Oltre la dispensazione del farmaco

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Mirone 2Nell’ambito del delicato compito di “prendere in carico” il paziente di cui si parla come futuro ruolo del farmacista nel Servizio sanitario e che in qualche modo compensi, sia dal punto di vista della gratificazione professionale che dal punto di vista remunerativo, il ruolo via via sempre più modesto di dispensatore del prodotto-farmaco, non si può non tenere conto di ciò che accompagna il farmaco per una idonea terapia e che spesso assurge a importanza primaria per il buon esito della stessa: il dispositivo medico- chirurgico o “medical device”.

Finora considerato alla stregua di un semplice “accessorio” del vero rimedio farmacologico, quello sì frutto di anni di ricerca particolarmente costosa, ora grazie alle nuove tecnologie e anche in virtù di una precisa strategia di molte aziende produttrici che intendono riposizionare più efficacemente molecole già note sul mercato, questi strumenti di dispensazione del principio attivo non possono più essere considerati un semplice corollario del farmaco ma parte integrante di esso, senza i quali, o, per meglio dire, senza un corretto utilizzo dei quali è messo addirittura in discussione il buon esito della terapia.
Proprio su questo punto dovrebbe concentrarsi l’attenzione del farmacista che unitamente alla necessaria informazione su tutto quanto attiene ad un corretto utilizzo del farmaco vero e proprio –posologia, interazioni ed eventuali controindicazioni, ecc.ecc.- deve assistere il paziente anche nel corretto utilizzo del dispositivo medico, non sempre di facile comprensione per un soggetto inesperto, molto spesso anziano che di certo non ha dimestichezza con quanto costituisce innovazione.

L’incidenza statistica di pazienti anziani che hanno a che fare con tali strumenti di somministrazione è infatti particolarmente elevata, trattandosi di patologie per lo più croniche quali i trattamenti per le malattie respiratorie o per il contenimento dei valori glicemici. Quanti dei nostri colleghi hanno visto tornare al banco il paziente anziano asmatico che chiedeva spiegazioni sul significato della parola boccaglio o inalatore lette nel foglietto illustrativo o peggio della parola “puff” di erogazione sulla prescrizione del medico curante? Ebbene, ancora una volta, proprio qui può trovare idonea collocazione professionale il farmacista se il suo intervento, il suo contributo serve a evitare inutili sprechi di risorse pubbliche o private che siano, riducendo il rischio che il costoso rimedio non ottenga l’effetto desiderato.

Collegando quanto appena esposto ai quesiti estremamente attuali riguardanti il governo della spesa farmaceutica sul quale lo Stato si interroga, anche alla luce dell’entrata in scena di farmaci innovativi particolarmente costosi che di gran lunga compenseranno i risparmi ottenuti con l’ormai esausto processo di genericazione dei prodotti già presenti sul mercato, ecco che il ruolo del farmacista può assumere rilevanza fondamentale laddove garantisca circa il corretto utilizzo delle risorse che il Servizio sanitario mette a disposizione del cittadino per la fruizione delle cure farmacologiche. E, volendo estremizzare per far comprendere l’importanza del tema, se poi si arrivasse, con il progressivo esaurirsi delle risorse disponibili, a modelli di rimborsabilità già utilizzati in altre nazioni europee che prevedano contribuzioni a tutti gli attori della filiera non più sulla base del venduto quanto sulla base dei risultati ottenuti, il cosiddetto “payment by results”, ecco che tutte quelle figure, in primis il farmacista, che possano aumentare le percentuali di buon esito della terapia avrebbero di sicuro un ruolo garantito nel panorama futuro sanitario italiano.
Con la benedizione di tutti. Dello Stato che avrebbe evidenti possibilità di risparmio, dell’Industria che avrebbe maggiori garanzie di ritorni sull’investimento sostenuto, ma soprattutto del Cittadino che, ancor di più di quanto già accade oggi, avrebbe di fronte a sé una figura professionale ampiamente legittimata da tutto il sistema nel quale opera a perseguire l’obiettivo per il quale è nata e continua ad esistere: la tutela della salute pubblica con una sana gestione delle risorse economiche a disposizione.

2 Commenti

  1. Condivido pienamente il tuo discorso: payment by result. Se tutti ci impegnassimo in prima persona, e già in parte lo facciamo, a spiegare l’utilizzo dei devaice e, non solo agli anziani, a spiegare che l’utilizzo continuo, da anni, degli inibitori di pompa potrebbe creare dei problemi, che la sospensione di prodotti come la teripadatide dopo pochi mesi di terapia vanificano la stessa. Prepariamoci allora a realizzare dei progetti, non localmente ma con una regia nazionale della nostra federazione, a presentare tutti insieme i risultati a chi di dovere.
    Giorgio Congiu pres. Federfarma Sardegna

    • Con l’acume che gli riconosco, il Collega Congiu ha centrato il problema che troppo spesso ha afflitto la nostra Categoria: riuscire a far diventare standard nazionale le pur encomiabili iniziative locali. Per raggiungere tale obiettivo: meno personalismi e una regia nazionale, questo è quanto necessita e quanto dovremo assolutamente realizzare se vogliamo conservare la nostra fondamentale funzione al servizio della salute pubblica.
      Antonello Mirone

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