I farmacisti (lombardi) ne vogliono sapere di più. È centrale l’interesse dei professionisti sul territorio in tema di dolore cronico e della sua corretta gestione, per offrire al paziente un counseling mirato, efficace, funzionale alla modalità e intensità del dolore, acuto o cronico, alla tipologia del dolore, nocicettivo, a sua volta suddiviso in infiammatorio o meccanico, neuropatico, mixed (o dolore neuropatico senza deficit).

Ciascuno meritevole di un diverso approccio, talvolta gestibile con soli farmaci di automedicazione selezionati, altri bisognosi di una valutazione del Medico di Medicina Generale (MMG) o dello specialista. Interesse dimostrato dall’ampia partecipazione a un corso di formazione “Il dolore cronico in farmacia. Il farmacista come figura di rilievo della rete “ospedale-territorio””, promosso da Fondazione Muralti e Fondazione Nora e Alberto Gentili.

Lo scenario

Oltre 10 milioni di italiani, percentuale sottostimata che potrebbe raggiungere anche 12 milioni di persone, pari a circa 1 persone su 3, sono affetti da dolore, specificatamente cronico. Di questi almeno 1 su 3 deve potere trovare una risposta efficace sul territorio e ciò prevede che ci sia una collaborazione strutturata fra più figure professionali, in primis con il farmacista. Il dolore, nelle sue varie espressioni, dall’emicrania al dolore di stomaco, alla lombalgia, al dolore muscolo scheletrico e molte altre manifestazioni, è infatti tra le cause principali di accesso alla farmacia, primo presidio sanitario al quale i pazienti/clienti si rivolgono per ricevere consigli, informazioni, orientamento e supporto nella gestione delle terapie.

Oltre 10 milioni di italiani, percentuale sottostimata che potrebbe raggiungere anche 12 milioni di persone, pari a circa 1 persone su 3, sono affetti da dolore, specificatamente cronico
Oltre 10 milioni di italiani, percentuale sottostimata che potrebbe raggiungere anche 12 milioni di persone, pari a circa 1 persone su 3, sono affetti da dolore, specificatamente cronico

Pertanto la conoscenza in materia, l’aggiornamento professionale, il servizio di prossimità offerto al cittadino e la sinergia tra farmacista e MMG, in una “alleanza di processo” sono fattori chiave per garantire ai pazienti un supporto sempre più efficace, costante e integrato. «Il dolore cronico – dichiara Marta Gentili, presidente della Fondazione Nora e Alberto Gentili – ha un impatto profondo sulla qualità della vita delle persone e richiede una risposta assistenziale che tenga conto dei reali bisogni dei pazienti. In questo contesto, il farmacista all’interno della rete ospedale-territorio è una figura centrale. Per la sua prossimità e fidelizzazione con il cittadino-paziente può contribuire in modo importante all’orientamento, al supporto e all’accompagnamento delle persone che convivono con il dolore, all’interno di un modello di presa in carico sempre più integrato con il medico di famiglia e gli altri professionisti sanitari che operano sul territorio».

Il corso

Attivo dal 15 aprile al 31 Dicembre 2025, in modalità FAD asincrono, gratuito, con 27 crediti ECM erogati, il corso ha registrato la partecipazione di 585 farmacisti lombardi, di cui 386 (66%) ha completato il percorso. Tra chi obiettivi del momento di formazione, verificare anche quanto il farmacista è padrone della materia dolore, e come si attiva ad esempio per la definizione del dolore, acuto o cronico, del suo cliente-paziente. Aspetto verificato dall’82,6% dei farmacisti (sempre, 36,6% o quasi sempre, 46%). Elemento chiave è il consiglio appropriato da erogare al paziente: oltre la metà dei farmacisti (55,1%) si dichiara preparato sul dolore, sebbene interessato a approfondire alcuni aspetti sul percorso diagnostico-terapeutico, ma solo il 3,7% si sente pienamente sicuro.

Più critica la conoscenza sull’impiego di farmaci “delicati” come gli oppioidi forti, che si mantiene generalmente basica (63,3%), con una buona padronanza solo nel 31,9% dei casi, e ancora inferiore è l’informazione riguardo alla cannabis terapeutica di più recente ingresso e utilizzo. Uso (ben) noto e sicuro solo per l’8% dei farmacisti, a fronte di alcune conoscenza per il 43,9% e di nozione base per il 48,1% dei professionisti. I risultati del corso di formazione hanno mostrato un significativo incremento delle competenze: la buona conoscenza della Legge 38 è passata dal 13,6% al 91,2%, la conoscenza buona o approfondita degli oppioidi forti dal 34,1% al 93,1%, quella sulla cannabis terapeutica dall’8% al 91%, mentre la conoscenza dei SERD è cresciuta dall’8,3% all’84,8%.

iù critica la conoscenza sull’impiego di farmaci “delicati” come gli oppioidi forti, che si mantiene generalmente basica (63,3%), con una buona padronanza solo nel 31,9% dei casi, e ancora inferiore è l’informazione riguardo alla cannabis terapeutica
iù critica la conoscenza sull’impiego di farmaci “delicati” come gli oppioidi forti, che si mantiene generalmente basica (63,3%), con una buona padronanza solo nel 31,9% dei casi, e ancora inferiore è l’informazione riguardo alla cannabis terapeutica

Specificatamente in ambito di informazione legislativa sono state registrate il 98,5% di risposte esatte, il 94,7% per dolore e farmaci e infine il 92,6% per la gestione delle terapie. Il giudizio complessivo del corso è stato valutata buono/ottimo dal 97% dei partecipanti. Cosa chiedono, cosa manca secondo i farmacisti alla loro formazione? Sono meritevoli di approfondimento alcuni aspetti pratici e legislativi della professione, come gestire correttamente le ricette, i controlli da effettuare, le interazioni farmacologiche per una migliore sorveglianza terapeutica.

