Ricetta dematerializzata: pro e contro

ricerca scientifica“Nelle regioni in cui il nuovo sistema è partito non ci sono stati e questa è una buona notizia, particolari disagi né per i cittadini, né per le farmacie”, spiega Daniele D’Angelo, Direttore Generale di Profarma, l’azienda di Ict di proprietà di Federfarma nata proprio per gestire i dati delle ricette, che ha agito in questi anni da “facilitatore” del progetto interfacciandosi con tutti i soggetti coinvolti, Regioni, Asl, Sogei, Mef,. Certo ci sono state delle criticità, “ma d’altronde il passaggio è epocale, il processo coinvolge molti operatori e molto eterogenei. E poi c’è il coinvolgimento del cittadino che si è visto “sbiancare” la ricetta. C’è una grossa necessità di informazione e comunicazione”.
Le sperimentazioni hanno fatto infatti emergere alcune difficoltà dovute soprattutto alla lentezza delle connessioni – in particolar modo in alcune zone non coperte dall’Adsl – alla quale si aggiunge quella della piattaforma di gestione del sistema. Naturalmente, complica non poco le cose, il fatto che i “sistemi di accoglienza” delle ricette siano di due tipi diversi: alcune Regioni hanno infatti optato per il SAC (Sistema di Accoglienza Centrale) altre per il SAR, un proprio sistema regionale di accoglienza, che si è rivelato in media più lento del SAC. In più, l’uso di un sistema di server regionale, inserisce nel procedimento un “intermediario informatico” in più. In pratica, il medico interroga il SAR (con sistemi diversi di autenticazione e i loro rispettivi punti di criticità, come smart card o generatori di password) e il SAR interroga il SAC per generare l’NRE. Senza contare che le procedure relative all’uso dei SAR non sono uniformi, né tantomeno “standardizzate”, ma sviluppate da varie software house in base ai regolamenti regionali e potrebbero perciò, causare incompatibilità ed errori di sistema, soprattutto quanto interagiscono con i software gestionali, normalmente utilizzati nelle farmacie.
Non bisogna neanche nascondersi che ci sono state fasi critiche, soprattutto per la mancata coordinazione tra medici e farmacie, sperimentate in alcuni test. Inoltre sono state sollevate numerose questioni a riguardo della privacy e della sicurezza di dati così sensibili dei pazienti. L’associazione dei medici di famiglia, per esempio, ha spesso lamentato la mancanza di un “promemoria” dello stesso formato in tutta Italia, in modo da consentire uniformità e riconoscibilità su tutto il territorio, evitando così i pur possibili rischi di frodi.
Anche altri aspetti, più pratici e meno “etici”, hanno sollevato perplessità. Per esempio, nella gestione delle fustelle, che risente comunque del principio della “regionalità delle scelte” e che vengono gestite e conservate in modi diversi (generalmente si è scelto di attaccarle sui promemoria, ma per esempio in Lombardia, si procede diversamente) ma che comunque devono essere consegnate all’Asl.
Ma anche quando ci sono stati problemi alla rete, “gli utenti sono riusciti comunque a ricevere il farmaco grazie al promemoria. In farmacia, invece, non ci sono stati particolari difficoltà anche perché i farmacisti erano già bene organizzati dal punto di vista informatico-tecnologico e il nuovo sistema, una volta risolti i vari problemi delle fustelle, peraltro, porterà vantaggi anche ai farmacisti semplificando, per esempio, le operazioni di tariffazione. Inoltre il sistema tende alla “ricetta perfetta”: elimina le possibili incomprensioni tra medico e farmacista e non accetta prescrizioni con “errori” costringendo tutti a seguire le regole” e rendendo di fatto impossibile la spedizione di un farmaco errato. Senza contare che rende anche più difficile, se non impossibile, comportamenti illegali come i fenomeni di accaparramento, avvenuti a volte in passato.

Tema Farmacia n 2, 2015 – Tema del mese – Lorenzo Di Palma