La produzione di corpi chetonici è una risposta metabolica evolutivamente conservata, che mira a garantire la sopravvivenza con ridotta disponibilità glucidica.
Oggi, tuttavia, la chetogenesi non è più considerata solo un meccanismo di adattamento al digiuno, ma una vera modulazione metabolica con effetti sistemici che coinvolgono assetto endocrino, infiammatorio e neuro-immunitario.
La letteratura scientifica oggi ha evidenziato come i corpi chetonici (β-idrossibutirrato (BHB), acetoacetato e acetone) svolgano funzioni di segnalazione cellulare, agendo come molecole bioattive che influenzano espressione genica, funzione mitocondriale e processi infiammatori cronici a bassa intensità.
La chetogenesi, pertanto, non è soltanto una strategia per il calo ponderale, ma un intervento metabolico con potenziali applicazioni cliniche trasversali.
Chetogenesi e MASLD
Negli ultimi anni la Metabolic dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease (MASLD) è diventata una delle principali sfide nella pratica medica quotidiana. La sua crescente diffusione, sostenuta dall’aumento di obesità e sindrome metabolica, è in rapida crescita a livello globale, al punto da configurarla oggi come una vera e propria patologia sistemica, con rilevanti implicazioni cardiovascolari, endocrine e infiammatorie.
L’induzione della chetogenesi rappresenta oggi uno degli ambiti di maggiore interesse anche nella gestione della MASLD: la riduzione dell’apporto di carboidrati favorisce una diminuzione della produzione di nuovi lipidi a livello epatico e stimola l’utilizzo degli acidi grassi come fonte energetica, contribuendo alla diminuzione dell’accumulo lipidico intraepatico.
Parallelamente, uno dei principali corpi chetonici, il β-idrossibutirrato, sembra esercitare un’azione modulante sui processi infiammatori – attraverso l’inibizione dell’inflammasoma NLRP3 – contribuendo a rallentare i meccanismi che possono portare alla progressione della malattia. Studi clinici mostrano come la dieta chetogenica possa determinare miglioramenti significativi nei parametri epatici, inclusi transaminasi e steatosi valutata mediante imaging.
L’efficacia di questo approccio appare inoltre strettamente collegata alla riduzione del tessuto adiposo viscerale e al miglioramento della sensibilità insulinica, sottolineando il ruolo della chetogenesi come modulatore sistemico del metabolismo energetico.
Implicazioni endocrine
Il legame tra obesità viscerale, disfunzione metabolica e ipogonadismo funzionale maschile è ampiamente documentato in letteratura, dove la riduzione del tessuto adiposo e dell’insulino-resistenza emerge come elemento chiave per il recupero della funzione gonadica.
L’intervento nutrizionale rappresenta pertanto uno strumento terapeutico strategico e – anche in questo caso – la dieta chetogenica può contribuire al miglioramento dei livelli di testosterone attraverso la riduzione del tessuto adiposo e la modulazione dell’aromatizzazione periferica degli androgeni. Inoltre, il miglioramento della sensibilità insulinica e la riduzione dello stato infiammatorio sistemico favoriscono il ripristino della fisiologica secrezione gonadotropinica.
I maggiori benefici si osservano in soggetti con ipogonadismo secondario correlato a disfunzione metabolica, mentre nelle forme primarie l’approccio nutrizionale assume un ruolo prevalentemente complementare.
La fibromialgia
La fibromialgia si caratterizza per una complessa alterazione dei meccanismi di percezione del dolore, frequentemente associata a disfunzione mitocondriale, neuroinfiammazione e stress ossidativo. In questo contesto, la chetogenesi sta emergendo come possibile strategia metabolica integrativa.
L’utilizzo dei corpi chetonici come substrato energetico alternativo potrebbe contribuire a migliorare l’efficienza mitocondriale e a ridurre la produzione di specie reattive dell’ossigeno. Il β-idrossibutirrato sembra inoltre esercitare un’azione modulante sulla neuroinfiammazione, con potenziali effetti sulla sintomatologia dolorosa e sulla percezione cenestesica tipica della patologia.
Alcuni studi preliminari suggeriscono possibili benefici sulla qualità del sonno, sulla percezione della fatica e sulla tolleranza allo sforzo, evidenziando tuttavia la necessità di ulteriori studi clinici per definire protocolli nutrizionali standardizzati.
Personalizzazione clinica e sicurezza nutrizionale
La chetogenesi rappresenta una risposta metabolica complessa, capace di influenzare diversi sistemi fisiologici oltre la produzione energetica. La sua applicazione clinica, se personalizzata e monitorata, può offrire prospettive interessanti nella gestione delle patologie metaboliche, endocrine e infiammatorie croniche.
Nonostante le evidenze emergenti, la dieta chetogenica richiede però un’attenta valutazione clinica. Tra le controindicazioni emergono patologie epatiche avanzate, insufficienza renale severa e alcune condizioni metaboliche rare. Decisivo è dunque il monitoraggio di parametri metabolici, elettrolitici e lipidici, nonchél’educazione nutrizionale del paziente.
Le basi della chetogenesi
La chetogenesi è un processo epatico che si attiva quando l’apporto di carboidrati si riduce o aumenta la richiesta energetica. In queste condizioni l’acetil-CoA, non completamente utilizzato nel ciclo di Krebs, viene convertito in corpi chetonici, impiegati come fonte energetica alternativa da sistema nervoso centrale, muscolo scheletrico e cuore. Il β-idrossibutirrato svolge inoltre un ruolo di segnale metabolico, modulando enzimi epigenetici (HDAC) coinvolti nella regolazione dello stress ossidativo, dell’infiammazione e della funzione mitocondriale.
Dal Congresso SINut
Nel suo intervento al SINUT 2025, il Dott. Giovanni Corona – specialista in Endocrinologia e Andrologia, riconosciuto a livello internazionale per la sua attività clinica e scientifica – ha ribadito come l’ipogonadismo funzionale maschile sia spesso espressione di una disfunzione metabolica più ampia. Obesità viscerale e insulino-resistenza alterano l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, favorendo la riduzione del testosterone. Intervenire sul metabolismo, attraverso strategie nutrizionali mirate, significa quindi agire anche sul recupero della funzione endocrina.
Metabolismo e salute cutanea
Tra i diversi punti trattati, relativi alla chetogenesi, nell’ambito dell’ultimo Congresso SINUT, il Dott. Luigi Barrea ha sottolineato come le Very Low Energy Ketogenic Therapy (VLEKT) possano contribuire alla modulazione dello stato infiammatorio sistemico, con possibili ricadute su alcune condizioni dermatologiche associate a obesità e disfunzione metabolica. I corpi chetonici sembrerebbero influenzare la risposta immunitaria cutanea e la produzione di citochine pro-infiammatorie, aprendo future prospettive di utilizzo in ambito dermatologico e cosmetologico funzionale.


