Le afte sono silenziosi campanelli d’allarme capaci di raccontare qualcosa della nostra salute. Tra i fattori più frequentemente associati alla loro insorgenza, per esempio, rientra anche lo stress psicofisico, oltre a una predisposizione individuale e microtraumi.

Queste ulcere della mucosa orale, tuttavia dicono qualcosa di più. La loro comparsa, infatti, non è solamente associabile a uno squilibrio del nostro organismo, ma rappresenta un’altra significativa prova che il concetto di salute orale oggi oltrepassa i classici confini linguistici, allargandosi alla salute sistemica in generale.

Proprio perché possono essere associate a fattori che oltrepassano la dimensione locale, le afte possono rappresentare un’opportunità per valorizzare il ruolo del farmacista nell’intercettare eventuali segnali d’allarme, raccogliere informazioni utili e orientare il paziente verso il percorso di cura più appropriato.

Una panoramica

La stomatite aftosa ricorrente (SAR) è considerata una condizione a eziologia ancora non completamente chiarita. Si ritiene che abbia un’origine multifattoriale: la predisposizione individuale e la risposta immunitaria interagirebbero con diversi fattori come stress, microtraumi della mucosa, fattori nutrizionali e alcune condizioni sistemiche.

Ciò che è noto in maniera più approfondita, invece, sono le caratteristiche cliniche di queste lesioni. Nella forma più comune, le afte si presentano generalmente come ulcerazioni superficiali della mucosa orale di piccole dimensioni, caratterizzate da un fondo di colore bianco-giallastro ricoperto da una pseudomembrana fibrinosa e circondate da un alone eritematoso.

Interessano prevalentemente le parti più molli della bocca – labbra, lingua e guance – e sono generalmente dolorose, al punto da rendere difficoltose attività quotidiane come mangiare, bere o parlare.

Nella formazione delle afte, la predisposizione individuale e la risposta immunitaria interagirebbero con diversi fattori come stress, microtraumi della mucosa, fattori nutrizionali e alcune condizioni sistemiche.
Nella formazione delle afte, la predisposizione individuale e la risposta immunitaria interagirebbero con diversi fattori come stress, microtraumi della mucosa, fattori nutrizionali e alcune condizioni sistemiche.

Generalmente, si tratta di lesioni di natura benigna, non contagiose e tra le più frequentemente portate all’attenzione del farmacista.

Se l’episodio occasionale tende a risolversi in maniera autonoma, la frequente e ricorrente comparsa di un’afta merita, invece, maggior attenzione, anche per escludere eventuali condizioni sottostanti. Se l’afta non si risolve entro i 14 giorni è opportuno approfondire con uno specialista.

Le afte si possono dividere in tre diverse tipologie (1):

  • Afte minor: rappresentano la forma più comune, (circa l’85% dei casi). Si manifestano generalmente in 1-5 lesioni superficiali con un diametroinferiore a 1 cm, soprattutto sulla mucosa orale non cheratinizzata;
  • Afte major: sono più grandi e profonde, possono persistere molto più a lungo e possono lasciare esiti cicatriziali. Rappresentano il 10-15% delle forme di RAS e possono colpire anche il palato molle e l’area tonsillare;
  • Afte erpetiformi: si tratta di lesioni di piccole dimensioni (1-2 mm) che si presentano numerose. Costituiscono circa il 5-10% dei casi. Nonostante la nomenclatura, non sono correlate all’Herpes simplex virus.

Fattori d’innesco e di rischio

Tra i fattori scatenanti per la SAR figurano spesso episodi di forte stress psicofisico o condizioni come ansia e depressione oltre a microtraumi della mucosa orale, come morsicature accidentali o lacerazioni dovute a dispositivi ortodontici.

Altri fattori di rischio possono essere:

  • Condizioni sistemiche come neutropenia ciclica, celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali
  • Traumi alle mucose causati da manovre mediche, scottature provocate da cibi o bevande ustionanti
  • Variazioni e squilibri ormonali
  • Assunzione di alcuni farmaci e possibile sensibilità ad alimenti
  • Carenze nutrizionali, soprattutto di ferro, vitamina B12 e folati (Vitamina B9)

Una revisione sistematica della letteratura scientifica (2) ha inoltre valutato anche il possibile impatto del sodio lauril solfato (o SLS) nei pazienti affetti da SAR. Il SLS è una sostanza tensioattiva ampiamente utilizzata nella formulazione di numerosi dentifrici per le proprietà detergenti e schiumogene. Il suo possibile ruolo nella SAR è stato tuttavia oggetto di diverse indagini.

