Aumento della spesa complessiva di quasi 7 miliardi di euro, correlata a acquisti diretti di ospedali e Asl, stabile la spesa della convenzionata. Emissione di ricette in diminuzione e incremento di dosi dispensate. Variazione della compartecipazione dei cittadini alla spesa farmaceutica, con un peso crescente della quota pagata per scegliere farmaci con prezzo superiore a quello di riferimento.
Sono le evoluzioni subite nell’arco di dieci anni, monitorate da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) tra il 2015-2025 che stanno e hanno disegnato un nuovo volto della farmaceutica italiana.
Cos’è cambiato
Nell’ultimo decennio si è assistito a un sensibile aumento della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale e a un cambiamento delle modalità di acquisto ed erogazione dei medicinali. Nel 2015 il peso maggiore della spesa farmaceutica verteva su territorio e convenzionata a fronte di uno spostamento progressivo verso acquisti diretti da parte di ospedali e aziende sanitarie, giustificato dall’introduzione di terapie innovative, farmaci biologici, oncologici e medicinali ad alta specializzazione.
Ciò ha inciso anche sui costi, passati da circa 18 miliardi di euro del 2015, risultante dalla somma della spesa territoriale (12,666 miliardi) e della spesa ospedaliera (5,353 miliardi), entrambe considerate al netto dei payback e dei fondi per l’innovazione, agli attuali 24,965 miliardi di euro, all’incirca 7 miliardi in più: quasi il 39% in dieci anni.
Il motore della crescita sono (stati), come detto, gli acquisti diretti da parte di strutture pubbliche, con un sensibile incremento in dieci anni. Nel 2015 la distribuzione diretta e per conto dei farmaci di fascia A, insieme alla spesa ospedaliera, valeva complessivamente circa 9,8 miliardi di euro, oggi siamo a 16,259 miliardi, con una crescita superiore ai 6,4 miliardi e un incremento di oltre il 66% nel 2025.
Trend che indica anche come oggi siano dominanti trattamenti con farmaci ad alta complessità, spesso somministrati in ospedale o distribuiti direttamente dalle strutture del Servizio sanitario nazionale. Non ha subito invece importanti scosse, invece, la convenzionata che resta stabile con una spesa netta di 8,477 miliardi di euro nel 2015, salita lievemente a 8,515 miliardi, +38 milioni di euro nel 2025, pari a circa lo 0,5% nell’intero decennio. Cifra che depurata dall’inflazione, equivale a una riduzione della spesa reale, a fronte della spesa lorda addirittura diminuita da 10,863 miliardi del 2015 a 10,514 miliardi del 2025, sebbene il confronto possa risentire del nuovo sistema di remunerazione delle farmacie introdotto dal marzo 2024.
Gli aspetti del cambiamento più rilevanti
Si è assistito negli anni a un importante sfondamento del tetto degli acquisti diretti: nel 2015 la spesa farmaceutica ospedaliera superava il tetto del 3,5% del Fondo sanitario nazionale (FSN) con uno sfondamento di 1,535 miliardi di euro, raggiungendo un’incidenza del 4,91% sul Fondo sanitario, mentre ad oggi gli acquisti diretti, al netto dei gas medicinali, hanno raggiunto l’11,82% del FSN rispetto a un tetto fissato all’8,30%, corrispondenti a uno sfondamento di quasi 5 miliardi (4,767) di euro, pari a un aumento del disavanzo di oltre 3,2 miliardi rispetto al 2015.
Diversa la convenzionata che nel 2025 ha registrato il 6,43% del Fondo sanitario, sotto il tetto del 6,80%, quindi con un avanzo di circa 498 milioni di euro. Sul fronte dei consumi, alcuni dei principali cambiamenti hanno riguardato l’emissione di ricette dalle farmacie convenzionate: nel 2015 erano 596 milioni calate a 575,7 milioni nel 2025, con una riduzione di oltre 20 milioni di prescrizioni, pari al 3,4%. Dato che tuttavia non va letto come minor utilizzo dei medicinali, tutt’altro. Già nel 2015 le dosi definite giornaliere (DDD) registravano un aumento del 7,6% rispetto all’anno precedente, ancora in crescita nel 2025 in cui le DDD hanno subito un aumento dello 0,7% rispetto al 2024, a causa prevalentemente di trattamenti più lunghi e maggiore intensità terapeutica.
Sul fronte dei cittadini
Resta invece sostanzialmente stabile la compartecipazione complessiva del cittadino, pari a 1,521 miliardi di euro nel 2015 e leggermente salita a 1,524 miliardi nel 2025. Mentre è sensibilmente mutata la composizione della spesa: nel 2015 la quota pagata dai cittadini come differenza tra prezzo del medicinale e prezzo di riferimento ammontava a circa 1,005 miliardi, a fronte del ticket fisso regionale che valeva 516 milioni, oggi calati rispettivamente a 1,044 miliardi e 481 milioni. Ciò è dovuto alla progressiva abolizione del ticket fisso in numerose Regioni, al maggiore ricorso a medicinali con prezzo superiore a quello di riferimento, la cui differenza continua a essere sostenuta direttamente dai cittadini.


