Nello Martini: è auspicabile una nuova governance farmaceutica  

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Cosa c’è e cosa manca nel DDL di Bilancio 2018 sulla governance farmaceutica? Sono giorni decisivi in ambito sanitario e con l’approdo in Parlamento del disegno di legge di Bilancio è praticamente suonato il gong dell’ultimo giro per questa legislatura parlamentare. Per cercare di capire dove spirerà il vento rispetto alle politiche del farmaco abbiamo chiesto a Nello Martini, direttore generale di Drugs&Health, ma soprattutto colui che in molti definiscono il “fondatore” dell’Agenzia Italiana del Farmaco, di provare a dare un’occhiata alla sua bussola e indirizzarci verso un porto sicuro.

Intervista a Nello Martini, direttore generale di Drugs&Health

Farmaci innovativi, governance farmaceutica, rinegoziazione dei prontuari e payback. Cosa c’è e cosa manca nel DDL di Bilancio 2018?

«Partiamo dal ripiano dei tetti. Per il passato, intendo gli anni 2013/2015, difficilmente Ministero e AIFA riusciranno a spuntarla sui ricorsi presentati dalle aziende. Dunque le Regioni non otterranno tutti gli 1.486 milioni di euro inizialmente calcolati, anche perché vi sono stati evidenti errori di calcolo. Spero si arrivi sopra il miliardo, ma i numeri dicono che fino a ora AIFA ne ha incassati 882 e con le transazioni si è saliti a 930. Nella legge di Bilancio è prevista una norma che consenta la conclusione della transazione 2013-2015 entro i primi mesi del 2018. Certo che i primi commenti provenienti dalle audizioni, soprattutto quelle del Servizio Bilancio del Senato e della Corte della Conti, non lasciano presagire un inter semplice per l’approvazione. Vedremo come andrà a finire.

In ogni caso anche se si risolvesse la questione aperta del payback, rimarrebbe la necessità d’introdurre nella Legge di Bilancio 2018 una nuova governance che impedisca gli sforamenti sistematici del tetto di spesa che anche nel 2017 sarà di oltre 1.700 milioni di €: se non si interviene si rischia il default e si prospetta un taglio pesante e lineare dei prezzi che comporterà per l’Italia una riduzione degli investimenti in R&D».

E per 2016 e 2017?

«Purtroppo la rimodulazione dei tetti prevista nella legge di bilancio dell’anno scorso non ha prodotto i risultati sperati. Questo significa che tra lo sforamento 2016 e quello che si può stimare per quest’anno, il “buco” potrebbe essere complessivamente di circa 3,2 miliardi di euro. Considerato che il ripiano è fifty-fifty tra regioni e aziende se non si trova presto una soluzione ci ritroveremo nella stessa condizione di adesso».

Dunque, che fare?

«Semplice, serve una nuova governance. Intanto, se si vuole chiudere sul serio il payback 2016, a fronte della transazione 2013-2015, è necessario modificare i meccanismi di restituzione calcolando la cifra a carico di ciascuna azienda secondo le quote di mercato (market share), modulate per il tasso di incremento, esempio 80 – 20%.

E poi bisogna considerare che già da qualche anno sono entrati sul mercato principi attivi, soprattutto in ambito oncologico e onco-ematologico, che hanno fatto letteralmente schizzare la spesa dell’assistenza ospedaliera. Io considero una fortuna avere più medicinali a disposizione per la cura delle persone, ma la cosa va gestita. Innanzitutto occorre introdurre nella legge di Bilancio una norma di carattere strutturale e sovranegoziale che preveda un meccanismo di riduzione del prezzo (sconto) in rapporto all’aumento dei volumi, dei pazienti trattati e delle estensioni delle indicazioni ottenute. Le aziende, inoltre, devono essere consapevoli che richieste di prezzi superiori rispetto ad alternative già presenti sul mercato sono giustificate solo in caso di una chiara dimostrazione di vantaggi aggiuntivi. In questo ambito si inseriscono i registri di monitoraggio per i quali i risultati devono essere messi a disposizione delle regioni e dei loro professionisti.  Infine i biosimilari. Alcuni sono già stati autorizzati, ma molti altri ne arriveranno. È un’occasione che va ben sfruttata».

Quanto detto finora ha un impatto soprattutto sulla spesa diretta? E riguardo la convenzionata?

«Anche qui c’è molto da fare, ma occorre precisare che almeno in questo caso il tetto di spesa ha retto. Ciò non toglie che è arrivato il momento di fare una revisione del prontuario. Va fatta in modo trasparente e periodica. Inoltre bisogna lavorare per migliorare l’appropriatezza e da questo punto di vista non vedrei male sia la valutazione che la conseguente negoziazione dei medicinali all’interno di quelli che vengono definiti Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (PDTA). Certo ci vuole del tempo per introdurre un tale cambiamento che vede coinvolte in modo integrato praticamente tutte le figure della professione sanitaria, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare per provare ad abbattere le diseguaglianze assistenziali presenti sul nostro territorio e questo mi sembra un buon strumento».

L’intervista completa è disponibile sul fascicolo di novembre di Farmacia News, pag. 6 n. 10, 2017.

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