Non è solo una questione di contenuti, ma di tempi e di volontà politica. Il convegno “Contributo al DDL di Riforma del Servizio Sanitario Nazionale tra Ospedale e Territorio”, tenutosi in Senato a Roma presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, ha “scoperchiato” un clima di profonda incertezza.

L’iniziativa, promossa dal Senatore Ignazio Zullo (X Commissione Senato) con Motore Sanità, ha messo a nudo le fragilità di una riforma che punta a superare l’assetto del 1992, ma che deve fare i conti con la realtà di un sistema sotto pressione.

Il “nodo” dell’attuazione: i dubbi sollevati

A gettare un’ombra sulla reale fattibilità della riforma sono stati soprattutto l’ex Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il Segretario Nazionale ANAAO-ASSOMED, Pierino Di Silverio. Entrambi hanno espresso forti dubbi non solo sulla sostanza del Ddl – definito un “guscio vuoto” per la mancanza di centralità dei professionisti – ma anche sull’effettiva possibilità che il provvedimento arrivi in porto entro i tempi della legislatura.

Il rischio, paventato con forza, è che senza un modello professionale nuovo e risorse certe per il personale, l’ingresso nella rete di strutture come Case e Ospedali di Comunità (previsti dal PNRR) resti solo sulla carta. Secondo Lorenzin, la sostenibilità della riforma vacilla di fronte alla carenza di organico e alla necessità di preservare l’universalità delle cure in un Paese segnato dalla denatalità e dall’invecchiamento.

Il ruolo delle farmacie: presidi chiave oltre l’incertezza

In questo clima di incertezza organizzativa, l’intervento di Giuseppe Lanzillotta, direttore Relazioni Istituzionali di Farmindustria, ha offerto una chiave di lettura basata sull’innovazione. Lanzillotta ha evidenziato come la crescita della spesa farmaceutica sia l’indicatore di un successo clinico: curare più patologie sul territorio riduce ricoveri e complicanze, migliorando sopravvivenza e qualità di vita, anche in oncologia.

Per supportare questa rivoluzione, Lanzillotta ha indicato le farmacie come presidi chiave. Grazie alla loro capillarità, sono i nodi strategici per gestire terapie sempre più complesse che “escono” dall’ospedale. Fondamentale, in tal senso, l’impegno sulla ricerca e l’accelerazione sul digitale, strumenti indispensabili per garantire che il farmaco innovativo trovi sul territorio un’assistenza qualificata e interconnessa.

A sottolineare il ruolo delle farmacie anche Michele Pellegrini Calace, segretario generale Federfarma che ha ricordato che «le attività svolte in farmacia sono fondamentali per il cittadino e la farmacia dei servizi, oggi, è in grado di svolgere una serie di prestazioni che tutelano la salute del cittadino e che rendono efficace la presa in carico territoriale del paziente».

Ospedale e territorio: una sfida di interconnessione

Il senatore Ignazio Zullo ha ribadito l’urgenza di una “presa in cura” che guardi sia ai bisogni sanitari che a quelli sociali, specializzando gli ospedali per l’alta complessità e lasciando al territorio la cronicità. Ma, come emerso dal dibattito, la riuscita di questo disegno dipenderà dalla capacità del Governo di trasformare le linee guida in decreti attuativi solidi, capaci di integrare medici e farmacisti in un unico modello operativo.

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