Una spezia sempre in auge, lo zenzero

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Si tratta di una delle prime spezie che dall’Oriente è giunta in Europa, attraverso le rotte commerciali tracciate da Greci e Romani, e da subito si è imposto per il suo carattere pungente e fortemente aromatico che gli ha permesso di inserirsi come ingrediente di punta in molte ricette tradizionali, dolci e salate. Parliamo infatti dello zenzero (Zingiber officinale) tanto apprezzato nella cucina popolare del Vecchio Continente (basti pensare al delizioso “Gingerbread”, il pan di zenzero) ma anche in campo cosmetico (in creme e lozioni ad azione tonificante, schiarente e anti-acne) e soprattutto medicinale, basti pensare che in medicina ayurvedica è chiamato Vishwabhesaj, “medicina universale”.

zenzero

Nell’Inghilterra del XVIII-XIX secolo era persino diffuso aggiungerlo alla birra per contrastare lo scorbuto. Per non parlare della fama che si conquistò nel corso del Medioevo, come potente afrodisiaco…

Ruolo attuale della pianta

Passando ad anni ben più recenti, lo zenzero ha conquistato fama e credibilità in campo fitoterapico: è stato inserito dalla FDA nella lista delle sostanze “generally recognized as safe” ed è presente nelle Farmacopee della maggior parte dei paesi occidentali. Nel 2012 la European Medicines Agency ha rilasciato un report in cui descriveva il suo impiego preventivo in numerose condizioni correlate al manifestarsi di nausea e vomito, mentre il British Herbal Compendium si è sbilanciato al punto di indicarlo come un rimedio per la nausea e il vomito in gravidanza. In parallelo, numerosi studi clinici e preclinici hanno acceso i riflettori sullo zenzero come trattamento per ridurre la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia: in molti casi lo Zenzero, a varie concentrazioni, si è dimostrato in grado di ridurre l’incidenza della nausea indotta dalla chemioterapia in acuto (entro 24 ore dal trattamento) ma non altrettanto efficace nella nausea ritardata (dopo 24 ore ed entro 5 giorni dal trattamento).

Guardando al futuro

La ricerca scientifica ci ha insegnato che non bisogna mai accontentarsi, ponendosi di continuo nuovi obiettivi e, persino nel caso di una spezia millenaria come lo Zenzero, ha fornito nuovi interessanti spunti terapeutici. Da un lato è emersa la capacità dello Zenzero di agire come potente inibitore nella produzione delle citochine infiammatorie, arrivando a sviluppare un’azione antinfiammatoria e antidolorifica paragonabili a quelle di ibuprofene e betametasone. Uno studio condotto presso la Odense University (Danimarca) ha inoltre messo in luce evidenti benefici ottenuti dalla somministrazione quotidiana per tre mesi consecutivi di Zenzero a pazienti artritici: miglioramento del dolore e del gonfiore articolare e riduzione della rigidità mattutina. Ma a suscitare ancor più entusiasmo è uno studio in cui è salito alla ribalta un suo specifico componente: il 6-shogaolo, derivante dal 6-gingerolo dopo aver sottoposto lo zenzero a cottura o essiccamento. Un composto che, sembrerebbe, essere fino a 10.000 volte più efficace della chemioterapia tradizionale impiegata nel contrastare le cellule tumorali (lo studio pubblicato ha valutato nello specifico il cancro al seno).

La scheda della pianta

NOMI: Zingiber officinale (famiglia Zingiberaceae), noto anche come ginger.

PARTI UTILIZZATE: rizoma fresco e secco, ricco in oleoresina.
PROPRIETÀ E USI CONSOLIDATI: in medicina popolare e in medicina tradizionale cinese era in uso soprattutto in caso di tosse e raffreddore.
POSOLOGIA: non si devono superare i 2 g al giorno di rizoma secco (4 g se fresco).
CURIOSITÀ: gli antichi Indiani lo assumevano prima dei rituali religiosi, per profumare l’alito e favorire un canto puro, degno degli dei; gli antichi Greci lo inserivano tra gli ingredienti del “sal conditus”, una miscela di sale e spezie in uso per insaporire i cibi.
AVVERTENZE: non va associato ad antiaggreganti e anticoagulanti (è un inibitore dell’enzima trombossano sintetasi).

Integrative Medicine Insights; 2016; 11: 11–17, 
Iranian Journal of Pharmaceutical Research; 2011; Vol. 10(2): 181-182
Arthritis; 2012; 2012: 505842, PloS One; September 10, 2015

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