“Perché sempre più professionisti della farmacia sono alla ricerca di strumenti per migliorare la loro condizione lavorativa?” Da questa domanda, nei mesi precedenti la fiera, è scaturito il confronto del Tavolo 2 di New Generation Lab, premiato con l’Award di Cosmofarma.
Dalla riflessione dei partecipanti è nato il modello D.A.R.E. – Direzione, Autoconsapevolezza, Relazione ed Eudaimonia – che propone una lettura del benessere organizzativo come risultato di una costruzione condivisa tra titolari e collaboratori: non una lista di incentivi o benefit, ma un percorso culturale che coinvolge l’intera organizzazione e che richiede una visione comune del lavoro.
La farmacia del futuro si costruisce mettendo al centro le persone
Gli spunti scaturiti dal confronto del gruppo di lavoro di New Generation Lab hanno avuto seguito durante l’Agorà di Cosmofarma nell’incontro guidato da Erica Tramontini, Chief Happiness Officer di Marketers, e Francesco Manfredi, commercialista e revisore legale presso Studio Guandalini.
Due figure professionali apparentemente opposte ma complementari che hanno mostrato come sostenibilità economica e benessere delle persone non siano obiettivi alternativi, bensì elementi destinati a rafforzarsi reciprocamente.
Quando il welfare diventa una scelta imprenditoriale
Nel suo intervento, Francesco Manfredi ha evidenziato come il ruolo del titolare di farmacia sia diventato sempre più complesso: oggi il farmacista imprenditore si trova infatti a ricoprire contemporaneamente funzioni manageriali, commerciali, organizzative e di gestione delle risorse umane.
In questo contesto, il welfare aziendale viene spesso introdotto per rispondere alle richieste dei collaboratori o per contrastare il turnover, ma il rischio è quello di affrontarlo come una soluzione emergenziale anziché come una strategia.
Per Manfredi il primo passaggio consiste proprio nel cambiare prospettiva: il welfare non è un costo da sostenere, ma un investimento da pianificare. Un investimento che richiede però una farmacia economicamente solida e capace di generare valore nel tempo.
La felicità al lavoro non è un dettaglio
Se la sostenibilità economica rappresenta una condizione necessaria, Erica Tramontini ha ricordato come il benessere organizzativo si fondi soprattutto sulla dimensione umana.
La Chief Happiness Officer ha ricordato come il benessere lavorativo derivi da tre pilastri fondamentali: sicurezza, gratificazione e qualità delle relazioni. Aspetti che assumono un peso ancora maggiore per le nuove generazioni, sempre più attente a trovare nel lavoro non soltanto una fonte di reddito, ma anche uno spazio di crescita personale e professionale.
In quest’ottica, ascolto, comunicazione e qualità dei rapporti interpersonali diventano fattori organizzativi a tutti gli effetti, non aspetti accessori da gestire solo quando emergono criticità.
Un obiettivo comune, con ruoli diversi
Tra i concetti emersi con maggiore forza durante l’incontro c’è stato quello di purpose, ovvero il significato profondo che guida il lavoro quotidiano.
Se il welfare rappresenta uno strumento importante, ciò che realmente unisce le persone è la condivisione di un obiettivo comune. Titolari e collaboratori contribuiscono allo stesso progetto, pur assumendo ruoli e responsabilità differenti. Da qui l’importanza di esplicitare valori e visione, coinvolgendo il team nella costruzione del percorso e favorendo una partecipazione alla vita dell’organizzazione.
Il valore che non compare nei bilanci
Il dibattito ha affrontato anche il tema dell’equilibrio tra sostenibilità economica e benessere organizzativo. Da una parte è emersa la necessità di misurare i risultati e pianificare gli investimenti nel lungo periodo; dall’altra è stato evidenziato come molti effetti positivi del welfare non siano immediatamente visibili nei bilanci aziendali.
Riduzione del turnover, prevenzione di conflitti e burnout, miglioramento del clima interno e rafforzamento del senso di appartenenza rappresentano infatti elementi che generano valore nel tempo, pur essendo difficilmente quantificabili nell’immediato.
È emerso inoltre come non esista una formula universale: ogni farmacia deve costruire il proprio percorso di welfare in modo sartoriale, tenendo conto delle caratteristiche dell’organizzazione, delle esigenze delle persone e delle risorse disponibili.
Oltre i benefit: la sfida della farmacia contemporanea
La riflessione conclusiva dell’Agorà ha restituito un messaggio chiaro: il welfare non coincide con l’insieme dei benefit offerti ai collaboratori. Ciò che rende un’organizzazione attrattiva e capace di trattenere le persone è soprattutto la qualità dell’esperienza lavorativa che riesce a offrire. Sentirsi ascoltati, valorizzati e coinvolti in un progetto comune rappresenta oggi uno dei principali fattori di motivazione professionale.
In questo senso, il benessere aziendale non è un obiettivo separato dalla sostenibilità economica della farmacia, ma una delle condizioni che la rendono possibile.
Perché la farmacia del futuro non si costruisce scegliendo tra numeri e persone, ma trovando il modo di farli crescere insieme.


