L’Italia affronta un’emergenza silenziosa ma letale: con 12mila decessi annui legati all’antimicrobico-resistenza (AMR) e una spesa diretta di 2,4 miliardi di euro, il nostro Paese è il fanalino di coda in Europa. Per rispondere a questa sfida, la farmacia di comunità si candida a diventare il vero triage del territorio.
Se ne è discusso all’Auditorium del Ministero della Salute lo scorso 20 gennaio nel corso di un evento dal titolo “Antimicrobico-resistenza: evidenze scientifiche, sostenibilità del SSN e nuovi modelli di sanità territoriale” in cui Fenagifar ha presentato i risultati di due studi che trasformano la capillarità delle farmacie in una rete di protezione per il Servizio Sanitario Nazionale.
Il fronte comune delle istituzioni
L’incontro ha visto un coro unanime da parte dei vertici della sanità italiana, con una riflessione comune sulla necessità di passare dalla teoria ai fatti. Il Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha aperto i lavori definendo la farmacia una “sentinella’” permanente per l’uso appropriato del farmaco.
Sulla stessa linea il presidente FOFI Andrea Mandelli, che ha sottolineato come la farmacia sia l’unico presidio in grado di fornire risposte immediate e dati concreti, lavorando in sinergia nella complessità del sistema senza che alcun professionista si senta scavalcato.

Anche il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, ha evidenziato come la professionalità e la capillarità della farmacia sia la chiave per conquistare la fiducia del cittadino: più la farmacia si avvicina alla gestione della complessità clinica, migliori saranno gli esiti di salute. Una visione condivisa dal Presidente Fenagifar Vladimiro Grieco, che ha ricordato come l’AMR nasca proprio a livello locale, spesso a causa di prescrizioni basate su sospetti e non su certezze diagnostiche.
Dalla teoria ai fatti: lo studio Fenagifar
Al cuore dell’evento la presentazione dello studio promosso dalla Federazione dei giovani farmacisti – Fenagifar, in collaborazione con Federfarma e Sistema farmacia Italia, è stato realizzato dall’Università di Torino con il patrocinio della FOFI. La prima fase dello studio, di carattere osservazionale, è stata realizzata somministrando questionari all’utenza delle farmacie che hanno aderito all’iniziativa.
L’obiettivo era valutare il livello di conoscenza, consapevolezza e utilizzo degli antibiotici da parte dei cittadini. Grazie al coinvolgimento di 778 farmacie, sono stati raccolti in pochi mesi oltre 14.500 questionari. Il dato emerso è preoccupante: nonostante molti cittadini abbiano dichiarato di conoscere il problema, persistono pratiche pericolose come l’automedicazione e la conservazione di avanzi di antibiotici in casa.
Il Segretario Fenagifar, Paolo Levantino ha richiamato i farmacisti al ruolo di “ambasciatori della salute” anche per scardinare l’idea errata che sia l’organismo a diventare resistente, e non i batteri.
La seconda parte dello studio ha affiancato alle valutazioni espresse una analisi clinica basata sull’utilizzo dei test rapidi POCT per lo streptococco A per i casi di mal di gola, effettuati al banco. Su un totale di 1.914 test eseguiti solo il 45% è risultato positivo (59% nei bambini da 0 a 10 anni). Questo significa che, in assenza di uno screening rapido, oltre la metà dei pazienti avrebbe assunto un antibiotico inutilmente.
Farmacoeconomia: i vantaggi della prossimità
Accanto ai dati clinici, l’analisi della letteratura internazionale rivela che il coinvolgimento della farmacia rappresenta una scelta vincente anche sotto il profilo economico.
Proprio per questo un secondo studio promosso da Fenagifar in collaborazione con la Fondazione Collegio Carlo Alberto di Torino, che punta ad analizzare anche l’impatto farmacoeconomico dei test POCT per lo streptococco A in farmacia.
Sulla base della letteratura scientifica disponibile, emerge che l’impiego dei test rapidi in farmacia produca risparmi diretti (e pressochè immediati) per il SSN, con un risparmio stimato tra i 10 e i 20 euro a paziente, una riduzione degli accessi impropri dal MMG e prescrizioni errate, per un beneficio potenziale per il SSN pari a circa 200milioni di euro l’anno.
Il Presidente Fenagifar ha ricordato in conclusione che l’AMR non si combatte solo con nuovi antibiotici ma con educazione sanitaria e appropriatezza.


