La tensione nelle farmacie private italiane ha raggiunto il punto di rottura. Il prossimo 13 aprile 2026, oltre 76 mila lavoratrici e lavoratori del settore incroceranno le braccia per l’intera giornata.
La proclamazione dello sciopero nazionale, annunciata dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, arriva come risposta diretta allo stallo delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, scaduto il 31 agosto 2024.
Si tratta della seconda grande mobilitazione in meno di sei mesi, dopo quella dello scorso 6 novembre, a testimonianza di una distanza tra le parti che gli incontri di inizio febbraio non sono riusciti a colmare.
Le ragioni del conflitto: salario e valorizzazione
Il cuore della protesta risiede nell’insufficienza della proposta economica avanzata da Federfarma. Nonostante le recenti aperture dell’associazione datoriale, le sigle sindacali considerano le cifre messe sul tavolo del tutto inadeguate rispetto a due driver fondamentali:
1. L’erosione del potere d’acquisto: l’inflazione dell’ultimo biennio ha pesantemente penalizzato i salari reali degli addetti, e i sindacati chiedono un recupero che non sia solo simbolico.
2. L’evoluzione del ruolo professionale: la farmacia si è trasformata in un centro polifunzionale di servizi (screening, telemedicina, vaccinazioni). I collaboratori lamentano che a questo incremento di responsabilità e competenze tecniche non corrisponda un adeguamento contrattuale e salariale coerente.
Chi aderisce e le modalità della protesta
Lo sciopero riguarderà tutto il personale dipendente delle farmacie private a livello nazionale: farmacisti collaboratori, ma anche magazzinieri, addetti alle vendite e personale amministrativo per l’intera giornata del 13 aprile.

Come previsto dalla legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, saranno comunque garantiti i presidi minimi e le farmacie di turno, per non interrompere la continuità dell’assistenza farmaceutica ai cittadini.
Lo stallo delle trattative
La decisione di tornare in piazza è maturata dopo i tavoli del 4 e dell’11 febbraio. Nonostante alcuni timidi avanzamenti, il giudizio dei sindacati rimane severo: “Servono risorse adeguate e rispetto per il lavoro”, si legge nella nota unitaria.
La piattaforma sindacale punta non solo al salario, ma alla dignità professionale. Il paradosso evidenziato dai lavoratori è che, mentre la “Farmacia dei Servizi” viene celebrata come pilastro del nuovo SSN, chi vi opera quotidianamente si trova con un contratto che non ne riconosce pienamente il valore aggiunto.
Cosa succederà nelle prossime settimane
La data del 13 aprile non è casuale, ma rispetta i tempi tecnici e normativi previsti per il settore. Nelle settimane che precedono la mobilitazione, Filcams, Fisascat e Uiltucs promuoveranno un fitto calendario di assemblee territoriali.
L’obiettivo è duplice: informare capillarmente i lavoratori sull’andamento del negoziato e compattare la base per dare un segnale forte alla parte datoriale.
Per le farmacie private, il rischio è quello di affrontare una giornata di pesanti disagi operativi, in un clima di incertezza che grava su un settore già provato dalle trasformazioni del mercato e della governance del farmaco. Il rinnovo, concludono i sindacati, “non è più rinviabile”.


