Collaboratori ancora senza contratto

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Nonostante il rilevante contributo fornito dai farmacisti dipendenti durante la pandemia, le trattative con Federfarma per il rinnovo contrattuale sono ferme al palo. È urgente riavviarle al più presto

Ogni giorno, da dietro il bancone, dispensano farmaci, offrono consigli, vigilano sulla corretta assunzione della terapia, eseguono test diagnostici. E hanno continuato a farlo, con abnegazione e senso di responsabilità, anche durante il picco della pandemia, quando il virus infuriava e le città erano paralizzate dalla paura. I farmacisti collaboratori sono oltre 60mila, circa i due terzi del totale. Sottopagati, precari, senza tutele, attendono il nuovo contratto da ben otto anni. L’attuale, che decorre dal 1° febbraio 2010, è infatti scaduto il 31 gennaio 2013.

clientela fedeltà

A reclamarne il rinnovo l’Associazione nazionale dei farmacisti non titolari (Conasfa) in una nota dello scorso giugno: «Che il farmacista dipendente sia terra di nessuno all’interno del proprio ambito professionale è ormai un fatto storico. Nel drammatico scenario degli ultimi mesi i farmacisti hanno dato un’indiscutibile prova dell’importanza della loro figura professionale. Numeri alla mano, la stragrande maggioranza di quei farmacisti erano collaboratori. Ora quegli stessi farmacisti si aspettano un preciso e forte riconoscimento, ovvero il rinnovo del contratto, vacante da tanti anni». Alla voce di Conasfa si è aggiunta quella della Federazione nazionale associazioni giovani farmacisti (Fenagifar). «Durante il picco pandemico i farmacisti hanno agito con estremo coraggio, nel rispetto dei propri ruoli e delle proprie competenze», ha sottolineato la presidente Carolina Carosio. «Noi giovani siamo stati impegnati in prima linea sul territorio e ora auspichiamo che si vada verso il rinnovo contrattuale. In proposito, vogliamo essere veramente portavoce delle istanze della base, cercando di fornire il massimo contributo».

Dall’assemblea online al blog

Anche Filcams Cgil si è fatta sentire, organizzando l’assemblea nazionale dei lavoratori delle farmacie, che si è tenuta online il 18 giugno. Un momento di dibattito e di condivisione, che si è concluso con la promessa, da parte del sindacato, di coinvolgere nella questione il ministro della Salute Roberto Speranza, che in precedenza aveva già dato la disponibilità ad ascoltare i rappresentanti di categoria per farsi promotore del riavvio delle trattative, ferme dal 2017.

In seguito all’assemblea, la discussione è poi proseguita sulla piattaforma sindacale Farmacie.blog, dove esasperazione e frustrazione si sono fatte palpabili. Ma come agire? Nei post vengono lanciate varie proposte operative, che non sempre trovano l’accordo di tutti. C’è, ad esempio, chi opterebbe per uno sciopero o una manifestazione a Roma davanti alla sede ministeriale, chi preferirebbe mettersi davanti alla propria farmacia con il camice bianco e i volantini in segno di protesta e chi vorrebbe, invece, avviare una petizione con raccolta di firme online.

La posizione di Fofi

Mentre i lavoratori discutevano della migliore strategia da adottare, il 22 giugno è arrivata una dichiarazione pubblica da parte di Marco Cossolo, in occasione della propria rielezione a presidente di Federfarma: «Per la nostra associazione è di assoluta importanza il rinnovo del contratto dei collaboratori, che dovrà però necessariamente seguire il rinnovo della convenzione e l’accordo sulla nuova remunerazione». Ma i sindacati non ci stanno, sono determinati a scindere la correlazione tra questi elementi, che porterebbe a rimandare la trattativa ancora e ancora. Per tentare di ricomporre la frattura tra le parti è intervenuto anche Andrea Mandelli, presidente della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi), sebbene l’associazione non abbia competenze sindacali. «I giorni più difficili della pandemia hanno confermato che l’asset più prezioso della farmacia sono i collaboratori, che hanno garantito l’operatività dei presidi anche in condizioni limite, ed è tanto logico quanto doveroso che ciò venga riconosciuto anche sul piano contrattuale» ha dichiarato. «Da tempo, inoltre, sosteniamo che il contratto dei dipendenti dovrebbe passare dal comparto del commercio, in cui si colloca attualmente, al settore sanitario».

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