Covid-19: i sintomi da non ignorare dal farmacista

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Allerta massima per i sintomi del nuovo virus e di altre diffuse patologie: quando intervenire, quando inviare dal medico, quando chiamare il 112

La professione del farmacista è delicata. Come primo avamposto del sistema sanitario dove recarsi in caso di problemi, al farmacista viene spesso chiesto di analizzare sintomi e a volte di spingersi oltre il proprio ruolo, facendo diagnosi e risolvendo disturbi solo con quanto ha a disposizione tra i prodotti di libera vendita senza ricetta medica. O, almeno, questo è il grande desiderio di moltissime persone, che non hanno voglia o tempo di chiamare il medico e che vorrebbero gestire ogni situazione critica in modo semplice e rapido. Ovviamente non sempre è possibile, né etico, accontentare il cliente.

Sintomi Covid-19
Il farmacista ha il ruolo cruciale di capire se può aiutare il paziente perché è di fronte a un problema minore e transitorio o se ritardare un accesso dal medico potrebbe rappresentare un problema

Il farmacista da sempre ha il ruolo cruciale di capire se può aiutare il paziente perché è di fronte a un problema minore e transitorio o se ritardare un accesso dal medico potrebbe rappresentare un problema, facendo precipitare una situazione critica, non gestendo in modo ottimale un caso acuto o impedendo la diagnosi di una patologia cronica. Inoltre, non dimentichiamo che i sintomi, anche i più banali, sono comuni a una miriade di quadri clinici, dal più semplice al più complesso. Un dolore che può sembrare una gastrite, per esempio, può essere dovuto a un infarto in corso (dolore al petto retrosternale). La cosiddetta “diagnosi differenziale” è un’operazione difficile che richiede approfondite conoscenze di patologia medica ed esperienza. Per questo motivo rimane di pertinenza medica. Il farmacista non è esentato da un aggiornamento continuo ad ampio spettro, che gli serve proprio per acquisire sensibilità nel capire quando dispensare prodotti e consigli e quando è il momento di rinviare al medico, al pronto soccorso o all’ospedale. Nel caso di Covid-19 lo studio continuo è indispensabile perché le conoscenze sono in costante evoluzione.

La rivoluzione del Covid-19

Tutte le considerazioni fatte assumono un aspetto diverso in tempi di epidemia da SARS-CoV-2. La situazione appena descritta si è estremizzata perché la popolazione ha paura, in alcuni casi terrore, di andare al pronto soccorso o di avvicinarsi a una qualsiasi struttura sanitaria di tipo ospedaliero, per timore di prendere il virus. Quindi, se ne tiene lontana anche quando ne avrebbe davvero bisogno e, magari, va dal farmacista. Un’altra paura è quella di essere etichettato come paziente Covid-19, con tutte le conseguenze del caso per sé e per i propri contatti stretti. La circolazione del virus non ha ridotto l’incidenza di tutte le altre patologie che affliggono normalmente l’umanità, dai problemi cardiologici a quelli tumorali, a quelli infettivi di altra natura, per esempio, batterica, ai traumi accidentali con frattura, alle malattie dell’infanzia e così via. Non sarà sfuggito, leggendo le pagine di cronaca dei giornali, che c’è stato un crollo di accessi al pronto soccorso pediatrico e di accessi per problemi cardiologici negli adulti. Se il dato può riflettere in parte il fatto che in tempi “normali” non tutti gli accessi fossero dovuti a reali urgenze ed emergenze, tuttavia, al momento, quando i pazienti arrivano al pronto soccorso, talvolta la situazione si è già aggravata e può non essere recuperabile, soprattutto in caso di episodi cardiologici maggiori.

