali in più rispetto a approcci non strutturati. «La farmacia, per capillarità e accessibilità – prosegue Levantino – può intercettare precocemente il paziente, seguirlo nel follow-up, garantendo continuità e prossimità. Gli altri attori del sistema possono invece contribuire alla gestione clinica dei casi più complessi e alla definizione di percorsi terapeutici appropriati. L’integrazione di queste competenze consentirebbe di superare la frammentazione attuale, trasformando interventi spesso episodici in un percorso strutturato, coordinato e continuo, con risultati più efficaci e duraturi sugli esiti di salute».

Per rendere “fattivo” questo obiettivo, è prioritaria la standardizzare dei modelli operativi, affinché approcci come le 5A (chiedere, consigliare, valutare, assistere e organizzare il follow-up) e le 5R (rilevanza, rischi, ricompense, ostacoli e ripetizione) diventino parte integrante e riconoscibile dell’attività quotidiana in farmacia. «Parallelamente, è fondamentale investire nella formazione dei farmacisti, non solo sul piano clinico – sottolinea Paolo Levantino – ma anche su quello relazionale e motivazionale, elemento determinante per l’efficacia degli interventi, così come vanno introdotti sistemi di monitoraggio degli esiti che consentano di misurare in modo oggettivo l’impatto delle attività svolte, in termini di cessazione, aderenza e benefici clinici. Infine, la costruzione di reti territoriali formalizzate tra farmacie, MMG, specialisti e centri antifumo rappresenta un ulteriore passaggio chiave per rendere questo approccio realmente sistemico, coordinato e efficace nel tempo».

Occorre agire

Ancora 80 mila morti l’anno per fumo, nell’85% dei casi per tumori al polmone correlati a questa causa, costi diretti e indiretti per il paese che superano i 20 miliardi annui. «Se non vi fosse esposizione al fumo, il tumore al polmone – conclude la professoressa Giulia Veronesi – sarebbe una patologia rara. Quindi la legge che promuoviamo ha la doppia finalità di ridurne i numeri, favorendo di conseguenza una importante diminuzione dei costi economici. I fondi così liberati potrebbero esser investiti in prevenzione o nel sostegno a trattamenti per patologie croniche nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale».

Riducendo il fumo, inoltre, si osserverebbe una diminuzione anche della patologia cardiovascolare – infarto ictus e malattia coronarica – nell’arco di 5 anni; le patologie delle vie respiratorie come la BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva) e altre malattie polmonari fumo correlate registrerebbero una riduzione delle esacerbazioni, evitando ad esempio ricoveri per polmoniti del fumatore e in oncologia polmonare si osserverebbe una diminuzione dei casi in 5-10 anni.

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