Avviato il primo studio nazionale sulle persone transgender

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Lo studio avviato dall’Istituto Superiore di Sanità, insieme a sette dei principali centri italiani per la gestione clinica delle persone transgender, il primo di carattere nazionale, si pone come obiettivo principale quello di raccogliere informazioni sulle problematiche cliniche delle persone transgender

Lo studio delle differenze tra i sessi e lo sviluppo di una medicina genere-specifica rappresenta un enorme passo avanti per l’appropriatezza terapeutica, con benefici tanto per i pazienti quanto per il sistema sanitario nel suo complesso. La medicina di genere consiste infatti nello studio dell’influenza del sesso e del genere sulla fisiologia, la psicologia e l’incidenza delle patologie. Ai diversi sessi appartengono infatti differenti reazioni in termini di frequenza, sintomatologia o gravità di numerose malattie, così come differenti risposte alle terapie e reazioni avverse ai farmaci.

Le ragioni dello studio

Proprio questa considerazione ha spinto l’Istituto Superiore di Sanità, insieme a 7 tra i principali centri italiani per la gestione clinica delle persone transgender (Bologna, Firenze, Torino, Milano, Napoli, Roma e Cagliari), ad avviare uno studio volto a raccogliere informazioni sulle principali problematiche di salute di questi soggetti che oggi rappresentano – stando alle stime più accreditate – lo 0,5-1% della popolazione.

È noto inoltre che la prevalenza dell’incongruenza di genere tra soggetti biologicamente maschi che ambiscono ad adeguare la propria identità a quella femminile oscilla tra 1 a 11.900 e 1 a 45mila. Di contro, i soggetti biologicamente femmine che vogliono adeguare la propria identità maschile varia tra 1 ogni 30.400 e 1 ogni 200mila. A fronte di ciò il mondo dei transgender, sul versante della salute, rimane ancora in buona parte sconosciuto.

Gli obiettivi

L’obiettivo dello studio è dunque quello di raccogliere informazioni sulle problematiche cliniche pregresse e concomitanti delle persone transgender, cercando di comprendere se esista una predisposizione di questi soggetti a sviluppare specifici problemi di salute o se vi siano fattori associati ad un maggior rischio di malattie. Si tratta di una vera e propria rivoluzione nella gestione clinica delle persone transgender, che spesso si scontrano con gravi problemi di discriminazione.

La discriminazione

Basti in tal senso pensare che un’indagine condotta nel 2019 presso la Harvard Chan School of Public Health di Boston, pubblicata su ‘Health Service Research’, ha messo in luce che il 57% degli LGBTQ sono stati vittime, alme no una volta, di discriminazione legata al loro orientamento – anche in ambito sanitario –, il 53% ha subito micro-aggressioni, il 51% molestie sessuali o violenza e il 34% molestie riguardanti l’uso dei servizi igienici.

Questi comportamenti, è emerso, spesso si traducono in trattamenti ‘fai-da-tè’ volti ad evitare contatti con un mondo sanitario risultato ostile, che tuttavia rischiano di essere molto pericolosi per le persone transgender.

«Gli studi in corso sullo stato di salute della popolazione transgender – ha sostenuto Marina Pierdominici del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità in occasione del Congresso Nazionale di Endocrinologia – sono un primo passo importante per comprendere i bisogni di salute di questa fascia particolarmente vulnerabile dal punto di vista sanitario e in questa direzione va il portale Infotrans, realizzato in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Unar).

Si tratta del primo portale istituzionale in Europa che mette a disposizione dei cittadini, con un linguaggio semplice e facilmente comprensibile, informazioni sanitarie e giuridiche, oltre una mappa dei servizi al fine di promuovere anche una corretta informazione sulla tematica».

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