Continua il dibattito sulla spesa farmaceutica dell’ultimo anno, più volte definita “fuori controllo”, tra pareri pro e contro. Appare chiara, indipendentemente dagli interlocutori – istituzionali, politici, farmacologi o clinici – la necessità di “coordinare” strategie e sinergie e dare un futuro di sicurezza assistenziale al cittadino, orientato a una longevità accompagnata da plurimorbidità, croniche, quindi con indiscusso bisogno di terapie e trattamenti a vita, e al Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Tra le opportunità profilate, oltre alla “riprogrammazione” della spesa, anche il ricorso per la gestione, accuratezza e adeguatezza prescrittiva, a soluzioni di Intelligenza Artificiale.

Il contesto

Il 2024 e il 2025 hanno segnato record negativi per quanto riguarda lo sfondamento dei tetti di spesa, evidenziando che non si tratta più di un problema solo contabile, ma anche di stabilità del SSN. Ricordiamo solo alcuni dati: nei primi 10 mesi del 2025, la spesa farmaceutica totale, riferita a acquisiti diretti più convenzionata, si è attestata a 21 miliardi e 27 milioni di euro, con uno scostamento dal tetto programmato pari a 3,77 miliardi di euro, segnando una crescita di 1,36 miliardi, pari a +6,9% rispetto al 2024, mentre la diretta, sempre in quest’arco di tempo, ha sfondato il tetto di 4,2 mld di euro.

In termini di farmaci dispensati dalle farmacie aperte al pubblico, la spesa ha raggiunto i 7.208,8 milioni di euro (6,39% del Fondo sanitario nazionale, Fsn), a fronte di quella dei farmaci acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche che ha toccato i 13.605,9 milioni di euro (12,06% del Fsn). Un dato, al netto della spesa per farmaci innovativi e per gli antibiotici per il trattamento di infezioni da germi multiresistenti, che risulta pari a 654,9 milioni di euro, nonché della spesa per gas medicinali (212,6 milioni di euro).

Nei primi 10 mesi del 2025, la spesa farmaceutica totale, riferita a acquisiti diretti più convenzionata, si è attestata a 21 miliardi e 27 milioni di euro, con uno scostamento dal tetto programmato pari a 3,77 miliardi di euro, segnando una crescita di 1,36 miliardi, pari a +6,9% rispetto al 2024.
Nei primi 10 mesi del 2025, la spesa farmaceutica totale, riferita a acquisiti diretti più convenzionata, si è attestata a 21 miliardi e 27 milioni di euro, con uno scostamento dal tetto programmato pari a 3,77 miliardi di euro, segnando una crescita di 1,36 miliardi, pari a +6,9% rispetto al 2024.

Ci si interroga sui fattori che hanno portato a questi valori, rimandando a diverse voci: il costo dei nuovi farmaci, soprattutto oncologici e per malattie rare, con l’autorizzazione all’immissione in commercio nel 2025 di oltre 100 formulazioni innovative, molte ad elevato costo che ha messo a dura prova i fondi stanziati; il divario esistente tra i due comparti principali della spesa farmaceutica, da un lato la convenzionata, valutata “sotto controllo” e che in alcuni casi avanza anche risorse, conseguentemente al passaggio di diversi farmaci a generici, quindi meno cari, o a spostamenti negli ospedali (nel 2025 ha registrato un avanzo di circa 266 milioni), dall’altro gli acquisti diretti.

Questi sono invece esplosi: il tetto dell’8,3% del Fondo sanitario fissato, in realtà con è sufficiente a coprire una spesa che incide per oltre l’11,5%. Si aggiunge, inoltre, il “paradosso payback”, così come è stato definito dagli esperti, che richiede alle aziende farmaceutiche quando superano il tetto di spesa, di restituire una parte dello sforamento (il payback). Meccanismo, di fatto, oggetto di ricorsi legali, generando anche incertezza finanziaria che frena gli investimenti, rendendo la programmazione del ministero un esercizio puramente teorico.

