Il dolore muscoloscheletrico rappresenta una delle condizioni croniche più diffuse e invalidanti a livello globale. Secondo il Global Burden of Disease Study 2021, oltre 1,7 miliardi di persone convivono con patologie di tipo muscoloscheletrico e il mal di schiena ne costituisce la principale manifestazione, interessando più di 600 milioni di individui.
Oltre al dolore fisico, queste condizioni compromettono la qualità della vita, la capacità lavorativa e generano un impatto economico significativo sui sistemi sanitari nazionali. In tale contesto, la terapia termica o del calore (Heat Therapy, HT) emerge come una risorsa terapeutica non farmacologica, accessibile e sicura, capace di ridurre la tensione muscolare e favorire il recupero funzionale.
Tuttavia, nonostante la sua lunga tradizione d’uso, mancano ancora sia linee guida chiare e condivise, sia studi che analizzino in modo sistematico l’approccio dei farmacisti europei alla termoterapia, valutando la frequenza, le modalità e le circostanze in cui essa viene raccomandata ai pazienti nella pratica quotidiana del setting della farmacia di comunità.
Un nuovo studio, pubblicato su Pharmacy Practice, ha colmato questa lacuna, indagando per la prima volta come i farmacisti europei utilizzino e consiglino la terapia del calore nella pratica quotidiana. Lo studio ha coinvolto farmacisti di comunità in Italia, Spagna e Portogallo, raccogliendo 281 questionari e delineando un quadro realistico delle abitudini, delle conoscenze e delle prospettive dei professionisti.
Nella pratica quotidiana
I risultati evidenziano che il 42% dei partecipanti dichiara di raccomandare la terapia del calore a circa un terzo dei propri pazienti. Il principale criterio che guida questa raccomandazione è la natura del dolore, in particolare la sua intensità, durata e localizzazione, seguita dalla compatibilità anatomica del dispositivo e dal grado di accettazione del paziente nei confronti di approcci non farmacologici.
Come mostrato nella Tabella 1, la maggior parte dei farmacisti consiglia la terapia del calore soprattutto nei casi di dolore lombare (94,3%), cervicale (87,5%) e mestruale (69%). Inoltre, circa il 60% dei rispondenti considera tale trattamento un valido supporto alla terapia farmacologica, utile a potenziarne gli effetti e a ridurre l’impiego di farmaci sistemici, in particolare nelle situazioni di dolore lieve o moderato.
| Condizione o criterio | % di farmacisti | (n = 281) |
| Dolore lombare (LBP) | 94,30% | (265/281) |
| Dolore cervicale (neck pain) | 87,50% | (246/281) |
| Dolore al ginocchio (knee pain) | 23,50% | (66/281) |
| Dolore mestruale (menstrual pain) | 69,00% | (194/281) |
| Altri tipi di dolore | 11,70% | (33/281) |
| Criteri considerati prima di raccomandare HT | % di farmacisti | (n = 281) |
| Durata del dolore | 68,70% | (193/281) |
| Valutazione medica precedente | 59,80% | (168/281) |
| Presenza di “red flags” | 57,70% | (162/281) |
Criticità e controindicazioni
Accanto ai dati positivi, lo studio evidenzia alcune aree di rischio e di incertezza applicativa. Il 60% dei farmacisti riferisce di consigliare la termoterapia anche a pazienti diabetici, il 31% a persone con disturbi circolatori e oltre la metà agli anziani sopra i 70 anni (Figura 1). Si tratta di popolazioni per le quali l’uso del calore richiede particolare prudenza, poiché la ridotta sensibilità cutanea o la compromissione vascolare possono favorire ustioni o effetti indesiderati.
Inoltre, il 42% dei farmacisti non valuta in modo sistematico la presenza di “red flags”, ossia segnali clinici che potrebbero indicare patologie gravi, che richiedono il consulto medico.

Formazione e linee guida
La carenza di una formazione specifica e di linee guida dedicate emerge come una delle principali criticità nella gestione della terapia del calore. Molti farmacisti dichiarano di affidarsi prevalentemente all’esperienza personale o al confronto con i colleghi, mentre solo una minoranza fa riferimento a fonti scientifiche strutturate o protocolli validati. Tutto ciò mette in luce un bisogno formativo ancora in parte disatteso, ma anche una marcata disponibilità a colmarlo.
La maggioranza dei partecipanti manifesta, infatti, interesse verso percorsi di aggiornamento mirati, volti a fornire strumenti concreti per riconoscere correttamente indicazioni, controindicazioni e modalità d’impiego della termoterapia. Parallelamente, la definizione di linee guida europee condivise rappresenta un passo essenziale per assicurare uniformità operativa e sicurezza del paziente.
In conclusione, investire nella formazione continua e nella collaborazione interdisciplinare potrà rafforzare il ruolo del farmacista nella gestione del dolore muscoloscheletrico, favorendo un uso più appropriato della terapia del calore e contribuendo così a migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Fonti:
Acosta-Gómez J, Paulino EIGM, Hotfiel T, Fanlo-Mazas P, Sequeira de Medeiros L, Pieber K, Giannantonio G, Levantino P. Heat therapy in the treatment of musculoskeletal pain: current pharmacy practice and perspectives. Pharmacy Practice. 2025 Jul–Sep;23(3):3233. https://doi.org/10.18549/PharmPract.2025.3.3233


