Alzando lo sguardo al nuovo anno, diverse le prospettive e altrettante le parole chiave che le possono descrivere. Tra queste, certamente prevenzione, utilizzata in diverse realtà; ad esempio in urbanistica (criteri costruttivi a misura umana), in ambito lavorativo (impiego e condizioni sociali adeguate), nell’istruzione a garanzia della promozione culturale.

In ambito sanitario, è attribuita al medico Girolamo Mercuriale il primo uso storico universalmente riconosciuto del termine prevenzione, in un testo del 1598, dove la descrive come l’insieme di azioni volte a preservare salute e prevenire insorgenza di malattie, attraverso l’assunzione di corretti stili di vita (alimentazione sana, igiene personale, attività fisica), proprio sulla scia delle prescrizioni di Ippocrate (IV sec. a.C.) indicate nel trattato “De regime”, considerate parte integrante della cura dell’uomo in relazione al suo ambiente di vita.

Non vi è alcun dubbio che, sin dal passato, il concetto di prevenzione [prefisso latino prae-(avanti) e verbo venire], avesse uno slancio pro-attivo verso stili di vita salutari.

Oggi assistiamo a buona e cattiva prevenzione che si accompagna, a sua volta, a una buona e cattiva informazione.

La prima fonda le sue basi su abitudini sane, regime alimentare vario e bilanciato, attività fisica regolare, controlli di salute mirati (con efficacia scientificamente provata), profilassi vaccinale e accompagnata da professionisti sanitari che alimentano dialogo e informazione; la seconda, quella cattiva, si innesta nel consumismo sanitario che sfrutta la legittima paura della malattia e il desiderio di benessere a ogni costo, nella sua accezione esasperatamente individualistica. Quest’ultima trascina con sé conseguenze che coinvolgono sia aspetti psicologici ed economici del singolo individuo, che sfugge alla necessaria valutazione secondo il criterio del rapporto tra rischio e beneficio, sia aspetti deleteri connessi con la Sanità pubblica, che rischia di non poter sostenere prestazioni non necessarie.

Progettare e programmare percorsi in cornice di prevenzione con interventi mirati sin dal concepimento del futuro bambino in fase perinatale, in ambito scolastico, in adolescenza, nei luoghi di lavoro e di educazione delle future generazioni, dovrebbe diventare un modus pensandi et operandi sempre più naturale.

Strutturare la prevenzione è fondamentalmente una scelta di politica sanitaria, non esclusivamente economica. Se essa diviene realmente una priorità, allora si pongono le basi per la sua realizzazione, attraverso adeguamenti normativi specifici, tali da spostare risorse economiche su di essa, a favore della persona, della famiglia e della società.

In un periodo storico di incertezza, talvolta di delegittimazione della scienza e delle istituzioni, l’investimento in prevenzione può rafforzare la rete sanitaria e sociale con riduzione delle disuguaglianze.

Proprio in questa scia, si inserisce la Legge Semplificazioni n. 182 del 2 dicembre 2025: non semplice aggiornamento normativo ma riconoscimento definitivo della farmacia di comunità come presidio di prossimità attraverso misure che rendono più semplice, efficace e strutturato l’accesso ai servizi sanitari territoriali nel perimetro del Sistema sanitario nazionale.

Un modello sanitario più moderno, vicino ai bisogni delle comunità, nella ricorrenza dei vent’anni del documento programmatico della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani che descrisse per la prima volta le competenze professionali del farmacista di comunità, con la visione poi declinata a livello legislativo della Legge 69/2009.

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