Quindi, a fronte di queste considerazioni, in particolare i farmacologi, stimano che il “fuori controllo” della spesa sanitaria non sia imputabile a sprechi o a spese eccessive, ma a una domanda di salute che evolve rapidamente, oltre i limiti di spesa stabiliti per legge. A ciò contribuisce la programmazione a silos, a compartimenti stagni che non interagiscono fra loro, rendendo il sistema rigido e perennemente in debito e a ventun gestioni “regionali” autonome della spesa farmaceutica.

Le azioni da intraprendere

Non basta aumentare i fondi. Servono nuove regole per definire il governo della prescrizione, ad esempio, identificando chi e che cosa il sanitario profilato può prescrivere; occorre rivedere budget e tetti di spesa ritenuti anacronistici per poter garantire al cittadino il diritto alla salute e l’accesso a terapie innovative, evitando che debba sostenere out of pocket importanti.

Gli esperti ricordano che, ad oggi, il 28% della spesa farmaceutica è carico della persona. Fra le proposte avanzate per risolvere queste diverse criticità, in relazione alla messa a punto del Prontuario Farmaceutico Nazionale, le Società Scientifiche chiedono che dalla revisione siano esclusi le terapie innovative, i farmaci orfani e di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale.

Tra le soluzioni, servirebbe rivedere budget e tetti di spesa ritenuti anacronistici per poter garantire al cittadino il diritto alla salute e l’accesso a terapie innovative, evitando che debba sostenere out of pocket importanti.
Tra le soluzioni, servirebbe rivedere budget e tetti di spesa ritenuti anacronistici per poter garantire al cittadino il diritto alla salute e l’accesso a terapie innovative, evitando che debba sostenere out of pocket importanti.

Farmaci, tutti, che vanno considerati, ancor prima che una fonte importante di spesa, come un investimento, associato a ricadute positive sulla salute del singolo paziente, dell’intera collettività e del sistema. Inoltre, come anticipato, è necessario superare la gestione a silos separati in cui è suddivisa attualmente la spesa farmaceutica nel nostro Paese: un evidente limite. Ci sono gli strumenti per valutare l’efficacia terapeutica di un nuovo farmaco, quindi i risparmi che può generare, per esempio sulle ospedalizzazioni evitate.

In quest’ottica si sta lavorando per trovare anche soluzioni alternative, come il pagamento rateizzato fino anche a 6-7 anni per i farmaci one shot. L’obiettivo è riuscire a coniugare l’innovazione con la sostenibilità considerando la suddivisione della sanità in 21 diversi sistemi e, non ultimo, fare ricorso alla tecnologia, all’AI.

La prescrittomica

Proposta molto innovativa che intende rispondere in maniera fattiva a una evidenza consolida: l’Italia è un paese fra i più longevi, dove cresce l’impiego di farmaci e di politerapia, dove è radicata, anche nella popolazione, la prevenzione. Con indiscussi aumenti dei costi. Tutti concetti che richiamano a un unico fattore comune: la necessità di avere un migliore controllo e di più attenzione (anche) all’appropriatezza prescrittiva. Obiettivo che può esser favorito da nuove tecnologie, come la prescittomica.

Uno strumento che si avvale della IA assistita che, sulla base di algoritmi appositamente creati e di dati, intende rispondere all’unicità e complessità dei pazienti tramite la valutazione di dati omici, derivanti ad esempio dalla genomica e proteomica, integrata con stili di vita e le caratteristiche individuali del persona, mettendo a punto una medicina e trattamenti “centrali” sul singolo cittadino-paziente. Riuscire a portare una soluzione di questo tipo al letto del paziente, a diposizione dei medici, spiegano dai vertici di AIFA può contribuire a meglio tutelare la salute dei pazienti e a contenere la spesa farmaceutica.


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here