Ad oggi, sono state individuate circa 260 tipologie diverse di virus in grado di provocare condizioni che vanno dal comune raffreddore a lievi forme di infezioni respiratorie, non specificamente di influenza stagionale. Si tratta dei cosiddetti “cugini” dei virus influenzali.

Di recente, Assosalute ha commissionato a Human Highway una survey dal titolo “Stagione dei virus respiratori 2025–2026: strategie di prevenzione e scelte di cura consapevoli”. I risultati rilevati alle soglie della stagione rispecchiano il punto di vista dei cittadini italiani riguardo a influenza, virus respiratori e vaccinazione e sono quindi di particolare interesse per il farmacista.

La popolazione affronta l’arrivo dell’influenza e degli altri virus che circolano con una consapevolezza sempre maggiore, cresciuta a seguito della pandemia, ma non senza timori. Il 68,4% degli intervistati teme soprattutto per bambini e anziani e per questo motivo il 27,7% di chi sceglie di vaccinarsi lo fa per proteggere i propri cari, più vulnerabili (con un picco di 39,8% nella fascia 25-34 anni).

Oltre 8 italiani su 10 (81,8%) ritengono utile per gestire i sintomi influenzali il ricorso ai farmaci da automedicazione, riconoscibili grazie al bollino rosso che sorride sulla confezione, purché sia associato a un corretto orientamento informativo come quello che possono fornire i medici e i farmacisti. Il 64,4% degli intervistati, infatti, dichiara di utilizzarli, insieme a debito riposo, anche senza consultare il medico.

I virus influenzali veri e propri appartengono ad altre famiglie: qui di seguito proponiamo comunque un’analisi più approfondita sugli altri virus influenzali, diversi ma altrettanto impattanti.

Il virus respiratorio sinciziale (RSV)

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) è un agente patogeno che colpisce principalmente bambini piccoli e anziani, causando gravi infezioni delle vie respiratorie. A differenza del virus dell’influenza, le mutazioni del VRS non sono così frequenti o estese, ma può ancora subire alcune variazioni nelle sue proteine di superficie che mettono in difficoltà il sistema immunitario.

Questo è il motivo per cui ogni anno si diffonde, soprattutto nei mesi più freddi, portando a epidemie di malattia respiratoria. Secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), agenzia federale statunitense, il VRS è stato identificato per la prima volta nel 1956. Da allora studi scientifici specifici hanno consentito di approfondire la comprensione della sua struttura e delle sue modalità di trasmissione (CDC, 2020). Nell’ultimo anno si è assistito a una diffusione particolarmente alta, soprattutto nei bambini. È disponibile e consigliato il vaccino.

Adenovirus

Gli adenovirus sono responsabili di un’ampia varietà di malattie, dalle infezioni oculari a quelle respiratorie, e possono causare sintomi da lievi a gravi, come raffreddore, faringite, bronchite, e in alcuni casi, polmonite. Gli adenovirus sono noti per la loro stabilità, fatto che li rende particolarmente contagiosi e capaci di provocare focolai in comunità chiuse come caserme militari o case di cura.

Rhinovirus

È il principale agente causale del raffreddore ed è il più frequente tra i virus respiratori. Ne esistono più di 100 tipi diversi, ognuno con il proprio grado di trasmissione ed entità di sintomi respiratori. Nella persona in salute di solito causa sintomi lievi, ma in pazienti con malattie respiratorie croniche come l’asma o la BPCO può seriamente aggravare le condizioni.

Metapneumovirus umano (hMPV)

Identificato per la prima volta nel 2001, questo virus può causare infezioni delle vie respiratorie superiori e inferiori, particolarmente in bambini, anziani e persone immunocompromesse. Può provocare i sintomi del raffreddore comune o indurre patologie gravi come la bronchiolite e la polmonite.

È ancora utile il tampone Covid?
«Per il paziente fragile e per l’anziano il tampone per rilevare la presenza di Covid-19 rimane un elemento determinante in presenza di sintomi per poter effettuare una diagnosi differenziale e capire subito se avviare eventualmente il trattamento con i farmaci antivirali anti-Covid (nirmatrelvid) – spiega Fabrizio Pregliasco – La stessa regola vale per caregiver o personale sanitario, che sono in contatto per definizione con queste categorie a rischio. Il tampone può essere utile anche per i bambini al fine di scongiurare il rischio che il virus si propaghi in ambiente scolastico».

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