La nuova campagna istituzionale del Ministero della Salute dal titolo “Uno screening può salvarti la vita!” punta a invertire il trend di adesione agli screening oncologici, ancora troppo eterogeneo sul territorio nazionale e con risultati ancora lontani dall’ottimale.

La partecipazione allo screening colorettale, infatti, si attesta intorno al 33,3%, restando a valori inferiori al raccomandato 50%, con differenze significative tra le diverse aree del Paese. Per quanto riguarda lo screening per il tumore della mammella e della cervice uterina, i livelli di copertura raggiungono circa il 50% della popolazione target, con perduranti gap territoriali.

L’obiettivo della nuova campagna Ministeriale, che vede Nancy Brilli come testimonial, è duplice: informare i cittadini sui propri diritti (gratuità e assenza di impegnativa) e scardinare i bias cognitivi — come la paura dell’esito o la sottovalutazione del rischio — che spesso portano a ignorare gli inviti delle autorità sanitarie.

I tre percorsi di screening gratuiti previsti dal SSN riguardano:

  • Screening mammografico: rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni (con estensione in alcune regioni dai 45 ai 74 anni);
  • Screening cervico-vaginale: per le donne tra i 25 e i 64 anni (Pap-test o DNA HPV test);
  • Screening del colon-retto: per uomini e donne tra i 50 e i 69 anni.

La Farmacia primo “front office” della prevenzione

In questo scenario, la farmacia non è solo un luogo di dispensazione, ma un centro di orientamento sanitario. Per lo screening del colon-retto, in particolare, la collaborazione tra farmacie e ASL è già una realtà consolidata in molte regioni: la distribuzione e il ritiro dei kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) presso le croci verdi hanno dimostrato di incrementare significativamente l’aderenza rispetto alla gestione centralizzata negli ospedali.

Il farmacista, in qualità di professionista della salute più prossimo al cittadino, riveste un ruolo determinante nel:

  1. Verificare il target: ricordare al paziente che rientra nelle fasce d’età previste l’importanza del controllo;
  2. Spiegare la procedura: rassicurare sulla semplicità e non invasività dei test di screening;
  3. Supportare la prenotazione: in molte realtà locali, i sistemi gestionali della farmacia consentono già di supportare l’utente nella prenotazione o nel cambio appuntamento per le visite programmate.

L’importanza della diagnosi precoce

I dati epidemiologici confermano che l’individuazione di un tumore in fase iniziale aumenta drasticamente le probabilità di successo terapeutico e riduce l’invasività dei trattamenti. La campagna ministeriale sottolinea come lo screening non sia una “ricerca della malattia”, ma uno strumento per identificare lesioni pre-cancerose prima ancora che diventino sintomatiche.

Per la farmacia di comunità, aderire e promuovere attivamente questa campagna significa riaffermare la propria natura di presidio sanitario integrato nel territorio, capace di generare valore per la salute pubblica attraverso la prevenzione attiva e la sensibilizzazione costante.

 

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