Nel nostro Paese ci sono circa ventimila farmacie e tutte devono avere per legge un laboratorio galenico, che non è sempre utilizzato al massimo delle potenzialità. Negli ultimi anni però, molti colleghi hanno iniziato a interessarsi di galenica, anche a causa della momentanea indisponibilità di alcuni farmaci industriali.

Dai dati in mio possesso risulta che nel 2023 oltre duemila farmacie hanno allestito dei preparati magistrali, all’incirca un 10% del totale. Un passo avanti rispetto al passato, quando la metodica sembrava fosse solo ad appannaggio di poche farmacie specializzate.

Il farmacista, oggi, ha capito il valore e l’importanza della galenica al fine di garantire l’assistenza farmaceutica necessaria ai cittadini. Ma non ci si improvvisa preparatori, perché devono essere garantite qualità, efficacia e sicurezza, come richiesto dalla normativa in vigore. Essa non vuole sostituire l’industria farmaceutica, anzi, vuole affiancarla.

Cercare l’unicità

Pertanto, è essenziale che il farmacista titolare faccia investimenti per creare una struttura e un’organizzazione ben funzionante con personale preparato. Sono fermamente convinto che sia importante iniziare a parlare di “galenica imprenditoriale”, senza per questo dimenticare l’importanza di quella sociale, che mette al centro il cittadino e la salute pubblica. Ricordo una particolarità forse poco nota: oggi il laboratorio galenico può essere allestito anche all’esterno della farmacia mantenendo la stessa partita IVA.

A mio parere deve essere concepito come un’azienda nell’azienda, possibilmente con contabilità separata e quindi più vantaggiosa. Si tratta, pertanto, di un vero e proprio investimento economico, una scelta precisa. Per ottenere buoni risultati, è consigliabile specializzarsi in uno o più settori e trovare la propria unicità, considerando che le forme farmaceutiche che possono essere allestite sono circa 25, come riportato in Farmacopea.

Altro punto fondamentale, quando si parla di “galenica imprenditoriale”, è la formazione di tutti i collaboratori della farmacia, non solo quelli che lavorano in laboratorio. È vitale formare chi lavora al banco perché è il tramite che lega il laboratorio al paziente. Il laboratorio deve dare le giuste indicazioni ai colleghi del banco, per esempio deve istruirli sulla tipologia di preparazione e sulla legislazione delle ricette magistrali. Viceversa, il banco deve informare il laboratorio sulle esigenze del paziente, perché è il reparto a contatto diretto con il pubblico.

Cruciale, inoltre, è impiegare le proprie energie nelle relazioni con i fornitori, che forniscono materie prime, giudicando non dal prezzo ma dal servizio, e con i medici prescrittori. Infine, è indispensabile la relazione fra la farmacia ospedaliera e quella territoriale per il proseguimento della terapia, soprattutto se questa è di carattere oncologico.

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