Un beneficio economico e organizzativo complessivo che sfiora i 3 miliardi di euro l’anno, una capacità assistenziale stimata in 91 milioni di visite al medico di famiglia e la possibilità di evitare quasi 1 milione di accessi impropri al Pronto Soccorso. Sono i numeri emersi dallo studio “Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese”, realizzato per Federchimica Assosalute, presentato a Roma il 20 ottobre scorso.

L’indagine scatta una fotografia chiara della salute in Italia: in un contesto caratterizzato dalla crescente carenza di Medici di Medicina Generale – passati da 44.270 a 36.812 tra il 2016 e il 2024, -16,8% – e da Pronto Soccorso sotto pressione – quasi 19 milioni di accessi nel 2024 –, l’automedicazione responsabile si conferma un presidio fondamentale.

I benefici per la sanità pubblica e i cittadini

Secondo le stime, i farmaci di automedicazione — che rappresentano il 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale — sono in grado di:

  • Liberare tempo ai MMG per un valore di circa 1,9 miliardi di euro, risorse temporali che i medici possono reinvestire nell’assistenza ai pazienti cronici e complessi;
  • Restituire tempo ai cittadini, per un controvalore di circa 600 milioni di euro;
  • Alleggerire la rete di emergenza-urgenza, evitando accessi per disturbi lievi con un risparmio stimato di circa 306 milioni di euro (di cui 281 a carico del SSN).

Attualmente, l’automedicazione interviene sul 10,7% del carico di piccoli disturbi diffusi tra la popolazione: le stime indicano che, senza questi presidi, gli italiani trascorrerebbero in media 4,8 mesi in meno di vita in buona salute.

Il ruolo chiave della farmacia e del farmacista

In questo scenario, la farmacia di prossimità e la figura del farmacista si confermano nodi cruciali d’orientamento e consiglio. Nonostante la crescita dell’uso delle fonti digitali e dell’intelligenza artificiale per l’informazione sanitaria, il medico di famiglia (48,2%) e il farmacista (47,9%) restano i riferimenti principali e di massima fiducia per la gestione dei disturbi lievi.

Alfredo Procaccini, Vicepresidente vicario di Federfarma, ha ribadito la centralità della rete capillare:«Sappiamo quanto le cronicità siano impattanti nella quotidianità di tante persone e quanto il cittadino si rivolga alla farmacia per un consiglio. Per questo, siamo convinti che la rete delle farmacie abbia un ruolo chiave nell’ambito dello sviluppo dei medicinali di automedicazionei». Procaccini ha inoltre sottolineato l’importanza del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) come strumento essenziale per potenziare la collaborazione tra professionisti della salute.

Margini di crescita: switch, Health Literacy e comunicazione

Nonostante i risultati positivi, il mercato italiano dei farmaci da banco mostra ancora ampi margini di sviluppo rispetto all’Europa:

  • Spesa pro capite: in Italia si attestano 54,3 euro all’anno, contro valori decisamente più alti in Germania o Finlandia.
  • Procedura di switch: nell’ultimo decennio (2015-2025) l’Italia ha registrato soltanto 6 riclassificazioni da farmaco su ricetta a farmaco da banco, a fronte delle 15 della Germania e delle 26 del Regno Unito.
  • Alfabetizzazione sanitaria: oltre il 58% degli italiani presenta competenze sanitarie inadeguate o problematiche (contro il 46% della media UE).

Come evidenziato dal Presidente di Federchimica Assosalute, Michele Albero, per esprimere appieno il potenziale del settore occorre lavorare su due direttrici prioritarie: promuovere la Health Literacy attraverso un’educazione sanitaria condivisa tra medici e farmacisti e avviare una semplificazione delle procedure di switch e una modernizzazione delle regole sulla comunicazione al pubblico nell’era digitale.

 

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