All’incirca 6 mila nuove diagnosi in Italia, di cui 4 mila appannaggio della popolazione maschile al 2024, secondo le stime de “I Numeri del Cancro in Italia 2025” di AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori). I tumori delle vie aerodigestive superiori, quindi faringe, laringe e cavo orale, genericamente di testa e collo, relativamente poco frequenti, hanno un forte impatto clinico per la delicatezza delle funzioni che possono compromettere l’aspetto socio-relazionale per l’impoverimento della qualità della vita per il paziente, assistenziale per l’importante carico economico sul sistema sanitario.

Variegati per manifestazioni, fattori di rischio, approccio terapeutico e risposte specifiche, i tumori testa e collo sono una malattia “complessa”, in cui lo scenario clinico non ha subito nel corso degli ultimi anni importanti novità. Fanno eccezione i tumori indotti dall’Human Papilloma Virus (HPV) dove l’innovazione ha aperto possibilità terapeutiche e di prevenzione importanti. Oltre al team clinico, multidisciplinare, cruciale è il ruolo del farmacista nel monitorare l’aderenza delle terapie, in contesto ospedaliero, e nel coadiuvare il clinico nella gestione dei costi di farmaci di ultima generazione, gli immunoterapici, dedicati a pazienti in cui invece la malattia non è operabile.

O sul territorio nel fare da “sportello” per il paziente in termine di counselling e prevenzione e di link tra gli esperti e il paziente. Importante occasione per parlare dei Tumori Testa e Collo è la Giornata Mondiale, sebbene l’attenzione e la responsabilità individuale non deve calare nel resto dell’anno: solo così la curva della malattia si può abbassare efficacemente.

Mai uguali a loro stessi

Complessi e variabili nelle loro manifestazioni a seconda della sede di insorgenza, ognuno con un identikit ben preciso. «I tumori del cavo orale rispetto a quelli della laringe ma anche dell’orofaringe, delle ghiandole parotidi o dei tumori del rinofaringe – spiega Raul Pellini, direttore UOC di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, Roma – sono malattie diverse, per manifestazioni cliniche, ma anche per fattori di rischio. Più tipico il fumo di sigarette per i tumori del cavo orale e della laringe e anche l’alcool per quelli del cavo orale, non sono ben definiti quelli per i tumori delle ghiandole salivari, sottomandibolare e parotide. La loro gestione clinica, chirurgica, è rimasta invariata rispetto al passato, così come il profilo del paziente colpito da queste malattie, o gli outcome attesi dagli approcci terapeutici».

L’innovazione però si è presentata in alcuni contesti, come i tumori non resecabili (non operabili) o con recidiva a distanza in cui si sono affacciati gli immunoterapici, ormai entrati nella pratica clinica. «Questi farmaci – prosegue l’oncologo – hanno allungato di molto l’aspettativa di vita dei pazienti, ma il vero cambiamento si è avuto nei tumori dell’orofaringe, quindi della gola, oggi non più appannaggio esclusivo di pazienti con abitudini reiterate e importanti di alcool e fumo, ma anche di persone mediamente più giovani, indotti quasi nel 70% dei casi dal virus dell’HPV, lo stesso che causa il tumore della cervice uterina. Fino a pochi anni fa, la “governance” di queste malattie era legata quasi esclusivamente a trattamenti di chemio e radioterapia, a fronte di una chirurgia altamente demolitiva. Dal 2009, l’approvazione dell’FDA all’uso del robot ha aperto la strada a trattamenti robotici, mini-invasivi, grazie all’impiego di strumenti e telecamere 3D che permettono il controllo di zone prima inaccessibili, mantenendo risultati oncologici assolutamente soddisfacenti e riducendo drasticamente gli esiti funzionali ed estetici del trattamento».

