Ancora tante difficoltà, ma per i farmacisti di Ferrara ci sono anche motivi di ottimismo

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Dr Luciano, in quale contesto operano i farmacisti della provincia di Ferrara?

Nella nostra provincia sono presenti molti problemi, come in gran parte delle province italiane, ma rispetto ad altre realtà il nostro territorio offre anche alcuni importanti vantaggi che ci permettono di guardare al futuro con maggiore distensione.

Livio Luciano il presidente dell'Ordine della provincia di Ferrara
Livio Luciano

Naturalmente la situazione non è rosea: prima prima di tutto c’è un eccessivo livello di distribuzione diretta, con troppi attori in gioco: Usl, ospedali, associazioni, e così via.

Rispetto ad altre realtà regionali, Ferrara presenta una situazione più equilibrata (la provincia di Ferrara sostiene il 10% della distribuzione diretta regionale, ma gestisce anche il 10% della distribuzione per conto, NdR).

Comunque la nostra è la provincia con il maggior numero di anziani e il più basso tenore di vita di tutta la regione, otteneva dalle USL in proporzione meno contributi rispetto alle altre province.

Ferrara dovrebbe risentire meno anche di un altro problema che incombe sulla nostra professione: le conseguenze della nuova legge sulla concorrenza che favorisce l’ingresso di grossi capitali anche nel mercato dei farmacisti. La normativa pone un tetto massimo per provincia pari al 20% delle farmacie, un valore molto elevato per un mercato già in crisi come quello dell’Emilia Romagna. La nostra provincia, comunque, non dovrebbe ancora essere un mercato interessante per le grandi società di capitale che presumibilmente inizieranno dalle grandi città o da alcune farmacie situate in posizione particolarmente favorevoli e quindi estremamente redditizie.

Del resto, in Emilia Romagna la distribuzione per conto offre un margine veramente risicato soprattutto rispetto ad altre regioni confinanti come Lombardia e Veneto.

Com’è la situazione dal punto di vita occupazionale?

Naturalmente anche la nostra provincia risente del fatto che le università italiane immettono sul mercato un numero eccessivo di laureati. In Italia vi sono 30-35 facoltà di Farmacia che qualificano ogni anno 4.500 nuovi farmacisti, ma il mercato del lavoro è in grado di assorbirne solamente 1.000. Esistono peraltro due facoltà che concorrono alla formazione dei farmacisti perché anche i laureati di Ctf non trovano più il loro naturale sbocco nelle aziende e quindi si rivolgono al mercato delle farmacie.

Anche a Ferrara, dunque, i farmacisti devono affrontare il problema della disoccupazione, un fenomeno che qui finora non si era mai verificato. Va comunque detto che, rispetto ad altre realtà, la nostra provincia presenta anche alcuni vantaggi. Parte di questa forza lavoro, ad esempio, trova almeno sbocco nell’occupazione stagionale grazie al turismo estivo, soprattutto al mare, ma molto spesso anche nelle farmacie di montagna.

Per noi le difficoltà di questi giovani sono ancor più spiacevoli perché l’università a Ferrara è di un ottimo livello, probabilmente tra le migliore in Italia: è estremamente seria e moderna e prepara eccellenti farmacisti, probabilmente migliori di come eravamo noi quando abbiamo iniziato. Come Ordine noi facciamo un piccolo esame prima dell’iscrizione e ci accorgiamo che il livello di preparazione è veramente elevato.

Cosa possono fare i farmacisti per migliorare la loro situazione?

Una interessante soluzione è quella adottata in Piemonte dove farmacie e grossisti si sono uniti a formare estese associazioni. Questo porta innanzitutto alcuni evidenti vantaggi gestionali favorendo la realizzazione di sinergie e di azioni coordinate tra i componenti della rete oltre allo scambio di informazioni e di esperienze. Allo stesso tempo, però, permette anche di arginare la concorrenza delle grandi società di capitali che trovano più difficoltoso (e meno remunerativo) entrare in un mercato nel quale non hanno più mano completamente libera.

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