Al farmacista di oggi viene concessa la possibilità di allestire all’interno dei locali della farmacia, preparazioni magistrali e officinali, usando sia principi attivi chimici che piante medicinali. La tecnica di produzione è chiamata galenica.

Con il tempo, questa tecnica si è arricchita e raffinata creando le basi per la moderna farmacologia. Gli estratti vegetali trovano impiego in diversi ambiti, ciascuno con un proprio inquadramento normativo: dai fitoterapici, soggetti allo stesso iter autorizzativo dei farmaci, agli integratori, configurati come prodotti alimentari senza finalità terapeutiche a base di sostanze nutritive e botanicals (vitamine, minerali ed estratti vegetali).

Per questi ultimi, il regime regolatorio è decisamente più soft. In Italia, un laboratorio autorizzato alla produzione invia una notifica al Ministero della Salute, che esercita il principio del silenzio-assenso ovvero in assenza di rilievi dell’autorità competente entro i termini previsti, il prodotto può essere commercializzato.

Questo fattore, unito a un aumento della domanda, ha dato un forte impulso al mercato che di fatto non ha registrato flessioni negli ultimi 20 anni. Accanto a questa tendenza al rialzo c’è però una progressiva standardizzazione dell’offerta: materie prime di scarsa qualità, formulazioni replicate su larga scala, un mercato selvaggio su web.

Qui, la galenica erboristica potrebbe essere una leva interessante per riportare la farmacia al centro. Più che un’alternativa agli integratori industriali, potrebbe essere un cambio di paradigma: non il prodotto “già pronto”, ma una formulazione costruita sul paziente.

La normativa

Al farmacista è concessa una certa libertà di formulazione e in più l’esenzione dalla notifica ministeriale richiesta invece all’industria. Tutto questo grazie alla nota n.600.12/AG45.1/706 del 05/12/2002, che in deroga alla Cir. Min. n. 3 del 18.07.2002, ha permesso al farmacista di allestire preparati non medicinali a base di ingredienti vegetali a patto che:

  • siano a base di piante e loro parti riportate in un elenco stilato dal Ministero della Salute;
  • siano per uso orale;
  • siano ottenuti seguendo le Norme di Buona Preparazione della FU XII, quindi non procedure semplificate (D.M. 18/11/2003);
  • siano venduti ai clienti della farmacia;
  • non riportino in etichetta indicazioni terapeutiche.

Al farmacista è consentita quindi la libera produzione di preparati erboristici per uso orale senza obbligo di ricetta medica né di notifica ministeriale, attingendo alla stessa lista di piante ammesse in campo industriale. Con il Decreto Ministeriale 10 agosto 2018 e i successivi aggiornamenti, tale elenco è stato armonizzato con il progetto BELFRIT, oggi un riferimento condiviso a livello europeo per i botanicals.

A fare da sfondo ci sono le farmacopee nazionali, la Farmacopea Europea e le monografie di EMA ed ESCOP, che garantiscono qualità, sicurezza e razionale scientifico delle preparazioni. Ma non è finita qui. Il farmacista può allestire anche dei piccoli lotti, fino a un massimo di 3 kg per le preparazioni officinali ed erboristiche, per la vendita al pubblico.

La farmacia può insomma diventare una vera e propria officina di produzione, con la possibilità di allestire linee originali di preparati erboristici, differenziandosi dagli standard qualitativi e quantitativi del prodotto industriale.

A ciò si aggiunge la determinazione del prezzo, che rientra nella discrezionalità del farmacista. Questo rende, di fatto, la galenica erboristica una proposta competitiva anche sul piano economico.

Quali sono i vantaggi

Il vero punto di forza della galenica erboristica è la possibilità di personalizzare la formulazione: costruire un prodotto su misura, modulando dosaggi, associazioni e forma farmaceutica in funzione delle esigenze del paziente.

Il farmacista può creare preparazioni più efficaci sfruttando ad esempio le sinergie tra le piante, oppure usando forme farmaceutiche o tecniche di allestimento per aumentare la compliance o la biodisponibilità dei principi attivi. Gli esempi nella pratica sono molti, uno su tutti ovviare al problema della biodisponibilità dei principi attivi vegetali come curcumina, berberina o resveratrolo.

A questo scopo si trovano in commercio estratti secchi fitosomiali o liposomiali, già quindi complessati con la fosfatidilcolina, che sono più assorbiti a livello sistemico. In alternativa, può aggiungere alla formulazione opportuni bioenancher, secondo letteratura, come piperina, zenzero o acidi grassi a media catena sempre per aumentare la biodisponibilità dei principi attivi.

Spesso la scarsa efficacia dei prodotti dipende dal principio attivo ma anche da fattori come la qualità dei prodotti e delle materie prime. Revisioni sistematiche e metanalisi documentano tassi significativi di adulterazione e una marcata variabilità nel contenuto dei principi attivi, con frequente presenza di ingredienti in quantità sub-terapeutiche o non corrispondenti a quanto dichiarato (1).

Garantire standard qualitativi elevati dovrebbe essere un criterio prioritario di scelta; tuttavia è un aspetto spesso trascurato dall’utente, orientato più al risparmio economico, spesso a discapito dell’efficacia.

In questo contesto, il farmacista ha un ruolo centrale, assicurando la preparazione di formulazioni galeniche con elevati standard qualitativi, tracciabilità delle materie prime e adeguata titolazione degli estratti, offrendo così un prodotto affidabile da tutti i punti di vista.

I limiti percepiti

Tra i principali ostacoli alla diffusione in farmacia ci sono il tempo tecnico di preparazione e i costi di manodopera, spesso percepiti come elementi penalizzanti. La necessità di dedicare un farmacista alla produzione, sottraendolo all’attività al banco, è infatti interpretata come una perdita di efficienza economica.

Tuttavia, è una visione riduttiva. L’introduzione di attrezzature automatiche o semi-automatiche (incapsulatrici, miscelatori, sistemi per sciroppi) consente di ottimizzare i tempi di preparazione, rendendo il processo più efficiente e sostenibile anche sotto il profilo organizzativo.

A ciò si aggiunge la convinzione che il prodotto galenico risulti meno competitivo rispetto all’integratore industriale, soprattutto in termini di prezzo. Tuttavia, la galenica offre la possibilità di definire il prezzo in funzione della qualità, del servizio professionale e della personalizzazione. Ciò permette di costruire un margine coerente con il valore reale del prodotto, svincolandosi in parte dalla competizione basata esclusivamente sul prezzo.

Il punto chiave diventa quindi il posizionamento: non competere con l’industria sul costo, ma sulla qualità percepita e sull’efficacia. E in questi il farmacista al banco può fare davvero la differenza.

Il ruolo del farmacista

Il farmacista è centrale nel guidare il paziente verso una scelta consapevole:

  • spiega la differenza tra standardizzazione teorica e reale qualità dell’estratto
  • evidenzia il valore della titolazione e della selezione delle materie prime
  • comunica il concetto di efficacia legata alla dose e alla qualità, non solo al prezzo
  • spiega la formulazione e gli eventuali accorgimenti utilizzati per renderla più efficace
  • propone, quando necessario, una formulazione su misura

L’obiettivo non è semplicemente vendere un prodotto, ma trasferire al paziente la percezione di un intervento professionale ad alto valore aggiunto, in cui il leggero sovrapprezzo è giustificato da qualità, efficacia e personalizzazione.

Fonte

  1. Ichim MC, Booker A. Chemical authentication of botanical ingredients: a review of commercial herbal products. Front Pharmacol. 2021 Apr 15;12:666850

Tratto dal numero di giugno 2026 di Tema Farmacia News

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