I fattori di rischio più tipici sono il fumo di sigarette per i tumori del cavo orale e della laringe e anche l’alcool per quelli del cavo orale
I fattori di rischio più tipici sono il fumo di sigarette per i tumori del cavo orale e della laringe e anche l’alcool per quelli del cavo orale

Ciò anche in virtù del fatto che i tumori dell’orofaringe virus correlati, rispondono molto meglio alla chirurgia rispetto alla controparte di malattia causata da alcool e fumo. Oggi la guarigione per in tumori indotti dal virus si assesta stabilmente intorno all’80%, con esiti estetici e funzionali meno fastidiosi e limitanti per il paziente. «Essendo una patologia relativamente rara – sottolinea il medico – è necessario rivolgersi a centri altamente specializzati dove l’impiego del Robot è routinario, come al Regina Elena di Roma che risulta essere la struttura con maggior volume di interventi chirurgici con piattaforma Robotica per neoplasie Testa-Collo in Europa».

L’importanza dell’informazione e sensibilizzazione

In funzione delle manifestazioni camaleontiche e complesse dei tumori della testa e collo, fondamentale è la corretta conoscenza e la prevenzione. Aspetto in cui il farmacista, che gode di un rapporto fiduciario e fidelizzante con il paziente, è spesso il primo punto di contatto fra il cittadino e il Sistema Sanitario Nazionale, in un contesto in cui ospedale e territorio, possono agire efficacemente. «Possiamo contribuire alla prevenzione in fase precoce – spiega Maria Vittoria Campo, farmacista territoriale e Presidente Agifar (Associazione Giovani Farmacisti) di Milano, Lodi, Pavia, Monza-Brianza e Sondrio – facendo sensibilizzazione all’intercettazione di potenziali segnali di allarme, come lesioni che non cicatrizzano, tumefazioni o ingrossamenti persistenti a livello del collo o linfonodale che non sono dolenti, e per questo spesso trascurati dal paziente. Nostro compito è una “presa in carico” fattiva, invitandolo a rivolgersi al proprio medico curante, quindi a uno specialista, o direttamente allo specialista se la competenza del farmacista lo consente».

Inoltre sarebbe utile organizzare, delle campagne informative, istituzionalizzate, dentro la farmacia, in collaborazione con il territorio e le Associazioni di categoria, oltre questa giornata al pari di quanto avviene per altre neoplasie, del seno, del colon-retto ad esempio.

Un’ulteriore novità

Non solo la chirurgia robotica. Per i tumori dell’orofaringe sono in corso altre importanti novità, come quella implementata al Regina Elena: un percorso di diagnosi e monitoraggio che si avvale della biopsia liquida per il rilievo del residuo molecolare di malattia nel sangue. «È noto che un tumore correlato all’HPV – chiarisce il dottor Pellini – quando presente o ancora presente, lascia dei frammenti di dna virali nel torrente circolatorio che possono essere rilevati in un semplice prelievo di sangue (biopsia liquida). Questo offre l’enorme vantaggio di potere testare nell’immediato se il trattamento è stato efficace e quindi se il paziente è guarito. La biopsia liquida è un tool estremamente sensibile e specifico che sta cambiando il paradigma della gestione di queste malattie».

Dal 2009, l’approvazione dell’FDA all’uso del robot ha aperto la strada a trattamenti robotici, mini-invasivi, grazie all’impiego di strumenti e telecamere 3D
Dal 2009, l’approvazione dell’FDA all’uso del robot ha aperto la strada a trattamenti robotici, mini-invasivi, grazie all’impiego di strumenti e telecamere 3D

Nel prossimo futuro questa metodica, ormai consolidata, entrerà nella pratica clinica e permetterà anche di deintensificare il trattamento e il follow-up nei pazienti senza residuo molecolare di malattia. Attualmente nei primi tre anni, la maggior parte dei pazienti vengono sottoposti a stressanti e costose PET-TC e/o RMN o TC, ripetute ogni 3-4 mesi per monitorare l’evoluzione della malattia. Nel prossimo futuro, un semplice prelievo di sangue con una cadenza meno stretta sostituirà gran parte di questi esami e ci permetterà di rassicurare il paziente sull’evoluzione della sua malattia riducendo al contempo la spesa sanitaria. Si stima che su 100 pazienti, grazie ai nuovi approcci terapeutici, 80 pazienti non presenteranno residuo molecolare a fronte di 20 in cui dovrà essere adottata una strategia di intensificazione del follow-up.

