I farmacisti dei servizi farmaceutici territoriali del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) entrano a pieno titolo nelle équipe multiprofessionali delle Case di Comunità, con un ruolo specifico nella gestione delle terapie farmacologiche, nella riconciliazione dei farmaci, nell’appropriatezza prescrittiva e nel monitoraggio dell’aderenza terapeutica. E, quando il percorso assistenziale lo richiede, anche le farmacie di comunità vengono chiamate a collaborare con le Case di Comunità, per garantire continuità assistenziale e prossimità.

È questo uno degli aspetti di maggiore interesse per la professione, contenuti nelle nuove Linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case di Comunità, pubblicate dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

Il documento, che rappresenta la versione definitiva delle Linee presentate in consultazione pubblica nei mesi scorsi, non introduce nuovi obblighi normativi ma offre un riferimento operativo per accompagnare l’attuazione del DM 77/2022, il decreto che ha ridisegnato l’assistenza territoriale finanziata dal PNRR. L’obiettivo è trasformare il lavoro nelle Case di Comunità da semplice coesistenza di professionisti a modello realmente integrato, nel quale competenze diverse condividano responsabilità, decisioni e percorsi assistenziali.

«Le Linee di indirizzo – ha dichiarato Angelo Tanese, Direttore Generale di Agenas – rappresentano un tassello di una strategia più ampia con cui Agenas accompagna le Regioni nella trasformazione del SSN. Il nostro compito è fare in modo che le riforme si traducano in modelli organizzativi concreti, capaci di migliorare la qualità dell’assistenza e la vita delle persone. Lo sviluppo delle Case di Comunità previsto dal DM 77, gli investimenti del PNRR, il governo delle liste di attesa e il rafforzamento dell’assistenza territoriale non sono interventi distinti, ma parti di un unico percorso di innovazione del SSN. Una sanità più connessa, che mette a sistema dati, competenze e organizzazione per sostenere le decisioni, integrare i percorsi di cura e offrire ai cittadini servizi sempre più efficaci e vicini ai loro bisogni. In questa prospettiva, Agenas rappresenta il punto di raccordo tra gli indirizzi nazionali e la loro attuazione sui territori, affiancando le Regioni con strumenti, conoscenze e supporto tecnico affinché il cambiamento avviato con il PNRR produca risultati stabili e duraturi per il SSN».

Due livelli di équipe

Il modello delineato da Agenas è costruito su una struttura “a geometria variabile”. Accanto a un’équipe di base, composta stabilmente da medico di assistenza primaria o pediatra di libera scelta, infermiere, assistente sociale e personale amministrativo, è prevista un’équipe allargata, attivata in funzione della complessità clinica e sociale del paziente.

In questo secondo livello trovano posto gli specialisti ambulatoriali, il medico di medicina di comunità, l’infermiere di famiglia e comunità, i professionisti della riabilitazione, quelli della salute mentale, le cure domiciliari e palliative, i dietisti, le ostetriche e il farmacista del SSN specializzato nei servizi territoriali. L’impostazione riprende quanto già previsto dal DM 77. Le Linee ne precisano, però, per la prima volta, modalità operative e funzioni concrete.

Il farmacista del SSN: terapie complesse e sicurezza dei farmaci

Tra i componenti dell’équipe allargata il documento attribuisce al farmacista territoriale competenze ben definite. Il suo coinvolgimento è previsto in particolare per pazienti con politerapie o trattamenti farmacologici complessi, dove è chiamato a contribuire alla gestione della terapia, all’appropriatezza prescrittiva e al miglioramento dell’aderenza.

Nel riquadro dedicato ai ruoli professionali, Agenas specifica inoltre che il farmacista svolge una funzione di supporto attivo all’équipe per promuovere un uso appropriato, sicuro ed efficace dei medicinali. Rientrano tra le sue attività la riconciliazione farmacologica nei passaggi tra diversi setting assistenziali, il monitoraggio dell’aderenza terapeutica, la prevenzione delle interazioni e degli eventi avversi, oltre all’educazione sanitaria e al counseling rivolto sia al paziente sia ai caregiver, con l’obiettivo di rafforzarne l’autonomia nella gestione delle terapie.

Lavoro condiviso e leadership diffusa

Le Linee insistono sul superamento del modello tradizionale, basato sull’intervento separato di ciascun professionista. La presa in carico deve invece svilupparsi attraverso un lavoro “in parallelo” e “intrecciato”, con la condivisione delle informazioni cliniche e delle decisioni lungo tutto il percorso assistenziale.

Anche la leadership cambia impostazione. Accanto alla direzione organizzativa affidata al Distretto e ai responsabili delle Case di Comunità, Agenas propone una leadership orizzontale dell’équipe, distribuita tra i professionisti in funzione delle competenze richieste dal singolo caso. Nelle situazioni più complesse è possibile individuare un case manager, che può essere un medico, un infermiere, un assistente sociale oppure, in condizioni particolari, un altro professionista sanitario designato dall’équipe.

Il legame con le farmacie del territorio

Pur essendo dedicato soprattutto all’organizzazione interna delle Case di Comunità, il documento sottolinea la necessità di costruire reti operative con gli altri servizi sanitari e sociali del territorio. Tra le esperienze riportate nelle appendici compare una case history dedicata alla Casa di Comunità di Bondeno (Ferrara), caratterizzate da una rete di prossimità che coinvolge esplicitamente anche le farmacie territoriali. Queste ultime collaborano con la struttura per attività di orientamento dei cittadini, presa in carico e continuità assistenziale, all’interno di un modello che mette in relazione professionisti sanitari, enti locali, associazioni e servizi della comunità.

L’esempio conferma una delle indicazioni chiave delle Linee: la Casa di Comunità non è concepita come una struttura isolata, bensì come il nodo di una rete territoriale nella quale possono trovare spazio anche le farmacie convenzionate, in raccordo con i servizi del SSN.

Un modello da adattare ai territori

Le Linee di indirizzo sono il risultato del lavoro di un gruppo multidisciplinare di esperti e di una consultazione pubblica che ha raccolto oltre 760 contributi da professionisti, cittadini, società scientifiche ed enti. Le indicazioni non hanno carattere cogente e dovranno essere adattate dalle Regioni e dalle aziende sanitarie ai rispettivi modelli organizzativi.

L’obiettivo dichiarato da Agenas è accompagnare la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR, fornendo alle Regioni uno schema condiviso per organizzare il lavoro delle équipe, definire responsabilità, strumenti di collaborazione e sistemi di monitoraggio. Per la professione farmaceutica il documento rappresenta soprattutto un ulteriore riconoscimento del ruolo clinico del farmacista territoriale all’interno dei percorsi di presa in carico della cronicità e della fragilità, nonché della funzione di raccordo che le farmacie di comunità possono svolgere nella rete dei servizi di prossimità.

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