È stato un weekend di galenica quello svoltosi a Verona, tra opportunità e criticità, aspetti tecnologici e normativi, con il contributo di autorevoli esponenti della professione, delle istituzioni e di ospiti stranieri. Anche un’occasione per interrogarsi sul ruolo del farmacista in una galenica che cambia nell’era digitale.

È questo il filo conduttore emerso dall’ultimo congresso SIFAP andato in scena tra il 18 e il 20 settembre 2026: la tecnologia può evolvere e la rete delle competenze ampliarsi, ma il farmacista, come professionista e come essere umano, deve rimanere al centro del processo.

Il confronto parte dalle Istituzioni

I saluti istituzionali sono stati trasformati dalla presidentePaola Minghetti in una sessione interattiva, con domande rivolte ai rappresentanti della professione e delle istituzioni.

Il dott. Andrea Mandelli ha garantito l’attenzione di FOFI all’evoluzione della normativa della galenica, anche per ottenere una maggior uniformità per quanto attiene alla rimborsabilità dei preparati galenici e per facilitare l’istituzione della DEM, mentre Marco Cossolo, presidente di Federfarma Nazionale, ha posto l’accento sulla necessità di individuare soluzioni che consentano alle farmacie di essere più competitive nell’allestimento, anche attraverso lo strumento della rete.

Il futuro della galenica passa però anche dalla formazione e dalla sua diffusione sul territorio. Nel confronto con i rappresentanti della professione, apprezzamento per il lavoro di SIFAP e del suo importante ruolo è stata riportato sia dal dott. Luigi D’Ambrosio Lettieri che dai dott.ri Eugenio Leopardi e Maurizio Pace. Dal mondo dei giovani, Francesco Ferro Russo, presidente di Fenagifar, ha evidenziato l’interesse per la galenica, frenato però dal numero ancora limitato di farmacie che preparano.

Anche la Farmacopea Europea si sta muovendo per supportare il farmacista preparatore, con gruppi di lavoro dedicati, tra gli altri temi, alle preparazioni pediatriche e alle situazioni di carenza. La dott.ssa Giovanna Scroccaro, direttore del Servizio Farmaceutico della Regione Veneto, ha infine richiamato l’importanza della farmacia dei servizi e della diffusione delle attività galeniche sul territorio.

Dalla personalizzazione all’automazione

Durante la giornata di sabato si è parlato di come le nuove tecnologie possano incontrare il laboratorio galenico, ma sempre in relazione alle competenze del professionista.

Un primo esempio ha riguardato il deblistering, o sconfezionamento, sull’onda del nuovo D.M. firmato l’11 settembre 2026, che regola ufficialmente nelle farmacie italiane lo sconfezionamento e riconfezionamento personalizzato dei farmaci solidi orali in dosi unitarie per singolo paziente. In Italia si tratterà dunque di un “atto galenico” che richiederà valutazioni precise e personale formato.

Un altro esempio concreto è arrivato dai sistemi per il riempimento automatizzato delle capsule. La macchina proposta dosa la polvere, controlla il peso delle singole capsule e consente di rendere il processo più standardizzato, riproducibile e tracciabile.

Ma l’automazione non elimina il ruolo del farmacista. È il professionista a impostare quantità, peso target e tolleranze e, soprattutto, a stabilire perché quella preparazione debba essere realizzata e quali controlli siano necessari.

Lo stesso principio emerge nelle preparazioni sterili. Per i colliri, ad esempio, non è sufficiente disporre di un’attrezzatura adeguata e di camere sterili: servono procedure standardizzate, formazione del personale e controlli adeguati.

La trattazione è poi proseguita entrando nel campo della formulazione “intelligente”. In questo caso si parte dal problema farmaco-terapeutico, non dalla tecnologia: a seconda delle esigenze, l’obiettivo può essere: migliorare la solubilità e la stabilità del principio attivo, favorirne l’assorbimento, prolungarne la permanenza nel sito d’azione o modulare il rilascio della dose.

Si è infine approfondito le esigenze della “formulazione pediatrica ideale”, con particolare attenzione alle preparazioni liquide e alla necessità di garantire stabilità, uniformità di dose e sicurezza anche nei neonati.

Ambiti diversi quelli trattati, ma un elemento comune: prima viene l’intelligenza umana, quindi il farmacista, e poi lo strumento.

La rete delle competenze

Sabato pomeriggio è poi proseguito con il confronto internazionale tra i colleghi Fabien Bruno e Izaskun Malo – rispettivamente di origine francese e spagnola – in cui si è dimostrato come regolamentazione e mercato possano cambiare anche tra Paesi europei apparentemente vicini all’Italia, mentre la tavola rotonda con i medici ha ribadito la necessità di integrare competenze differenti per costruire la soluzione terapeutica più adatta al paziente.

Non sono mancati i momenti dedicati alla comunità professionale, con la consegna del premio Marchetti al dott. Michele Favero e al dott. Sergio Fontana, la consegna ai colleghi della Certificazione SIFAP e i premi in memoria del dott. Pierandrea Cicconetti per il miglior poster e presentazione orale.

Due giornate, dunque, all’insegna della condivisione, della conoscenza e delle competenze. E proprio guardando alla tecnologia, alla normativa e alla crescente necessità di lavorare in rete emerge il messaggio più forte del congresso: gli strumenti possono cambiare, ma il farmacista deve restare al centro, come professionista capace di mettere in relazione competenze, tecnologie e persone al servizio del paziente.

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