Circa le terapie sono attese più informazioni sulle preparazioni galeniche a base di cannabis e sull’uso degli oppioidi e della cannabis e infine nella gestione del paziente, sono richieste più indicazioni su strategie per migliorare il counseling, strumenti che aiutino nell’indirizzare i pazienti verso percorsi di presa in carico, focus sull’assistenza psico-emotiva, ma anche su come dare consigli appropriati in caso di dubbi.

Il farmacista sentinella

Il farmacista, sentinella sul territorio, il presidio, luogo privilegiato per intercettare e inquadrare precocemente il sintomo dolore, prima che possa cronicizzare e per educare all’uso corretto dei farmaci o per indirizzare il paziente al medico e monitorarne l’aderenza alle cure. In questo contesto e con queste finalità la formazione diviene cruciale: «Il dolore e il dolore cronico – spiega Manuela Bandi, direttrice Fondazione Muralti – sono un ambito delicato, che richiede competenze aggiornate perché coinvolge aspetti clinici, di sicurezza e normativi in costante evoluzione. Investire nella formazione e nell’aggiornamento professionale, significa fornire ai farmacisti skill e strumenti per porli nella condizione di svolgere pienamente il loro ruolo di raccordo tra paziente e medico, supportando aderenza terapeutica, ricognizione farmacologica e continuità assistenziale».

Aggiunge Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia: «Il farmacista è chiamato ogni giorno a un compito di grande responsabilità: non solo dispensare correttamente i farmaci, ma anche ascoltare, consigliare e guidare il malato nel suo percorso di cura, vigilando su appropriatezza e sicurezza. Potenziare le competenze dei nostri professionisti su questo fronte significa rafforzare il ruolo della farmacia nella rete territoriale, la sua capacità di offrire un valido aiuto alla persona che soffre e di porsi come partner strategico del medico di medicina generale e dello specialista, come previsto dalla stessa farmacia dei servizi».

Il dolore, una enorme sfida

Per numeri, le richieste e nuove necessità. «L’attuale contesto demografico, con sempre più anziani, co-morbidi, fragili – precisa Pierangelo Lora Aprile, segretario Scientifico SIMG (Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie) – ha raggiunto proporzioni di assoluto rilievo in termini di sofferenza, disabilità, consumo di risorse ed è considerato un tema prioritario di salute pubblica, aprendo a sfide cliniche importanti. MMG e farmacisti possono aprire un nuovo capitolo nella gestione dei pazienti con dolore, stabilendo una “alleanza di processo”: azioni sinergiche verso l’appropriatezza, grazie anche a una formazione specifica».

Il farmacista è chiamato ogni giorno a un compito di grande responsabilità: dispensare correttamente i farmaci, ma anche ascoltare, consigliare e guidare il malato nel suo percorso di cura.
Il farmacista è chiamato ogni giorno a un compito di grande responsabilità: dispensare correttamente i farmaci, ma anche ascoltare, consigliare e guidare il malato nel suo percorso di cura.

Dalla farmacia che solo “dispensa” a una farmacia che anche “intercetta”, diventando vero e proprio sensore sul territorio, tramite ad esempio l’identificazione di Reg Flags, come la distinzione fra dolore muscolare lesivo da dolore muscolare riparativo, facendo rete con la medicina generale per promuovere nel cittadino l’automedicazione responsabile, sradicare il pericolo della auto-prescrizione, soprattutto intercettare le situazioni che richiedono, prioritariamente a qualsiasi assunzione di farmaco, il consulto del medico. «Questo significa anche dare ascolto al paziente, porre poche domande cruciali, ad esempio se è in terapia per altre patologie che potrebbero interagire con l’uso di antinfiammatori, quindi consigliare SOP (Farmaci senza Obbligo di Prescrizione) e OTC (Farmaci da Banco) in maniera appropriata per non incide sulla risoluzione del problema o erogare ad esempio un antinfiammatori in un dolore nocicettivo meccanico che non è solo inutile, ma controproducente perché espone la persona a un farmaco, mentre un dolore nocicettivo infiammatorio può essere trattato con un SOP antifiammatorio, salvo che il paziente non sia in trattamento con aspirina, verso cui vi è controindicazione ad alcuni di questi preparati. O ancora, se il farmacista identifica, base a dei cluster anamnestici il dolore potrebbe essere neuropatico, va subito indirizzato al medico».

Le proposte tecnologiche

Per adempiere anche alle richieste dei farmacisti emerse dal corso, è stata avanzata la proposta per la creazione di un software di anamnesi, una sorta di “triage” per definire il paziente che può essere gestito in farmacia da colui che va orientato.

La progettazione potrebbe orientarsi verso un “Farmabot”, sul modello dell’esistente MediBot per il medico, che suggerisce la corretta prescrizione di SOP e OTC secondo appropriatezza. Si propone infine di istituire un gruppo di lavoro fra SIMG e Federfarma per la costruzione di formazione specifica sul pianeta dolore nella sua globalità e compessità.

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