Antibiotici da usare con criterio

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Le condizioni cliniche per le quali secondo il Rapporto OsMed 2012 si osserva più frequentemente l’impiego di antibiotici sono le infezioni acute delle vie respiratorie e le infezioni acute non complicate delle basse vie urinarie. Le prime rappresentano una delle maggiori cause di morbosità e di mortalità nel mondo e rappresentano circa il 75% degli interventi medici nella stagione invernale e un quarto del carico di lavoro complessivo presso gli ambulatori di medicina generale. Ricerche epidemiologiche indicano che la metà della popolazione è colpita annualmente da almeno un episodio di infezione delle vie respiratorie e che polmoniti e bronchiti rappresentano rispettivamente il 20% e il 13% delle cause di morte dei soggetti ultra 55enni a “elevato rischio”. Si stima invece che in un anno circa il 12% delle donne vada incontro a un episodio di infezione delle vie urinarie e che circa la metà delle donne ne soffra almeno una volta durante la propria vita, un quarto delle quali con episodi ricorrenti.
L’uso inappropriato degli antibiotici non rappresenta soltanto un problema di costi a carico del SSN, ma soprattutto un problema di sanità pubblica, poiché favorisce l’insorgenza di resistenze batteriche con progressiva perdita di efficacia di tali farmaci. È possibile ricostruire alcuni scenari clinici che con buona probabilità non giustificano l’uso di antibiotici e/o di specifiche categorie terapeutiche: le infezioni delle vie respiratorie, per esempio, hanno per oltre l’80% dei casi una causa virale e non batterica e pertanto gli antibiotici non sono efficaci per trattarle.
Nel trattamento delle infezioni acute non complicate delle basse vie urinarie (cistite semplice) viene considerato inappropriato l’uso in prima linea di qualsiasi antibiotico appartenente alla classe di fluorochinoloni. Gli indicatori di appropriatezza sugli antibiotici ad ampio spettro evidenziano che l’impiego inappropriato di antibiotici supera il 20% in tutte le condizioni cliniche con particolare impatto per la laringotracheite (48,6%) e la cistite non complicata (37,0%).

Maria Elisabetta Calabrese

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