Farmaci e reazioni cutanee: le precisazioni dell’esperto

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In tema di farmaci e reazioni cutanee, riportiamo le precisazioni di Luigi Naldi, direttore del dipartimento di Dermatologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza e consigliere Adoi

Assumere un farmaco per bocca e ravvisare un effetto collaterale a livello della cute: è una situazione piuttosto frequente, anche se non sempre il medico riesce a capire se si trova di fronte a un effetto avverso del farmaco o a un disturbo cutaneo comparso ex novo. Suggerire di sospendere il farmaco potenzialmente incriminato, quando possibile, è un modo per verificare se ci si trovi effettivamente o no di fronte a un effetto collaterale da farmaco.

farmaci e reazioni avverse

Riconoscere le reazioni avverse

“Nonostante ci siano stati enormi avanzamenti per quanto riguarda la conoscenza delle reazioni dermatologiche da farmaco, alcune gravi reazioni vengono ancora confuse tra loro. Capita per esempio con la sindrome di Stevens-Johnson e l’eritema polimorfo, per troppi anni associati”, spiega Luigi Naldi, direttore del dipartimento di Dermatologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza e consigliere Adoi. La sindrome di Stevens-Johnson è una reazione avversa da farmaco che, se non riconosciuta e adeguatamente curata, può progredire verso una condizione molto grave quale è la necrolisi epidermica tossica. L’eritema polimorfo, invece,  di solito compare in seguito alla riattivazione di un herpes virus, può ripresentarsi più volte, ma tende a  risolversi  spontaneamente.

La sindrome di Stevens-Johnson 

I farmaci che possono indurre la sindrome di Steven-Johnson sono:

    • Sulfamidici come il cotrimossazolo
    • Allopurinolo
    • Antiepilettici
    • Cefalosporine
    • Fluorochinoloni
    • Anti-infiammatori non steroidei della famiglia degli oxicam

“In Italia si stimano circa 150 casi all’anno: al di là dei farmaci che possono indurre tale reazione avversa è bene ricordare che il suo scatenarsi dipende anche dall’assetto genetico di ogni individuo”, chiarisce il dottor Naldi, precisando però che “tale sindrome, così come la necrolisi epidermica tossica, sono più frequenti nel sesso femminile e all’avanzare dell’età, ma possono insorgere anche in età pediatrica”.

La necrolisi epidermica tossica

Per quanto riguarda la necrolisi epidermica tossica, il dottor Naldi spiega che è simile a un’ustione: “Chi ne è colpito è trattato nei centri dei grandi ustionati. Non ci sono farmaci realmente efficaci per controllarla. Il paziente è ricoverato in terapia intensiva, dove si eseguono tutte le manovre necessarie per superare la fase più critica. La necrolisi epidermica tossica si palesa inizialmente con un distacco dell’epidermide, che tende a progredire, poi si interrompe e quindi avviene una riepitelizzazione. Il tutto dura circa una quarantina di giorni”. Si tratta di una reazione avversa che interessa in Italia circa 50 persone l’anno.

I farmaci potenzialmente in grado di indurre questa grave reazione sono gli stessi visti per la sindrome di Stevens Johnson. Nel caso di farmaci usati cronicamente come gli antiepilettici il rischio di sviluppare questi gravi eventi avversi è maggiore durante le prime settimane di trattamento.

“Il farmacista gioca un ruolo importante nella gestione degli effetti avversi a livello della cute poiché può essere il primo a raccomandare al paziente di rivolgersi al proprio medico curante nel caso di insorgenza di prurito, arrossamento cutaneo o febbre durante il trattamento”, conclude il dottor Naldi.

 

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