Troppi farmaci nelle acque dei fiumi

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Le acque di scarico contengono troppi medicamenti che raggiungono fiumi, laghi e mari. La concentrazione di sostanze farmacologiche nelle acque del pianeta ha così raggiunto livelli critici tali da mettere in pericolo la salute e la vita umana.

Questi i risultati di uno studio svolto da un gruppo di ricercatori dell’University di Nijmegen in Olanda. Gli scienziati hanno costruito e sviluppato un modello che consente di valutare le concentrazioni di sostanze chimiche farmacologicamente attive nelle acque dolci. Lo scopo finale dell’indagine scientifica era quello di ottenere elementi predittivi per poter determinare l’evoluzione futura dell’inquinamento da farmaci nelle acque dolci e di conseguenza anche nei mari e negli oceani.

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Il rischio futuro derivante dall’inquinamento da farmaci è ancora più serio di quanto ritenuto dai ricercatori olandesi

Alte le concentrazioni di residui medicinali

I risultati dello studio, focalizzato in particolare su un antibiotico (ciprofloxacina) e su un farmaco antiepilettico (carbamazepina), sono stati pubblicati dalla rivista Environmental Research Letters e non sono particolarmente positivi. Le concentrazioni di residui medicinali, nel periodo tra il 2005 e il 2015, sono infatti risultate superiori di ben 20-30 volte rispetto a quelle registrate in precedenza. Particolarmente allarmante appare la situazione dell’antibiotico: 223 ecosistemi sui 449 analizzati contengono infatti quantità elevate e pericolose di ciprofloxacina.

Le dichiarazioni

Il prof, Rik Oldenkamp, autore dello studio, ha affermato: “Le concentrazioni di questo antibiotico possono essere dannose per i batteri nell’acqua, e questi batteri a loro volta svolgono un ruolo importante in vari cicli di nutrienti”. Inoltre queste sostanze battericide possono produrre anche “un impatto negativo sull’efficacia delle colonie di batteri utilizzate nel trattamento delle acque reflue”. Le fonti principali di questo inquinamento da farmaci sono le reti fognarie urbane mal tenute e poco controllate e il riversamento nei fiumi di farmaci usati negli allevamenti di bestiame e trasportati dall’acqua piovana fino ai corsi d’acqua dolce.

Questa elevata concentrazione di antibiotici, inoltre, favorisce e aggrava ulteriormente il fenomeno della resistenza batterica, molto pericolosa per la salute. “C’è poca consapevolezza del ruolo dell’ambiente in questo problema, anche se diventa sempre più chiaro che l’ambiente funziona come una fonte di resistenza per vari patogeni”, ha dichiarato ancora Oldenkamp.

Differenze di controllo tra i Paesi

Lo studio ha anche messo in evidenza la differente situazione presente nel mondo attualmente. L’Europa e altri paesi sviluppati si sono infatti dotati di mezzi per il controllo delle acque e per la loro purificazione e possono godere anche di una pianificazione in questo senso per il futuro. La stessa cosa non accade però in altre zone del pianeta.

“Il nostro modello prevede un rischio ambientale relativamente elevato per le eco-regioni in aree densamente popolate e secche come il Medio Oriente, tuttavia quelle sono proprio le aree in cui ci sono pochi dati sull’uso farmaceutico e le concentrazioni nelle acque di superficie”, ha concluso Oldenkamp.

Un esame di confronto tra i risultati dello studio e i campioni d’acqua prelevati come controllo da quattro fiumi ha fornito dati che indicano come il rischio futuro derivante dall’inquinamento da farmaci sia ancora più serio di quanto ritenuto dai ricercatori olandesi.

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