Medicinali contraffatti: i tag edibili contro la diffusione

Un film commestibile da applicare sulla superficie dei farmaci può rappresentare un’efficace chiave di sicurezza per impedire ai medicinali contraffatti di raggiungere i pazienti

I medicinali contraffatti rappresentano un’enorme minaccia per la sicurezza dei pazienti, la salute pubblica e l’economia nei Paesi sviluppati. Ma anche (e forse di più) nei Paesi meno sviluppati. Le soluzioni attualmente adottate per cercare di porre un freno al problema sono spesso vulnerabili a causa dei livelli limitati di sicurezza. Infatti, la produzione di farmaci da prescrizione con marcature, colori, forme o confezioni distinti ha dimostrato di non essere un modo adeguato a proteggerli efficacemente dalla contraffazione.

Però forse all’orizzonte si sta profilando una nuova via, che potrebbe finalmente rendere la vita davvero complicata a chi si occupa di contraffazione. I ricercatori della Purdue University, negli Stati Uniti, hanno sviluppato un tag di sicurezza commestibile, che può essere incorporato nei medicinali per ridurre il numero di farmaci contraffatti presenti sul mercato. Il tag funge da impronta digitale per ogni capsula o compressa di farmaco. Questo processo avviene utilizzando una tecnica di autenticazione chiamata “physical unclonable function” (Puf), che originariamente era stata pensata per aumentare il livello di sicurezza dei prodotti e dei dati nel mondo informatico.

Come funzionano i tag

I tag Puf possono generare risposte diverse ogni volta che vengono “stimolati”. Ciò li rende imprevedibili ed estremamente difficili da duplicare. I ricercatori sostengono che nemmeno uno stesso produttore possa ricreare due tag Puf identici. Secondo gli scienziati, un’etichettatura basata su tali tag aiuterebbe le farmacie a verificare la legittimità dei farmaci prima che vengano venduti. Per facilitare che ciò accada, i ricercatori hanno creato un sottile film di sicurezza da posizionare sulla superficie delle capsule dei farmaci. Affinché risulti commestibile, il film è fatto con proteine della seta e proteine fluorescenti fuse insieme geneticamente. In questo modo, il tag è facilmente digeribile in quanto composto interamente di proteine e può essere “consumato” come parte di una pillola o compressa.

Una fonte di luce LED diretta verso il tag eccita le microparticelle di seta fluorescente, generando ogni volta un differente schema casuale. Le microparticelle emettono colori fluorescenti ciano, verde, giallo o rosso. Parti dei modelli possono quindi essere estratte digitalmente per produrre una chiave di sicurezza, che una farmacia o un paziente potrebbe usare per avere la conferma che un farmaco è autentico.

Un’app per la sicurezza

I ricercatori stanno attualmente trasformando questo processo in un’app per smartphone che possa essere usata sia da dalle farmacie sia dai consumatori. Analizzando con l’app una foto del tag, fatta con lo smartphone e con il flash acceso, i pazienti possono verificare se il loro farmaco è autentico prima di assumerlo e avere anche informazioni pertinenti, come la frequenza di dosaggio o eventuali effetti collaterali. Il tag contiene una chiave digitalizzata e crittografata – referenziata in un database – che può escludere, qualora fosse fisicamente possibile, qualsiasi tipo di duplicazione.

Allo stato attuale delle cose, i tag Puf possono funzionare almeno per due mesi senza che le proteine si degradino. È un buon risultato, ma per un uso efficace è necessario riuscire a garantire la durata fino alla data di scadenza del medicinale. E anche che per tutto questo tempo la presenza del tag non influisca sulla composizione degli ingredienti del medicinale stesso o sulla sua efficacia.