Nel corso del 2020, le nuove diagnosi di Hiv da parte degli utilizzatori di sostanze per via iniettiva (Idu) sono state 44 su un totale di 1.303, con un dimezzamento delle nuove diagnosi in Idu nell’ultimo decennio. Sono questi alcuni aspetti emersi della Relazione al Parlamento 2022 sul fenomeno delle Tossicodipendenze in Italia

Di recente pubblicazione, la relazione al Parlamento 2022 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (coordinata dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità) che consta di oltre 550 pagine, tratta numerose tematiche: dal mercato e l’offerta di sostanze stupefacenti alle tendenze nei consumi, dalle attività di prevenzione all’offerta di servizi.

Nel capitolo dedicato ai danni correlati al consumo di sostanze stupefacenti, la relazione focalizza l’attenzione su malattie come Hiv, Aids e infezioni sessualmente trasmesse.

Si evidenzia che le nuove diagnosi di Hiv che hanno riguardato gli utilizzatori di droghe per via iniettiva (Injecting drugs users, Idu), sono state, nel 2020, appena 44, su un totale di diagnosi notificate al sistema di sorveglianza nazionale HIV dell’Istituto Superiore di Sanità pari a 1.303.

L’incidenza delle nuove diagnosi in utilizzatori di droghe per via iniettiva risulta dimezzata nell’ultima decade; la stessa è difatti passata dal 6,6% del 2010 al 3,4% del 2020.

Maggiore prevalenza tra soggetti di sesso maschile

Nel decennio 2010-2020, è stata registrata una predominanza significativa di soggetti di sesso maschile tra coloro che, utilizzando droghe per via iniettiva, hanno ricevuto una diagnosi di Hiv: 80-85%.

Quanto ai cittadini stranieri, la proporzione ha oscillato tra il 17 e il 19%. Nel 2020 i maschi erano l’81,8%, gli stranieri il 18,2%. L’età media si attestava a circa 40 anni.

La quota di diagnosi tardive riscontrata negli utilizzatori di sostanze iniettive è stata, nel 2020, molto più bassa (54,8%) rispetto a quella di tutte le nuove diagnosi HIV (60%).

Oltre 3 Idu su 10 (31,8%) di nuova diagnosi Hiv nel 2020, hanno effettuato il test su input dei Servizi per le Dipendenze e delle Comunità terapeutiche o degli istituti penitenziari; il 25% per sospetta patologia o presenza di sintomi HIV-correlati.

Nuove diagnosi Aids

La segnalazione di nuove diagnosi Aids nel 2020 al sistema di sorveglianza è stata di 352 casi. Di questi, 27 erano riferiti a Idu, pari al 7,7% del totale. Un dato questo molto incoraggiante se si pensa che nel periodo 1987-1990 la percentuale era stata superiore di ben 10 volte. Nel periodo 2011-2018 è stata osservata una diminuzione dei casi di Aids in Idu nei maschi, con un aumento nell’ultimo anno.

Tra gli stranieri l’andamento è stato invece crescente fino al 2014, con successive oscillazioni. La quota di Idu che ha ricevuto una diagnosi tardiva di AIDS (36%) risulta ampiamente inferiore a quella rilevata nel totale dei casi di Aids (70%).

Ist in consumatori di sostanze per via iniettiva

Nel trentennio 1991-2020, il sistema di sorveglianza ha riportato 2.929 nuovi casi di IST in Idu, pari al 3% di tutti i casi segnalati. Dal 1991-1995 al 2006-2010, è stata registrata una riduzione dei casi di IST in IDU di circa sei volte; successivamente, nel periodo 2011-2020, è stato osservato un aumento degli stessi.

Nel 2020, ne sono stati notificati al sistema di sorveglianza 59, pari al 2% del totale dei casi di Ist segnalati nell’anno. Anche in questo caso, il 93,2% delle segnalazioni sono riferite a maschi. Tra le patologie maggiormente diagnosticate tra gli Idu nel 2020: i condilomi ano-genitali, le uretriti gonococciche, la sifilide latente e le uretriti da Chlamydia trachomatis.

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