Un contributo extra richiesto in una farmacia in Sardegna per un dispositivo di ultima generazione ha riacceso il dibattito sulla fornitura dei presidi medici. Il caso, che ha visto l’intervento dei vertici regionali di Federfarma, solleva una questione di portata nazionale: l’adeguatezza dei rimborsi regionali rispetto a un’innovazione tecnologica che corre molto più veloce della burocrazia.
Il nodo: prezzi bloccati al secolo scorso
Secondo Pierluigi Annis, presidente di Federfarma Sardegna, la criticità è di natura amministrativa. «I dispositivi forniti dalle farmacie sarde sono quelli previsti dal nomenclatore nazionale recepito dalla Regione», ha chiarito Annis. Il vero problema risiede nel fatto che la revisione dei prezzi di tale nomenclatore non viene effettuata da circa trent’anni.
Questo gap temporale fa sì che i prezzi stabiliti all’epoca siano rimasti invariati, rendendo i rimborsi attuali spesso insufficienti a coprire i costi di produzione e acquisto dei presidi moderni, più performanti ma tecnologicamente più complessi.
Sebbene Federfarma sconsigli la richiesta di contributi aggiuntivi ai cittadini, Annis sottolinea come le farmacie operino entro convenzioni rigide che necessitano di un aggiornamento urgente. L’obiettivo ora è un tavolo tecnico con l’Assessorato alla Sanità per giungere a soluzioni strutturali ed eque.
Italia a due velocità tra vecchi presidi e Sanità Digitale
La situazione sarda è lo specchio di un ritardo normativo che non riguarda solo i presidi “fisici” (come cateteri o dispositivi per diabetici), ma investe l’intero ecosistema della salute. Mentre a livello locale si fatica ad aggiornare i prezzi di dispositivi progettati decenni fa, lo scenario internazionale si sta già muovendo verso l‘integrazione dei Dispositivi Medici Digitali (DMD) e delle Terapie Digitali (DTx).

L’analisi dello scenario attuale evidenzia alcuni punti critici per il sistema Italia:
- Il confronto con l’Europa: In nazioni come la Germania e la Francia, i percorsi di accesso e rimborso per i dispositivi medici software sono già realtà consolidate. In Germania, ad esempio, sono decine i dispositivi digitali già prescrivibili e rimborsabili, mentre in Francia il telemonitoraggio è entrato stabilmente nei sistemi di rimborso statale.
- Mancanza di un quadro nazionale: L’Italia sconta ritardi dovuti alla lunga assenza di un meccanismo standardizzato per la valutazione (introdotto con il Piano Nazionale HTA) e l’adozione di queste tecnologie. Questo ha creato a lungo incertezza non solo per le aziende produttrici, ma anche per i farmacisti, costretti a gestire un catalogo di dispositivi spesso non allineato alle reali necessità terapeutiche moderne.
- La sfida della Farmacia dei Servizi: Il mercato dei dispositivi digitali è in netta espansione (con stime globali di crescita a doppia cifra). Per la farmacia italiana, la risoluzione di problemi “storici” come quello sardo rappresenta il prerequisito fondamentale per poter poi accogliere le nuove tecnologie digitali e di telemonitoraggio, trasformando il punto vendita in un vero hub di salute 4.0.
Verso una riforma dei LEA
La risoluzione della problematica sarda potrebbe fungere da volano per una riflessione più ampia sulla necessità di inserire i dispositivi medici di nuova generazione e quelli digitali nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in modo uniforme.
L’obiettivo comune, come ribadito da Federfarma, resta la tutela del cittadino attraverso un sistema che sia sostenibile per la farmacia ma capace di garantire l’accesso alle migliori tecnologie disponibili. La sfida per il futuro prossimo sarà dunque duplice: adeguare i nomenclatori obsoleti e, contemporaneamente, definire un modello nazionale di rimborso per l’innovazione digitale, garantendo che nessun paziente debba trovarsi di fronte alla scelta tra efficacia della cura e sostenibilità economica.


