Informato, coinvolto e protagonista della cura. Il ruolo e il coinvolgimento del paziente nel proprio percorso terapeutico, da circa una quindicina di anni, è sensibilmente cambiato: da ricevente passivo a persona con potere decisionale, insieme al medico, nel percorso di cura della propria malattia. Le evoluzioni attese, gli effetti collaterali di una terapia, le innovazioni disponibili e quelle in arrivo, come è emerso anche in occasione della Giornata del paziente, organizzata a Milano da AFI (Associazione Farmaceutici dell’Industria) celebrata lo scorso 19 ottobre. In questo processo di “acculturazione” e coinvolgimento nella cura sono il farmacista e le nuove opportunità offerte dai presidi.


L’evoluzione della medicina, verso l’umanizzazione della cura

Il passaggio è stato netto, da una medicina incentrata sull’eradicazione di una patologia da un punto di vista puramente organico, tipico del passato, a un modello bio-psico-sociale, che si cura anche (e soprattutto) dei vissuti di malattia, quindi della dimensione psicologica e dei fattori sociali correlati, ad esempio l’impatto sulla possibilità della persona di continuare ad avere un ruolo attivo nel tessuto sociale come il mantenimento del lavoro o l’indipendenza socio-economica.

«Questo modello – spiega Guendalina Graffigna, professore Ordinario di Psicologia dei Consumi e della Salute presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona – ha dato vita a una visione della medicina centrata sul paziente, cambiando anche i processi formativi di professionalizzazione di medici operatori sanitari (pre)occupati, oggi, non solo di trattare l’organo malato ma anche i possibili impatti sulla qualità di vita del paziente. Questo modello ha favorito lo sviluppo di una medicina partecipativa che riconosce che la piena efficacia e la sostenibilità economica dell’intervento terapeutico, necessitano e sono garantiti dalla collaborazione attiva nel percorso di cura del paziente e del suo care-giver».

Lo scorso 19 ottobre è andata in scena la Giornata del Paziente, organizzata da Afi
Lo scorso 19 ottobre è andata in scena la Giornata del Paziente, organizzata da Afi

Una dinamica che ha disegnato nuove alleanze che coinvolgono, con un ruolo partecipato, Medico di Medicina Generale (MMG), specialista, infermiere, psicologo, farmacista e paziente “ingaggiato” (engagement), ciascuno con un ruolo specifico e importante. Secondo questa visione il paziente è chiamato a collaborare con il team degli operatori sanitari, in ottica di self-management, lungo il proprio percorso di cura, non sostituendosi al medico, ma partecipando attivamente.

«Questa sinergia – sottolinea – aumenta la qualità dei trattamenti, della vita della persona e favorisce la sostenibilità del sistema, laddove si preveda una sempre maggiore territorializzazione delle cure, particolarmente efficace nelle patologie croniche a fronte di un paziente che sia aderente al trattamento, al follow-up, che entri in relazione con il team di cura, comunicando ad esempio eventuali sintomi o segni nuovi, che si impegni con costanza in attività di automonitoraggio di specifici parametri clinici. Tutti questi fattori consentono una gestione “controllata” della malattia e migliori outcome».

L’avvento delle nuove tecnologie

Digital health, telemedicina e tecnologie hanno e stanno richiedendo nuove abilità da parte del paziente. «Ad esempio – prosegue Graffigna – deve imparare e sapere usare i device, trasformando il proprio ruolo da ricevente finale passivo della cura a attore (e collaboratore) della propria cura in cui la dimensione psicologica è di fondamentale importanza. È, infatti, necessario che il paziente accetti il suo ruolo attivo nel processo, che si senta motivato a seguire le attività di self-management, che sia in grado di costruire una alleanza terapeutica con il medico. Aspetti che rimandano ai concetti psicologici di patient empowerment e patient engagement, indicando nel primo caso (empowerment) l’importanza di fornire al paziente le conoscenze e competenze necessarie per comprendere la malattia e gestirne le prescrizioni di cura (come fare automonitoraggio, somministrarsi la terapia, utilizzare il device). Questa “presa di coscienza” necessita anche che il paziente abbia sufficiente determinazione e disponibilità psicologica a restare ingaggiato nel tempo (engagement)».

Il ruolo del farmacista

Nello scenario attuale, e nelle evoluzioni del paradigma di cura prima descritto, il farmacista sta acquisendo un ruolo crescente nel percepito del cittadino/paziente. «Il professionista sanitario più accessibile e che può favorire l’empowerment e l’engagement del paziente – conclude Guendalina Graffigna – è proprio il farmacista, anche dal punto di vista comunicativo. Il dialogo è più facile e “accessibile” con il farmacista, rispetto ad altri professionisti sanitari. Il cittadino si rivolge al presidio per un supporto informativo o avere un primo orientamento). Dubbio, disorientamento e preoccupazione a fronte di una prescrizione terapeutica sono aspetti comunicativi importanti da gestire a cui il sistema sanitario non sempre riesce rispondere in maniera capillare. L’acceso e la relazione con il farmacista spesso colma questo vuoto, anche solo dal punto di vista relazionale, di ascolto, di orientamento».

