Beltramelli, presidente Federfarma Pavia: “Uniti per superare le difficoltà”

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Il quadro delle farmacie della provincia di Pavia, i punti di forza, le zone problematiche: ne abbiamo parlato con Enrico Beltramelli, presidente della Federfarma provinciale.
“Mi piace ricordare che i farmacisti di Pavia sono sempre stati all’avanguardia nel proporre nuove iniziative. Come, per esempio, è stata la DPC, che proprio qui ha mosso i primi passi, grazie ai nostri dirigenti e alla collaborazione della nostra Cooperativa. Federfarma Pavia e il suo consiglio direttivo hanno sempre potuto contare sull’adesione totale degli iscritti alle iniziative proposte, voglio ricordare lo sciopero dello scorso anno, quando i 3/4 farmacisti non aderenti su 180 sono stati sanzionati a termine di statuto con la sospensione dei servizi forniti”.
Le problematiche delle farmacie pavesi non sono molto differenti da quelle lombarde: “Innanzitutto l’indebolimento delle piccole farmacie situate in zone disagiate, accentuato da tutte quelle pseudo-liberalizzazioni che si sono succedute negli ultimi anni e che hanno influenzato negativamente la distribuzione del farmaco”, sostiene Beltramelli. “Per contro, liberalizzazioni come quella degli orari hanno favorito il rafforzamento delle farmacie più grandi, che hanno ampliato l’orario di apertura e si sono organizzate adottando ambulatori medici in zona, sottraendo risorse alle farmacie distribuite sul territorio e mettendo in difficoltà l’organizzazione dei servizi obbligatori festivi e notturni”.
Molto critico Beltramelli anche sulla farmacia dei servizi. “Mi sembra”, specifica il farmacista pavese, “che i nostri governanti si siano messi d’accordo per non farci più fare i farmacisti. Fare le analisi o essere un Cup richiede organizzazione, tempo e spazio a fronte di un ritorno economico davvero minimo, senza contare che si chiede di fare lavori impiegatizi a personale laureato.  Si potrebbero offrire dei servizi, ma con altri criteri, tenendo conto delle varie realtà rurali o cittadine, e con meno burocrazia”. “Ma soprattutto si dovrebbe decidere chi fa cosa”, chiosa il presidente. “In Pavia”, ci spiega, “le prenotazioni si possono fare in tre ospedali, (alcuni policlinici), agli sportelli Asl e tramite il numero verde Regionale. Diverso sarebbe se i servizi in discussione fossero completamente delegati alle farmacie del territorio sotto il controllo delle Asl: le prenotazioni per esami e visite, come  la continuità ospedale territorio o l’assistenza infermieristica domiciliare, potrebbero sfruttare la capillarità della farmacie e il servizio potrebbe portare vantaggi a tutti gli operatori, oltre che agli utenti. Sarebbe poi utile che servizi sempre richiesti, ora non previsti o non autorizzati, come la terapia iniettiva, fossero invece consentiti o addirittura favoriti nelle  farmacie”. Altro problema secondo il presidente di Federfarma è quello relativo alle preparazioni magistrali: “La normativa vigente, e il confezionamento delle sostanze che non trovano utilizzo nei  tempi di scadenza dei prodotti,  dovrebbero essere rapportati alle attuali richieste, pena, come sta succedendo,  che molti farmacisti rinuncino a un’attività precipua della professione”.
La burocrazia è un altro punto dolens di cui parla Beltramelli: “Gli attestati antincendio, antinfortuni, la valutazione dei rischi, i controlli sulle bilance ecc. sono imposti da normative poche chiare, spesso obsolete, che non tengono conto delle nostre realtà e costringono a profondere energie, tempo e risorse che potrebbero essere impegnati con maggior profitto. Voglio ricordare, da ultimo, che i cittadini che si trovano in difficoltà o hanno bisogno di assistenza  trovano 24 ore al giorno, in tutto il Paese, un farmacista disponibile e professionalmente preparato, cosa che non si può affermare per tutti gli altri servizi sanitari sul territorio.
Infine l’appello di Beltramelli ai suoi colleghi: “A Pavia siamo sempre stati uniti e collaborativi e questo è il clima migliore per affrontare le difficoltà e le tematiche attuali e del prossimo futuro”.

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