Le malattie cardiovascolari restano un’importante sfida a livello mondiale. In Italia e nel mondo, nonostante i traguardi scientifici raggiunti, sono ancora oggi la prima causa di morte e disabilità. “Oneroso” è l’impatto generato in termine di costi: personali, sociali, famigliari, assistenziali, economici.
A rischio per tutte le implicazioni associate a queste condizioni cliniche c’è anche la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). È fondamentale dunque strutturare alleanze e sinergie sul territorio fra i principali attori coinvolti nella gestione delle patologie cardiovascolari – medici di medicina generale (MMG), specialisti, farmacisti, operatori sanitari – per mettere a sistema azioni di politica ed educazione sanitaria per la prevenzione e arginare i numeri, in crescita.
Farmacisti e farmacie dei servizi sono centrali nel counseling e nell'(in)formazione, la cosiddetta health literacy. Perché “per un cuore sano, prima (c’è) la prevenzione”, come sottolinea il claim della Giornata Mondiale della salute del cuore 2026, che si celebra oggi, 29 Settembre.
Facendo le somme
I numeri parlano chiaro: all’incirca 220 mila decessi annui solo in Italia, 127 mila fra le donne, pari al 38%, e 98 mila fra gli uomini, il 31%. «Le donne sottovalutano il rischio delle malattie cardiovascolari – dichiara Emanuela Folco, presidente Fondazione Italiana Cuore-ETS – che aumenta invece sensibilmente dopo la menopausa a causa della perdita dell’effetto protettivo degli estrogeni, tanto che queste patologie rappresentano la prima causa di morte. Ad aumentare la criticità è la mancanza di uno screening di prevenzione cardiovascolare periodico, come avviene ad esempio per il tumore al seno. Tenuto conto che le donne sono le principali caregiver, è facile desumere il peso e la ricaduta sociale che le malattie cardiovascolari hanno anche in un contesto famigliare. Molti dei nostri sforzi, come Fondazione, si stanno proprio incentrando a favorire azioni di promozione e educazione alla prevenzione».

Le ripercussioni economiche sono altrettanto pesanti: i numeri del cardiovascolare hanno un’incidenza complessiva, sul bilancio nazionale, di 42 miliardi di euro annui per costi diretti (farmaci, visite, controlli, ospedalizzazioni e ricoveri) e indiretti (perdita di produttività, assenteismo, assegni di invalidità, assistenza a lungo termine all’interno del nucleo familiare), con sensibile riduzione delle aspettative di vita, in calo dal 2011 – secondo dati statistici – in Italia e in diversi altri paesi europei.
Una prospettiva drammatica, considerando che l’80% degli eventi cardiovascolari potrebbero essere evitabili/prevenibili, agendo nei tempi e modi giusti sui principali fattori di rischio modificabili:
- ipertensione
- colesterolo LDL
- diabete di tipo 2
- fumo
- droghe (stupefacenti) il cui uso/abuso è sempre più causa di accessi al Pronto Soccorso per eventi cardiovascolari
- obesità.
La disinformazione: barriera alla prevenzione
Recenti dati attestano che oltre il 50% degli italiani ignora non solo che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte ma anche che condividono le stesse cause di fondo delle malattie cerebrovascolari (ictus). «La mancata percezione del rischio – prosegue la dottoressa Folco – è la prima barriera alla prevenzione, a cui va aggiunta anche un’insufficiente educazione sanitaria fra la popolazione che, invece, rappresenta un importantissimo determinante di salute. L’alfabetizzazione sanitaria è pertanto un altro tema al centro delle nostre campagne di sensibilizzazione alla cultura della prevenzione. Tanto più che è alla base dell’aderenza terapeutica, in Italia ben al di sotto dell’80% e invece ferma a livelli sub-ottimali. Ad esempio, in ambito di patologie croniche, come diabete, dislipidemie, ipertensione, asma, scompenso cardiaco, l’aderenza si assesta al 50% circa, con metà dei pazienti che tendono ad abbandonare il trattamento dopo circa 6-8 mesi. Per l’ipercolesterolemia è al 48%: se l’aderenza fosse ottimale si genererebbe un risparmio dei costi del 38%. Non va meglio per l’ipertensione che raggiunge il 57% di aderenza, che invece potrebbe produrrebbe, se rispettata, un risparmio del 28%. Partendo dai 42 miliardi di costi complessivi, la consapevolezza del cittadino/paziente dell’importanza dell’aderenza terapeutica potrebbe portare a dei risparmi per il SSN molto rilevanti».
Il claim della giornata 2026
“Per un cuore sano, prima la prevenzione”: è lo slogan 2026, sottotitolato dalla Fondazione Italiana Cuore-ETS con un secondo cruciale messaggio: “perché la prevenzione non è un costo, ma il migliore investimento possibile”. «L’Italia – commenta la Presidente – è un Pease fra i più longevi al mondo, pertanto la sfida non è più solo vivere di più, ma vivere a lungo in salute. Qui la partita si gioca tutta nella fase anticipatoria della malattia. Dal 1990, anno della nostra fondazione, la nostra missione è stata la promozione della cultura alla prevenzione lungo tutto il (per)corso della vita. Intendendo non solo la tradizionale prevenzione primaria, secondaria e terziaria, ma anche quella primordiale, che si attua nell’utero materno, finanche in fase di pre-concepimento e a cui devono contribuire entrambi in genitori. Le evidenze scientifiche mostrano che oltre alla salute della donna, è fondamentale l’apporto del padre/maschio per l’imprinting sul sistema neurologico, ma anche metabolico e cardiovascolare del feto».