Faccia a faccia con un virus nuovo

Data l’entità dell’epidemia Covid-19, non è improbabile che nell’arco della giornata il farmacista si trovi di fronte una persona infettiva che ancora non sa di esserlo e che ci chiede consiglio per qualche sintomo. Come gli esperti più seri non si stancano di ripetere, il SARS-CoV-2 è un virus nuovo, del quale si conosce ancora poco e si sta apprendendo strada facendo. Oggi sembra assodato che si possa essere positivi e infettivi pur essendo asintomatici, paucisintomatici o presintomatici. Forse è il motivo per cui l’epidemia stenta a rallentare nonostante gli interventi drastici di chiusura e distanziamento sociale. Sono proprio queste persone che possiamo trovare con più probabilità in farmacia. Si presume che chi ha febbre alta, difficoltà a respirare e altri sintomi conclamati si decida a chiamare il proprio medico o il 112. La gamma dei sintomi sembra essere davvero vasta, in gran parte sovrapponibile a quella dell’influenza stagionale, ma con alcune peculiarità che possono far sospettare Covid-19 (per esempio, diminuzione di gusto e olfatto). Per approfondire i molti aspetti abbiamo chiesto l’aiuto di Anna Pozzi, medico di medicina generale (Mmg) a Pioltello e segretario provinciale di Milano della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). La dottoressa Pozzi è stata in prima linea fin dall’inizio e ci racconta la sua esperienza, facendo alcune raccomandazioni.

I sintomi che allarmano

Alcuni dei sintomi di Covid-19 sono più comuni e altri, fortunatamente, si manifestano in una minoranza di casi. È importante ricordare che in ogni paziente si presentano solo uno o più sintomi. Non tutti i sintomi si sviluppano ugualmente. Per questo ogni persona va seguita e trattata in base agli effetti che il virus ha sul suo organismo. «A volte alcuni sintomi non sono tali da richiedere il ricovero ma possono durare molto a lungo. Il farmacista, che può venire interpellato in prima battuta su numerosi dei sintomi descritti, comuni a varie patologie, deve stare particolarmente attento in questo periodo», spiega Anna Pozzi, «Deve valutare con scrupolo quando consigliare di rivolgersi al proprio medico».

Sintomi sovrapponibili

Quest’anno, con la primavera anticipata, sono già arrivati i raffreddori allergici. Quindi, il farmacista dovrà sforzarsi di capire se il naso che cola e gli starnuti derivano da un’allergia stagionale nota o se si tratta di un fenomeno nuovo che, magari accompagnato da altri campanelli di allarme, potrebbe essere ascrivibile all’infezione virale da SARS-CoV-2. Mentre il Mmg può controllare lo storico del paziente per verificare se in precedenza aveva prescritto un farmaco antiallergico, il farmacista dovrà fidarsi di quanto gli viene detto o affidarsi alla propria memoria, in caso il cliente sia abituale. Attenzione anche alle congiuntiviti, che possono essere di natura allergica, batterica, virale (per esempio, erpetica) ma oggi anche sintomo minore di Covid-19, così come la tosse. Diarrea e disturbi gastrointestinali, a loro volta, possono avere etiologia varia, incluso il nuovo virus.

Controlli rimandati

La dottoressa Pozzi segnala che a seguito della grave emergenza ospedaliera quasi tutti i pazienti si sono trovati nell’impossibilità di sottoporsi ai controlli periodici per le patologie croniche, in massima parte disdetti o rimandati. Un paziente che doveva arrivare in treno dal vicino Piemonte ha saltato il controllo annuale del pacemaker. Una paziente invalida priva dell’uso delle gambe e affetta da grave osteoporosi non riesce a far rinnovare il piano terapeutico e a ricevere la sua iniezione semestrale di denosumab, delicato farmaco di uso ospedaliero. Annullate anche le terapie di riabilitazione per la sclerosi multipla, vanificando i progressi raggiunti con fatica e impedendo ulteriori miglioramenti. Sono solo tre casi tra tanti che chiariscono la complessità della situazione e i risvolti pratici in ogni settore della salute.

Cautele indispensabili e servizi in farmacia

Anna Pozzi, che ha ben presente la morte di 160 colleghi medici dall’inizio dell’epidemia, tra cui alcuni amici, e dei 14 colleghi farmacisti, raccomanda l’uso di presidi di protezione adeguati come mascherine FFP2 o FFP3, N95 o KN95. «Purtroppo, le mascherine chirurgiche non sono una protezione sufficiente in farmacia, con buona probabilità di incrociare pazienti positivi» spiega. Come ormai chiaro, la mascherina chirurgica protegge gli altri ma non se stessi, quindi, gioca un ruolo sociale su larga scala e in ambienti dove si può mantenere il distanziamento o all’aperto, ma non nelle professioni sanitarie. «Bene le protezioni in plexiglass sul banco, i guanti ed eventualmente la visiera in plastica o gli occhiali, che proteggono in caso di starnuto o colpo di tosse a distanza ravvicinata. Infatti, il virus può trovare una via d’accesso all’organismo anche attraverso gli occhi, non solo da naso e bocca».