Tra le ipotesi avanzate vi è la possibilità che questa sostanza possa alterare l’integrità della mucosa orale, rendendo i soggetti predisposti più suscettibili alle lesioni della bocca.

I risultati ottenuti sono coerenti con l’ipotesi iniziale: i dentifrici SLS-free hanno mostrato benefici su diversi parametri delle ulcerazioni, anche se restano necessari ulteriori approfondimenti.

 

Le carenze vitaminiche

L’apporto vitaminico e nutrizionale rappresenta un altro dei possibili fattori associati alla stomatite aftosa ricorrente.

Le vitamine C e D contribuiscono alla normale funzione del sistema immunitario e favoriscono la cicatrizzazione dei tessuti.

Le vitamine A e B2 favoriscono il mantenimento di membrane e mucose sane, che rappresentano la prima linea di difesa contro i patogeni. Selenio e zinco, infine, contribuiscono alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.

La ricerca ha evidenziato un’associazione tra le SAR e alcune carenze nutrizionali che potrebbero rappresentare uno dei fattori d’innesco da considerare nei pazienti con episodi ricorrenti.

La ricerca ha evidenziato un’associazione tra le SAR e alcune carenze nutrizionali
La ricerca ha evidenziato un’associazione tra le SAR e alcune carenze nutrizionali

Una revisione apparsa su Frontiers in Oral Health (3), per esempio, ha sottolineato che la vitamina B12 e i folati intervengono in processi fondamentali come il turnover cellulare e il mantenimento dell’integrità delle mucose e che una loro carenza può dunque rappresentare uno dei fattori da approfondire nel paziente con recidive.

Per il farmacista il dato è particolarmente rilevante. Dal momento che l’assorbimento vitaminico può essere influenzato da condizioni come malassorbimento gastrointestinale, malattie sistemiche e carenze dietetiche, le frequenti recidive di SAR possono dunque suggerire la necessità di un approfondimento medico, allargando l’eventuale approccio terapeutico rispetto alla sola integrazione vitaminica.

Il legame con la celiachia

Il rapporto tra SAR e celiachia merita un’attenzione particolare.

La stomatite aftosa ricorrente, infatti, rientra tra le manifestazioni orali più descritte dai pazienti celiaci, caratterizzandosi per la presenza di ulcere sulla mucosa orale non cheratinizzata (pavimento orale, mucosa geniena, superficie interna delle labbra e ventre linguale). Molto spesso la stomatite aftosa avviene proprio in soggetti che non sanno di essere celiaci, si stima che in Italia il 55% dei pazienti celiaci siano “ sommersi” cioè senza diagnosi ufficiale (4).

L’associazione, già individuata da una revisione sistematica del 2023 (5), è stata successivamente confermata da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 (6), secondo cui il rischio relativo di stomatite aftosa ricorrente nei pazienti celiaci è risultato 2,45 volte superiore ai controlli.

La stomatite aftosa ricorrente, infatti, rientra tra le manifestazioni orali più descritte dai pazienti celiaci
La stomatite aftosa ricorrente, infatti, rientra tra le manifestazioni orali più descritte dai pazienti celiaci

I meccanismi alla base dell’associazione non sono stati ancora chiaramente compresi: si ipotizza che potrebbero coinvolgere diversi fattori, tra cui alterazioni della risposta immunitaria e carenze nutrizionali – ferro, acido folico e vitamina B12 – che possono contraddistinguere i soggetti celiaci non trattati o che non seguono una rigorosa dieta senza glutine.

Naturalmente, la presenza di afte non può rappresentare un elemento diagnostico sufficiente per una condizione di celiachia, ma episodi frequenti possono suggerire al farmacista la necessità di un approfondimento medico per il paziente arrivato al proprio banco.

 

Il ruolo del farmacista

Il farmacista oggi è un professionista della salute a 360° e il suo ruolo, anche nella gestione di afte del cavo orale, spesso non si limita alla dispensazione di un prodotto, come un gel protettivo o un collutorio.

