Cosa intendono gli italiani oggi quando parlano di “salute”? Secondo l’indagine «Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani», realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia, la visione puramente “efficientista” (stare bene per poter lavorare) sta lasciando il passo a una concezione olistica.

Per il 31,3% della popolazione, infatti, la salute coincide con l’equilibrio psicofisico, una percentuale che balza al 44% tra i giovani.

Nonostante questa crescente sensibilità, il rapporto presentato a Roma lo scorso 21 gennaio, evidenzia un paradosso culturale: il 62,8% degli italiani tende ancora a separare nettamente le malattie del cervello (neurologiche), percepite come “organiche” e meno soggette a stigma, dalle malattie della mente (psichiatriche), ancora fortemente segnate da vergogna e discriminazione (67,9%).

Il disagio giovanile e il “peso” della salute mentale

I dati Istat citati nel rapporto confermano un trend preoccupante post-pandemia: il disagio psicologico grave è in aumento tra gli adolescenti (dal 13,1% al 16%) e nella fascia 18-34 anni (dal 17,5% al 19,5%). Questa pressione si riflette nelle preoccupazioni quotidiane: il 29,4% degli italiani dichiara di pensare ogni giorno alla propria salute mentale.

L’esperienza con il disagio psichico è ormai una realtà di massa: il 74,1% del campione ha avuto esperienze dirette o indirette, con il 34,2% che ha affrontato problemi in prima persona.

SSN sotto esame: prevenzione e accesso alle cure ancora insufficiente

Il giudizio dei cittadini sulla capacità di risposta del Sistema Sanitario Nazionale è tuttavia severo. La percezione di inefficacia del SSN riguarda:

  • Disturbi psichiatrici: 65,6% di valutazioni negative.
  • Disturbi del neurosviluppo: 58,2% di valutazioni negative.
  • Disturbi neurologici: 56,9% di valutazioni negative.

Questa sfiducia si traduce in un massiccio ricorso al privato: il 59% di chi ha avuto problemi di salute mentale ha dovuto rivolgersi a servizi a pagamento, spesso a causa delle difficoltà di accesso alle strutture pubbliche (lamentate dal 42,4% degli interessati).

La ricetta per il futuro: prevenzione sociale e prossimità

L’indagine non si limita a fotografare il disagio, ma indica una via d’uscita condivisa dal 90,3% degli italiani: intervenire precocemente è possibile e necessario. Le strategie di prevenzione ritenute più efficaci superano l’ambito puramente clinico per abbracciare la quotidianità:

  1. Scuola e Lavoro: il 48,6% chiede la promozione del benessere psicologico nelle scuole e il 46,8% un sostegno nei luoghi di lavoro.
  2. Screening e Servizi: il 44% punta sul rilevamento precoce – ambito quest’ultimo rispetto al quale la farmacia rappresenta un presidio cruciale grazie alla propria capillarità e al rapporto di fiducia che lega il cittadino al farmacista – e il 43,2% richiede il potenziamento dei servizi dedicati.
  3. Stili di vita e Relazioni: il 64,5% riconosce l’importanza di abitudini sane e il 52,2% il valore delle relazioni sociali positive.

Verso una visione integrata: “One Brain”

La sfida per il futuro, come sottolineato da numerosi relatori intervenuti, è superare la dicotomia tra mente e cervello. Riconoscere che queste dimensioni sono inscindibili è il primo passo per contrastare lo stigma e sostenere politiche sanitarie realmente centrate sulla persona.

Per i professionisti della salute e le istituzioni, il messaggio è chiaro: la salute mentale non è più un ambito “di nicchia”, ma una componente strategica del benessere collettivo che richiede investimenti strutturali e una presenza capillare nei luoghi di vita dei cittadini.

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