Fare formazione
L’educazione sanitaria rende consapevole e responsabile il cittadino con ricadute positive non solo sull’individuo ma anche a livello sociale sulla sostenibilità del SSN. L’educazione sanitaria è un determinante di salute perché permette al cittadino/paziente di utilizzare meglio i servizi offerti dal SSN, avere un rapporto migliore con il proprio medico, farsi capire e capire quello che dice il medico.
Vuol dire anche capire l’importanza dell’aderenza in senso ampio: farmacologica, stili di vita salutari, screening, alle vaccinazioni soprattutto per le persone anziane e più fragili. «Sul tema dell’aderenza – prosegue Emanuela Folco – la Fondazione ha investito molto negli ultimi anni, partecipando in qualità di coordinatore alla stesura del documento ufficiale dell’Alleanza cardiocerebrovascolare promossa dal Ministero della Salute, insieme ad altre 32 Società Scientifiche e associazioni pazienti. L’obiettivo è come far aumentare la consapevolezza sull’importanza della educazione sanitaria e dell’aderenza tra gli operatori sanitari e la ricaduta sui pazienti».
Non va dimenticato, infatti che il 30-40% delle persone, quando lascia lo studio del medico dichiara di non ricordare, o di non avere compreso esattamente quanto detto dal curante, a fronte del medico convinto di essere stato chiaro ed efficace con il proprio interlocutore: aspetto, quello della comunicazione medico-paziente, su cui occorre lavorare molto. «Di fatto, non va mai dimenticato che ciascuno ha una responsabilità verso la propria salute, con una ricaduta sociale su tutta la popolazione e sul SSN. Aderenza subottimale e mancata vaccinazione, ad esempio, impattano sulle persone più fragili esponendole al rischio di contrarre malattie, infezioni con importanti ricadute non solo sulla salute ma anche economiche».
L’alleanza MMG, specialisti e farmacisti
Un trinomio cruciale per favorire la riduzione delle patologie cardiovascolari è quello tra MMG, specialisti e farmacisti. «La collaborazione sul territorio è fondamentale. La Fondazione Italiana Cuore – conclude la Presidente Folco – ha lo scopo di facilitare le connessioni tra tutti gli attori del mondo della salute, privati e pubblici, che gravitano attorno all’individuo. Specificatamente il farmacista per autorevolezza, presenza capillare sul territorio ed empatia ha un ruolo fondamentale nell’intercettare le esigenze del paziente e nel fornire informazione chiare. Sono un canale di educazione sanitaria indispensabile, aiutando le persone anche a interpretare i messaggi dei social media, che spesso influenzano in negativo i comportamenti degli utenti. I farmacisti sono dunque un presidio insostituibile della prevenzione».
Impegno delle farmacie nella prevenzione
Primo punto di accesso per la risoluzione di alcuni dei principali bisogni di salute, le farmacie riscuotono un alto indice di gradimento sul territorio, apprezzate da 8 cittadini su 10, secondo gli ultimi dati Censis.
«La prevenzione cardiovascolare è un ambito di grande attenzione all’interno dei nostri presidi – dichiara Francesco Ferro Russo, Presidente Nazionale Associazione Giovani Farmacisti (Fenagifar) – che tuteliamo con la disponibilità di un’ampia serie di servizi e prestazioni, dalla telecardiologia ad analisi di prima istanza che permettono al cittadino di eseguire controlli e monitoraggio (ad esempio la misurazione delle pressione, l’esecuzione di ECG) facilmente accessibili, perché “prossime” anche in aree interne e rurali, con ricadute importanti in termini di salute e di costo sociale».

Benefici che ricadono soprattutto sulle fasce di popolazione più fragili, come gli anziani, “liberandoli” dalla necessità di essere accompagnati da un figlio/care-giver in struttura distanti dal domicilio. «La problematica cardiovascolare è di grande impatto anche per le molte comorbidità, spesso patologie croniche a cui si associano e che aumentano la complessità del quadro clinico generale. In questo conteso il farmacista può contribuire a rilevare criticità specifiche, indirizzando la persona al medico di riferimento per la corretta diagnosi e prescrizione, offrire consigli adeguati, monitorare l’aderenza terapeutica. Competenze che, mantenendo ferma la centralità della relazione- paziente/cittadino-farmacista, possono essere agevolate dalle nuove tecnologici e da strumenti digitali. Il nostro auspicio è che queste soluzioni tecnologiche possano consentire una migliore integrazione fra sistemi per superare la regionalizzazione – una sfida che nel caso del cardiovascolare è nazionale, europea e mondiale – di concerto con gli altri professionisti sanitari, medici, infermieri, specialisti territoriali che formano un sistema sanitario nazionale di eccellenza».