La farmacia e la Farmacia dei Servizi, un “plus” per il cittadino

Grazie al counseling offerto in farmacia al momento della dispensazione del medicinale, accompagnato dalle informazioni sulla corretta assunzione, sulle eventuali controindicazioni e sulle precauzioni d’uso, è progressivamente migliorato il livello di consapevolezza del paziente, anche in termini di aderenza terapeutica. «La relazione farmacista-cittadino ha conosciuto, con l’avvento della Farmacia dei Servizi, una profonda evoluzione – spiega Giovanni Petrosillo, presidente del Comitato Rurale di Federfarma Bergamo e Presidente di Federfarma Sunifar (Sindacato Unitario dei Farmacisti Rurali) – passando da un rapporto prevalentemente legato alla dispensazione del medicinale a una relazione sempre più orientata all’educazione terapeutica e all’accompagnamento del paziente nel percorso di cura. Inoltre, il monitoraggio dell’aderenza alla terapia, particolarmente importante nelle patologie croniche, come quelle broncopolmonari e cardiovascolari, e nei pazienti affetti da più patologie concomitanti, si è tradotto in benefici per il paziente, che viene aiutato a seguire con maggiore consapevolezza i trattamenti prescritti dal medico, anche grazie alle indicazioni del farmacista».

Lo scorso 19 ottobre è andata in scena la Giornata del Paziente, organizzata da Afi
Lo scorso 19 ottobre è andata in scena la Giornata del Paziente, organizzata da Afi

Questi aspetti potranno essere ulteriormente valorizzati dal recente decreto sull’accesso personalizzato ai farmaci, che introduce nuovi strumenti e opportunità per una consulenza ancora più individualizzata, favorendo una maggiore consapevolezza e autonomia del paziente nella gestione della propria terapia. L’avvento della Farmacia dei Servizi ha segnato un cambiamento significativo nella percezione del valore e del ruolo del farmacista: da professionista impegnato nella dispensazione del medicinale, già accompagnata da un’adeguata attività di consulenza, a figura sanitaria sempre più coinvolta nell’erogazione di servizi di salute e nella presa in carico dei bisogni del cittadino.

«L’esecuzione di un ECG o di un prelievo capillare – prosegue Petrosillo – richiedendo la condivisione di uno spazio riservato e lo svolgimento di specifiche procedure, ha favorito una relazione più diretta e personale con il paziente, rafforzando la vicinanza, la confidenza e la fiducia nei confronti della nostra figura professionale. Senza considerare i vantaggi per il paziente anziano o residente in piccole comunità, rurali o urbane, che può disporre di servizi facilmente accessibili, vicino a casa, con un sensibile miglioramento della qualità dell’assistenza. Un’evoluzione che ha contribuito anche a valorizzare le competenze del farmacista, adeguatamente formato, e a trasformare l’organizzazione della farmacia, oggi sempre più attrezzata e strutturata per rispondere ai nuovi bisogni di salute».

L’indice di gradimento

Alcuni servizi offerti dalle farmacie riscuotono un particolare gradimento da parte dei cittadini, favorendone la diffusione e l’adesione da parte delle farmacie stesse. Un recente sondaggio condotto tra le farmacie rurali evidenzia che, tra quelle che hanno risposto al questionario, le farmacie attive sui servizi sono circa il 92%.

I servizi maggiormente presenti sono quelli di telecardiologia (80-82%), mentre le analisi su sangue capillare raggiungono percentuali del 70-75% e le vaccinazioni di varia tipologia del 40-42%. Un bilancio complessivamente molto positivo, che conferma il crescente interesse per le prestazioni offerte dalla Farmacia dei Servizi. Ci sono, tuttavia, alcune criticità ancora da risolvere.

«In primo luogo, permane una significativa disomogeneità regionale nell’erogazione dei servizi in regime convenzionato con il Servizio Sanitario Regionale – sottolinea Petrosillo – mentre questa differenza risulta meno evidente per le prestazioni erogate in regime privato. Se è vero che i servizi in farmacia rappresentano un’importante opportunità per il cittadino, è un limite che questa opportunità non sia ancora garantita in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. In secondo luogo, ed è questa la sfida del futuro, occorre integrare stabilmente le attività delle farmacie nei percorsi di cura del cittadino. Pensiamo, ad esempio, ai controlli periodici ai quali devono sottoporsi i pazienti affetti da patologie cardiovascolari o da diabete. La farmacia potrebbe rappresentare un primo punto di accesso e di monitoraggio, inserito in una rete assistenziale che coinvolga le Case della Comunità, i medici di medicina generale e gli specialisti. I risultati delle prestazioni effettuate in farmacia potrebbero così contribuire alla valutazione delle condizioni del paziente e all’eventuale indicazione di ulteriori approfondimenti diagnostici da parte dei professionisti competenti. Infine, sarebbe auspicabile disporre di strumenti per misurare concretamente l’impatto dei servizi erogati in farmacia, individuando quali producano i maggiori benefici per i cittadini e per il territorio. Mi riferisco, ad esempio, alla possibile riduzione delle ospedalizzazioni e degli accessi impropri al Pronto Soccorso. Una valutazione oggettiva di questi risultati permetterebbe di orientare con maggiore efficacia le risorse e gli investimenti verso i servizi capaci di incidere maggiormente sulla qualità della vita delle persone e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario, sia a livello regionale sia nazionale».

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