Come ogni anno l’inverno porta con sé le cosiddette “malattie stagionali”, ossia quelle che si diffondono maggiormente proprio quando le temperature si abbassano. Il Covid-19 non è tra queste, poiché ha una circolazione indipendente dalla temperatura ambientale, con cicli circa semestrali, e si manifesta quindi anche in autunno, primavera ed estate, come i farmacisti hanno senz’altro notato.

«A oggi, sono stati individuati 262 tipi e sottotipi di virus respiratori oltre all’influenza – spiega Fabrizio Pregliasco, virologo e docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università degli Studi di Milano, Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it – Di solito tutti questi virus “cugini” determinano forme meno intense, meno pesanti dal punto di vista dei sintomi, ma che possono comunque creare problemi. I virus parainfluenzali si possono distinguere dalla vera influenza poiché quest’ultima si manifesta con un rialzo brusco della temperatura, con febbre oltre i 38°C, almeno un sintomo generale (dolori muscolari-articolari) e almeno un sintomo respiratorio»

Il picco dell’influenza, secondo il virologo, di solito si manifesta tra dicembre e gennaio. «I rhinovirus sono i virus che disturbano meno, responsabili del semplice raffreddore. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) e i metapneumovirus rappresentano i più pesanti dal punto di vista clinico in adulti e bambini, insieme all’influenza» aggiunge.

Antigeni e anticorpi
Emoagglutinina permette l’assorbimento delle particelle virali sulla membrana delle cellule in cui avverrà successivamente la replicazione
Anticorpi anti-emoagglutinina impediscono al virus di aggredire le cellule dell’apparato respiratorio e quindi di moltiplicarsi
Neuraminidasi favorisce il distacco delle particelle virali neoformate dalla membrana cellulare
Anticorpi anti-neuraminidasi Limitano l’infezione da cellula a cellula

 

Una carta d’identità


I virus influenzali fanno parte della famiglia degli orthomyxoviridae, genere orthomyxovirus. Sono sferici e le loro dimensioni si aggirano intorno agli 80-120 nanometri di diametro. La superficie esterna appare “spinosa”.

Queste sottili protuberanze si chiamano “spikes” (chiodi o spine) e sono strutture fondamentali per la risposta dell’organismo al virus, per l’attività dei farmaci e per la messa a punto dei vaccini. Al loro interno, infatti, si trovano i cosiddetti antigeni di superficie, ovvero le emoagglutinine (contraddistinte dalla sigla H) e le neuraminidasi (contrassegnate con la lettera N) (vedi tabella).

Sono noti tre tipi di virus influenzale “classici”, che differiscono proprio in base alle proteine di superficie: il virus di tipo A e il virus di tipo B, responsabili delle epidemie influenzali, e il virus C, che talvolta dà origine a un’infezione asintomatica o simile al raffreddore, di minore rilievo epidemiologico per l’uomo.

La struttura interna del virus è caratterizzata dal patrimonio genetico: l’acido ribonucleico (RNA) virale comprende 8 frammenti distinti per i virus di tipo A e B e solo 7 per il tipo C. Queste tre lettere rappresentano le caratteristiche degli antigeni del virus. I virus di tipo B e C hanno come unico serbatoio l’essere umano, mentre quelli di tipo A possono infettare diverse specie animali come i suini, gli equini, gli uccelli, il pollame e perfino i mammiferi marini.

Classificazione dei virus influenzali
Tipo A serbatoio uomo e animali (uccelli, equini, suini, mammiferi marini…)
ha numerosi sottotipi (H1-15; N1-9) e varianti minori (ceppi)
Tipo B serbatoio: esclusivamente umano
non ha alcun sottotipo, solo varianti minori (ceppi)
Tipo C serbatoio: umano
nessun sottotipo

 

Sintomi e diagnosi
Febbre elevata circa 3 giorni, con brividi, dolori ossei e muscolari, mal didi testa, grave malessere generale, mal di gola, raffreddore e tosse non catarrale
Nei lattanti la febbre può non manifestarsi ma possono comparire vomito e diarrea
Negli anziani >75 anni la febbre può rimanere bassa, l’insorgenza dei disturbi è graduale e comporta soprattutto debolezza e dolori articolari
La diagnosi si basa comunemente sui sintomi clinici (tracheo-bronchite con secrezioni nasali, tosse, febbre) con possibili quadri di polmonite grave
La conferma certa l’unica conferma certa può essere fatta isolando nel paziente il virus influenzale

 

Modalità di trasmissione

Le principali modalità di trasmissione dei virus influenzali sono il contatto diretto con altre persone infette attraverso la saliva e il muco delle vie respiratorie che possono penetrare nell’organismo attraverso le mucose di bocca, occhi e naso, e la via aerea.

Si è contagiosi, infatti, dal momento del contagio fino a 3-4 giorni successivi alla comparsa dei primi sintomi, che si manifestano a distanza di 1-4 giorni dall’infezione stessa. Questo significa che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente sane, che hanno già contratto l’infezione ma nelle quali non si sono ancora manifestati i sintomi.

È la ragione per cui partono le epidemie e si diffondono rapidamente in ambienti affollati, dove non si possono mantenere distanze adeguate dai vicini.

Antigenic drift e antigenic shift

La caratteristica peculiare dei virus influenzali è l’instabilità genetica che spiega come mai ogni anno sia necessario mettere a punto un nuovo vaccino aggiornato. Esistono due tipi di mutazione. L’antigenic drift o deriva antigenica, riguarda tutti i tipi e sottotipi influenzali ed è caratterizzata da una o più mutazioni puntiformi.

L’antigenic shift (spostamento antigenico), invece, è proprio dei virus del tipo A e corrisponde a un riassortimento genetico tra virus umani o tra virus umani e animali. Può essere causa di trasmissione inter-specie o della comparsa sullo scenario epidemiologico di un virus che era circolato in passato.

ARI (Acute respiratory Illness) raffreddore (rinite), rino-faringite, tonsillite, laringo-tracheite, tracheite, bronchite acuta
ILI (Influenza-like Illness) a insorgenza improvvisa con febbre >38 ° C con almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal didi gola, sintomi nasali) e almeno un sintomo fisico sistemico (mal didi testa, malessere, mialgia, brividi, prostrazione)

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