Il mondo dell’oncologia lo sa: c’è dolore e dolore. E i farmaci oppiacei, in questo senso, rappresentano una risorsa preziosa: a patto, però, che il loro utilizzo sia efficace e sicuro. È per questo che il nuovo sistema elettronico di sicurezza integrato nello spray nasale per l’erogazione del Fentanyl sviluppato dall’Istituto Gentili rappresenta l’alba di una vera e propria rivoluzione terapeutica.
Una panoramica
Pochi numeri bastano per spiegare la portata di quest’innovazione tecnologica. Quasi un paziente oncologico su due (44%) è costretto a convivere una forma di dolore e, di questi, il 31% lo sperimenta in un’intensità che va da moderata a severa.
Tutte le fasi della malattia oncologica devono fare i conti con la presenza del dolore: esso può essere direttamente legato al tumore (parliamo del 70% dei casi) oppure connesso ai trattamenti ricevuti (20%).

Non solo: il 70% dei pazienti, infatti, è costretto a vedersela anche con il cosiddetto breakthrough cancer pain (BTcP). Si tratta di una forma episodica di dolore intenso che si contraddistingue per crisi brevi ma improvvise che finiscono tuttavia per sovrapporsi al dolore di base anche quando questo è ben controllato con la terapia farmacologica.
Il dolore non si manifesta solo in quasi tutte le fasi della malattia, ma può anche persistere una volta raggiunta la guarigione (47% dei casi), minando in maniera importante la qualità della vita e, di conseguenza, anche l’aderenza alle successive terapie antitumorali.
Origine e conseguenze del dolore
Ma da dove si origina questo dolore? Nel 70% dei casi è riconducibile al tumore. La massa, infatti, può invadere tessuti e strutture arrivando a innescare processi infiammatori oppure anche a comprimere organi vitali provocando sensazioni di dolore di varia natura.
Nel 20% dei casi, invece, il dolore dipende dai trattamenti oncologici somministrati, che possono essere collegati alla fase immediatamente post-operatoria come agli effetti delle chemio e delle radioterapie.
A prescindere dalla sua natura, il dolore oncologico porta con sé delle conseguenze estremamente limitanti per i pazienti. Insinuandosi negli aspetti più intimi della vita di un individuo, può compromettere seriamente la capacità di svolgere attività quotidiane e anche lavorative.

Non a caso, il dolore cronico spesso è associato a forme di depressione, ansia e stress oltre a una scarsa aderenza alle terapie oncologiche, i cui effetti diventano davvero difficili da sopportare.
La legge 38
Di fronte a un quadro così delicato e urgente, l’Italia non è rimasta a guardare e nel 2010 è stata tra i primi paesi in Europa a normare il diritto per ogni cittadino di accedere alla terapia del dolore. La Legge 38, istituita il 15 marzo, garantisce l’accesso alla TDL o alle cure palliative in tutti gli ambiti assistenziali, in ogni fase della vita e per qualunque patologia.
In questo contesto, fondamentali sono le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevede l’uso di
- Fans e paracetamolo nel caso di dolore lieve
- Oppioidi deboli per il dolore lieve-moderato
- Oppioidi forti per il dolore moderato-severo
Il Fentanyl rientra nella terza categoria e, secondo le linee guida dell’Associazione Italiana Oncologia Medica, è raccomandato in formulazione transdermica al posto di quella orale per i pazienti con difficoltà a deglutire e in formato transmucosale nel controllo del dolore episodico intenso.
Perché il Fentanyl
I farmaci oppiacei sono farmaci di prima linea nel trattamento del dolore oncologico grazie all’elevata efficacia analgesica. Agendo sui recettori mu oppioidi inibiscono la trasmissione degli stimoli dolorosi.
«Il Fentanyl ha una potenza analgesica circa 100 volte superiore alla morfina ed è efficace e sicuro nelle diverse tipologie di dolore associate al cancro – spiega Diego Fornasari, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Milano e presidente AISD (Associazione Italiana per lo Studio del Dolore) -. Grazie alla sua liposolubilità, che gli permette di attraversare facilmente le membrane cellulari, può essere somministrato per via transdermica o transmucosale, inclusa quella nasale, particolarmente indicata nel dolore episodico intenso. L’innovazione dei dispositivi consente oggi di rafforzare ulteriormente i livelli di sicurezza».
La peculiarità dello spray nasale è che consente al Fentanyl di entrare rapidamente in circolo, con una velocità d’azione paragonabile alla somministrazione endovenosa, e che viene metabolizzato in fretta senza accumularsi in circolo.

Il rischio, legato a questo farmaco e a questa somministrazione, è l’erogazione ravvicinata di più dosi di Fentanyl oltre all’uso improprio o addirittura all’abuso, che in diverse parti del mondo (specialmente gli Stati Uniti) rappresenta da anni una vera e propria piaga sociale.
Gli effetti del nuovo dispositivo
Presentato durante una conferenza stampa a Milano, DoseGuard è un sistema elettronico di sicurezza e controllo della dose e viene integrato direttamente negli spray nasali. In particolare, il nuovo sistema è dotato di:
- un sistema di blocco elettronico tra le dosi che, di fatto, minimizza il rischio di sovradosaggio accidentale, uso sbagliato o abuso
- un contatore elettronico che mostra il numero di dosi rimanenti
- un sistema di chiusura a prova di bambino

Il dispositivo sviluppato dall’Istituto Gentili si inserisce in un quadro delicato, in cui i farmaci oppiodi devono fare i conti – ancora – con lo stigma ad esso collegato, che può comprometterne l’uso appropriato contro il dolore.
Può succedere, infatti, che alcuni pazienti, viziati dall’idea – errata – che questi siano più sostanze pericolose che farmaci necessari, potrebbero rifiutarli o guardarli con sospetto. Allo stesso modo, medici e oncologi potrebbero subire il timore di innescare una dipendenza o di “replicare” la crisi statunitense finendo per sviluppare riluttanza nella loro prescrizione.
Un circolo vizioso che potrebbe portare a una sottoprescrizione, soprattutto nel dolore cronico non oncologico.