Il farmacista, come primo presidio di salute, può aiutare il paziente a riconoscere i segnali provenienti dal cavo orale, raccogliere le informazioni utili per una prima valutazione e orientarlo verso lo specialista più indicato.

Attraverso alcune domande mirate, per esempio, ha l’occasione di capire se si tratta di un episodio occasionale o di un segnale che merita attenzione:

  • È la prima volta che insorgono o è già successo altre volte?
  • Se si tratta di una recidiva, solitamente quanto durano?
  • Si tratta di una lesione singola o sono multiple?
  • La comparsa dell’afta porta con sé dei sintomi?
  • Il momento attuale è caratterizzato da un particolare stress?
  • Il paziente assume particolari farmaci o soffre di qualche patologia?

Una volta raccolte le principali informazioni sul quadro clinico, il farmacista può aiutare il paziente a comprendere i possibili fattori predisponenti, fornire indicazioni per una corretta gestione delle lesioni e guidarlo verso la migliore e più efficace forma di prevenzione.

Nel caso delle afte significa, ad esempio:

  • Favorire una corretta gestione dello stress psicofisico
  • Mantenere un’alimentazione equilibrata e sana
  • Curare la salute orale
  • Individuare ed evitare fattori potenzialmente traumatici o irritanti

Il farmacista, dunque, è una bussola capace di orientare il paziente verso il percorso di cura più appropriato. E la consulenza in farmacia, allo stesso tempo, rappresenta una preziosa occasione per consolidare il rapporto di fiducia con il paziente/cliente e rafforzare il proprio ruolo come efficace presidio sanitario di prossimità.

il paziente a riconoscere i segnali provenienti dal cavo orale, raccogliere le informazioni utili per una prima valutazione e orientarlo verso lo specialista più indicato.
il paziente a riconoscere i segnali provenienti dal cavo orale, raccogliere le informazioni utili per una prima valutazione e orientarlo verso lo specialista più indicato.

Il cittadino, così, potrà beneficiare della consulenza di un professionista sanitario formato e preparato, capace di fornire informazioni corrette e aumentare la consapevolezza sulla propria salute, favorendo l’assunzione di comportamenti e abitudini appropriati.

Il rafforzamento del rapporto di fiducia contribuisce a valorizzare la funzione della farmacia come punto di riferimento sanitario sul territorio e, allo stesso tempo, offre al farmacista l’opportunità di portare ulteriore valore all’interno del proprio presidio sanitario.

Anche la gestione di una stomatite aftosa evidenzia dunque la trasformazione culturale che sta coinvolgendo il mondo della farmacia e, più in generale, quello della salute. Una salute considerata sempre di più attraverso una visione sistemica e intesa come la somma del benessere di ogni distretto del corpo, compreso il cavo orale.

Fonti bibliografiche

  1. Milia E, Sotgiu MA, Spano G, Filigheddu E, Gallusi G, Campanella V. Recurrent aphthous stomatitis (RAS): guideline for differential diagnosis and management. Eur J Paediatr Dent. 2022;23(1). doi:10.23804/ejpd.2022.23.01.14.
  2. Alli BY, Erinoso OA, Olawuyi AB. Effect of sodium lauryl sulfate on recurrent aphthous stomatitis: a systematic review. J Oral Pathol Med. 2019;48(5):358-364. doi:10.1111/jop.12845.
  3. Rosa A, Cianconi G, De Angelis R, Pujia AM, Arcuri C. Hypovitaminosis and its association with recurrent aphthous stomatitis: a comprehensive review of clinical correlations and diagnostic considerations. Front Oral Health. 2025;6:1520067. doi:10.3389/froh.2025.1520067.
  4. AIC — Associazione Italiana Celiachia; Relazione annuale al Parlamento 2024 (Ministero della Salute); letteratura su prevalenza SAR in celiaci.
  5. Lucchese A, Di Stasio D, De Stefano S, Nardone M, Carinci F. Beyond the gut: a systematic review of oral manifestations in celiac disease. J Clin Med. 2023;12(12):3874. doi:10.3390/jcm12123874.
  6. Zhao Y, Feng W. Relative risk of oral manifestations with celiac disease: a systematic review and meta-analysis. BMC Gastroenterol. 2026;26:343. doi:10.1186/s12876-026-04860-z

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