La prevenzione e il Take Home Message

Astensione da abitudini pericolose, come alcool e fumo, riduzione dell’esposizione al sole, comunque protetta, poiché molti tumori della testa-collo sono cutanei con successive ripetizioni nei linfonodi della parotide o del collo, rappresentano strumenti di prevenzione generalizzata. Cui, per i tumori HPV correlati, se ne aggiunge una specifica, efficacissima: il vaccino. Ma l’Italia, al riguardo, è piuttosto indietro rispetto ad altri Paesi come ad esempio l’Australia. «Il vaccino – sottolinea Pellini – è uno strumento innocuo ed estremamente efficace nella la prevenzione del tumore della cervice uterina e per ridurre la prevalenza dei tumori dell’orofaringe sia nei maschi che nelle femmine, oltreché per controllare fastidiose manifestazioni del virus, come i papillomi e condilomi genitali, con pochi o nulli effetti collaterali da temere. Pertanto, in occasione di questa giornata ma non solo, la raccomandazione è di vaccinare soprattutto i giovani sotto i 12 anni in maniera massiva».

Anche in questo contesto di prevenzione la farmacia è cruciale: «La legge del 2025 prevede che in farmacia si possa fare il vaccino anti-HPV in via teorica – aggiunge Campo – al momento infatti mancano le delibere tecniche e pratiche su questa importantissima profilassi anti-HPV, invece già emesse per il vaccino anti-pneumococco, antinfluenzale e anticovid che ne consentono l’erogazione nei nostri presiti. Il mio augurio è che queste delibere tecniche possano essere emesse al più presto, consapevole che i nostri Rappresentanti di Categoria hanno già costruito molto sul tema profilassi e continuano a lavorare per rendere la farmacia un punto di accesso di riferimento per i cittadini».

Il ruolo del farmacista

Oltre al counseling iniziale, prosegue anche nel post-operatorio: «In questa fase possiamo monitorare che il paziente aderisce ai consigli alimentari del nutrizionista o dello specialista – chiarisce la dottoressa Campo – dare consigli di igiene orale per la protezione delle mucose o monitorare eventuali effetti avversi correlati alle terapie, ad esempio suggerire trattamenti per la cura delle pelle, spesso interessata a secchezze importanti, continuando il lavoro dello specialista più attento al controllo della malattia».

I farmacisti, inoltre, hanno un ruolo importante in pazienti in cui la malattia non è resecabile o metastatica. «L’efficacia dell’immunoterapia anche nel setting neoadiuvante è sempre più evidente – commenta il dottor Raul Pellini – e poiché sono famaci di alto costo, il farmacista è cruciale nell’aiutare il clinico, specie in contesto ospedaliero, a gestire al meglio la loro somministrazione in un’ottica anche di sostenibilità anche economica».

Il farmacista è decisivo nel monitorare che il paziente aderisca ai consigli alimentari del nutrizionista o dello specialista ma anche nel dare consigli di igiene orale per la protezione delle mucose o monitorare eventuali effetti avversi correlati alle terapie.
Il farmacista è decisivo nel monitorare che il paziente aderisca ai consigli alimentari del nutrizionista o dello specialista ma anche nel dare consigli di igiene orale per la protezione delle mucose o monitorare eventuali effetti avversi correlati alle terapie.

Ciò sottolinea la centralità della formazione per i farmacisti: «La formazione finisce con l’università ma di fatto è qui che comincia. Noi giovani farmacisti e tutti i professionisti di categoria – conclude la dottoressa Maria Vittoria Campo – abbiamo la responsabilità di essere protagonisti di questa fase evolutiva della Farmacia dei Servizi al Servizio del cittadino-paziente, che si fa sul campo e che si consolida con la partecipazione a corsoi dedicati. La formazione non è solo un dovere è un senso e una dimostrazione di responsabilità».

 

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