Fitoterapia e farmaci: interazioni pericolose

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Naturali sì, ma attenzione alle possibili interazioni dei prodotti fitoterapici con medicinali o alimenti

I prodotti naturali offrono benefici terapeutici, ma possono presentare anche dei lati oscuri, mostrando effetti indesiderati e interazioni inappropriate con alimenti o farmaci. Di qui l’esigenza di un ente regolatore volto a monitorare l’utilizzo delle erbe medicinali, ovvero un organo di fitovigilanza che in Italia fa capo all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – in accordo con Aifa e il Ministero della Salute – e che si basa su un sistema di raccolta delle segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse attraverso la compilazione di opportune schede (scaricabili qui). Un sistema di controllo che fa riferimento a figure chiave quali medici, operatori sanitari e farmacisti nell’individuare in modo tempestivo tali eventi e supportare la raccolta di informazioni necessarie a rendere più sicura la pratica fitoterapica.

Quando si parla di reazioni avverse (Adverse Drug Reaction o ADR) correlate a prodotti a base di piante (Herb Drug Interactions o HDI) si apre uno scenario articolato in termini sia legislativi e commerciali (varia l’origine, la tipologia e la classificazione in funzione anche dei Paesi di provenienza, CEE o extraeuropei; i canali di distribuzione non sono sempre certificati) sia di controlli (non trattandosi di farmaci, i fitoterapici non sono soggetti agli stessi severi check di qualità; sono in genere costituiti da una miscela complessa di elementi, ciascuno caratterizzato da un particolare fitocomplesso; spesso non richiedono prescrizione e così bypassano la supervisione medica). Ma la complessità si evidenzia soprattutto focalizzando l’attenzione sui meccanismi di interazione tra fitoterapici e farmaci trattandosi, in base all’effetto biologico, di interazioni positive (auspicabili per una maggiore efficacia o minore tossicità del farmaco) e di interazioni negative (con conseguente riduzione dell’attività o incremento degli effetti tossici del farmaco, arrivando anche a esiti gravi e persino fatali…).

Esempi di interazioni pericolose

Di seguito proponiamo alcuni case report di interazioni avverse talvolta inaspettate e segnalate grazie al sistema di fitovigilanza.

Camomilla (Matricaria recutita L.)

La “tranquillissima” Camomilla interferisce con le benzodiazepine e con i sedativi, altera il metabolismo di vari farmaci (tra cui calcio-antagonisti, statine, ciclosporina e cisapride), può ridurre l’assorbimento del ferro (case report in relazione a un infuso preparato con 3 g di droga in 300 ml di acqua bollente, per 10 minuti). Le sue idrossicumarine potenziano l’azione degli anticoagulanti cumarinici, in primis il warfarin. A tal proposito si riferisce il caso clinico di una donna di 70 anni in terapia con warfarin che ha iniziato a bere tisane di camomilla circa quattro-cinque volte al giorno, sviluppando dopo cinque giorni ecchimosi, ematoma retroperitoneale ed emorragie interne imputabili proprio al fitoterapico.

Arancio amaro (Citrus aurantium)

Molto apprezzato a scopo dimagrante, per gli effetti anoressizzanti della sinefrina, è tra i prodotti più frequentemente segnalati in Italia a causa dell’eccessiva stimolazione del sistema nervoso simpatico e dell’apparato cardiovascolare (con rischio di aritmie, fibrillazione ventricolare, ictus e infarto del miocardio). Tanto che esiste una nota ministeriale per cui il suo consumo va limitato (la dose massima giornaliera è di 30 mg, corrispondenti a circa 800 mg di fitoterapico con un titolo del 4%) e va fatto sotto controllo medico in caso di cardiopatie e ipertensione arteriosa. Tra i vari casi segnalati a livello internazionale ricordiamo quello di una donna di 55 anni ricoverata in urgenza a causa di un infarto insorto in seguito all’assunzione di un prodotto dimagrante a base di arancio amaro e di caffeina.

Finocchio (Foeniculum vulgare)

Molto sfruttato per curare le coliche intestinali in età pediatrica, è considerato innocuo, ma non va trascurata la sua capacità di interagire con i farmaci fotosensibilizzanti, potenziandone gli effetti, e con terapie ormonali. Proprio a causa dei suoi effetti estrogenostimolanti, l’uso a lungo termine del finocchio è stato associato nel 2008 a quattro casi di un anomalo sviluppo del seno senza altri segni clinici di pubertà. Le bambine mostravano livelli di estrogeni di 15-20 volte superiori alla norma ma non presentavano alterazioni ovariche o disfunzioni tiroidee, mentre avevano assunto per più mesi (duetre volte al giorno) degli infusi di Foeniculum vulgare. Sospendendo tale somministrazione il telarca prematuro è rientrato in circa tre-sei mesi.

Mirtillo americano (Vaccinium macrocarpon)

Il tanto celebrato cranberry, ampiamente sfruttato come succo, estratto fluido e secco nel trattamento sintomatico delle cistiti ricorrenti femminili, mostra uno spettro di interazioni piuttosto ampio. In primis, già nel 2004 la Committee on Safety of Medicines britannica aveva allertato sulla possibile interazione tra il succo di cranberry e il warfarin, con potenziale rischio di gravi emorragie (otto casi su 12 segnalati mostravano un significativo aumento di INR). A supporto di queste e altre numerose segnalazioni, più di recente alcuni studi in vitro hanno messo in rilievo l’effetto inibitorio esercitato dal fitoterapico sulla super famiglia enzimatica dei citocromi CYP.

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