Misurare i parametri

Alcuni atti sanitari che in tempi non epidemici il farmacista svolgeva abitualmente, come la misurazione della pressione, avrebbero ancora oggi un ruolo importante ma sono stati in gran parte sospesi per motivi cautelativi, in quanto richiederebbero l’uso di tutti i dispositivi medici di protezione, incluse le tute usa e getta sopra i vestiti. Però, il farmacista può invitare i pazienti a eseguire alcune misurazioni in autonomia a casa ed eventualmente aiutarli poi a interpretare i dati e a decidere che cosa fare. «Sarebbe buona norma suggerire di controllare ogni tanto la temperatura. La febbricola del Covid-19 a volte può non essere percepita dal soggetto, che magari si sente solo un po’ stanco» suggerisce Pozzi. «La misurazione della pressione, invece, serve a individuare una crisi ipertensiva in caso di cefalea, sintomo comune anche al Covid-19, e a discriminare quando si tratta di un problema cardiologico sul quale intervenire tempestivamente», aggiunge. «Inoltre misurare il livello di saturazione dell’ossigeno nel sangue (SaO2) tramite pulsossimetro può risultare davvero utile in questo periodo. Chi volesse offrire questo servizio alla propria clientela sappia che il test si può eseguire anche se il paziente indossa un guanto di lattice. Però, l’apparecchio va disinfettato dopo ogni utilizzo», raccomanda. Ricordiamo che lo stesso vale per gli occhiali per presbiti qualora la farmacia operi a battenti aperti e lasci la possibilità di provare le diottrie sui campioni tester. «I valori di saturazione dell’ossigeno potrebbero essere bassi anche a causa di altre patologie come, per esempio, anemia, bronchite cronica, BPCO e asma. In ogni caso, la rilevazione di valori tra 92 e 95% deve indurre a rivolgersi al medico e, per valori inferiori, a chiamare il 112».

Gli ospedali Covid e non

«Per trattare i pazienti non Covid minimizzando i rischi di infezione, si è cercato di mantenere separati alcuni ospedali che si dedicano a interventi cardiovascolari, di traumatologia, di ortopedia. Anche nelle strutture che accolgono entrambi i pazienti, si è cercato di mantenere percorsi separati», spiega Anna Pozzi. Un soggetto proveniente dal pronto soccorso con una fibrillazione atriale, per esempio, è stato subito sottoposto al tampone. Fino all’arrivo dei risultati è stato mantenuto in isolamento e trasferito in area non- Covid solo a negatività accertata. In seguito, si è scoperto che la difficoltà respiratoria che poteva far sospettare un Covid-19 era interamente dovuta a un problema cardiovascolare: un’arteria ostruita al 90%. Un altro esempio di come un sintomo possa trarre in inganno. Sottoposto a intervento per stent è stato dimesso e ha scelto di non sottoporsi a riabilitazione in istituto apposito per paura di prendere il virus. La dottoressa Pozzi racconta il caso di una paziente che era caduta in casa, alla quale è riuscita a diagnosticare la frattura del femore da una foto inviata su whatsapp dalla figlia e che si rifiutava di recarsi a fare una lastra. «In un caso come questo è possibile che al farmacista venga chiesto qualcosa per il dolore. Attenzione, quindi, a indagare bene su che cosa sia successo, per dare una mano a non trascurare casi gravi», raccomanda l’esperta. La paziente è stata in seguito ricoverata in ospedale non-Covid per l’intervento chirurgico che era necessario. Purtroppo, alla fine è stata contagiata in fase di riabilitazione, nonostante tutte le cautele precedenti.

Informazione, attenzione ed etica

Ci troviamo tutti a vivere e a operare in una situazione di grave emergenza sanitaria, con molteplici risvolti. Siamo combattuti sul da farsi, sui consigli da dare ai pazienti, oscillanti tra la spinta a rassicurare e tranquillizzare, ove possibile, e quella a non trascurare sintomi che potrebbero nascondere l’infezione da SARS-CoV-2 o altre patologie gravi e urgenti da trattare. In attesa di un vaccino o di terapie efficaci validate, non possiamo fare altro che mantenerci il più possibile aggiornati e lavorare con attenzione, coscienza ed etica, facendo ogni giorno del nostro meglio nell’interesse della popolazione, in una costruttiva e virtuosa collaborazione con il medico di medicina generale.

 

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