Leishmaniosi, campagna informativa per sensibilizzare su rischio di contagio e prevenzione

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Le aree endemiche per la leishmaniosi sono sempre più estese: i dati del Centro di Referenza Nazionale per le leishmaniosi confermano una presenza stabile di casi anche nelle regioni del Nord e prealpine. L’insetto vettore, il flebotomo o più comunemente pappatacio, è più piccolo di una zanzara e, con l’estate alle porte, MSD Animal Health ha ideato una campagna informativa per sensibilizzare sul rischio di contagio e su come prevenirlo. Presso le farmacie e i veterinari che aderiscono all’iniziativa, sarà possibile trovare informazioni grazie a poster e opuscoli che promuovono la cultura sulle malattie trasmesse da vettori.

Cosa consigliare ai proprietari di cani

Il periodo estivo è considerato particolarmente a rischio a causa sia dell’aumento delle temperature sia degli spostamenti per le vacanze in zone endemiche. È importante parlare della malattia anche con il veterinario, che valuterà caso per caso la protezione più idonea, per esempio una vaccinazione associata ad antiparassitari esterni che riducono il rischio di puntura, in base al luogo in cui si vive e quello in cui si andrà in vacanza.

Per quanto riguarda la protezione meccanica, bisogna ricordare ai proprietari degli animali che i pappataci sono insetti molto piccoli, di appena 2-3 millimetri, ed è quindi consigliabile che le zanzariere e le reti protettive abbiano una maglia molto fitta.

Una volta infettato il cane rimane per sempre un “serbatoio” del parassita: quando la malattia si sviluppa, può essere tenuta sotto controllo, ma non può guarire, proprio per questo la prevenzione è fondamentale. Inoltre se la patologia non è adeguatamente trattata, può progredire e diventare molto grave, fino a portare in alcuni casi alla morte del cane.

Essendo una zoonosi, anche per l’uomo la situazione è da tenere sotto controllo e ci sono degli studi clinici, alcuni dei quali randomizzati e controllati con placebo, che dimostrano l’efficacia dell’applicazione d’una pomata di paromomicina al 15 % da realizzare come preparazione galenica.

I numeri degli animali infetti in Italia

Secondo i dati del Crenal, nel 2016, su 83.237 campioni analizzati ne sono stati trovati 14.490 positivi, con una prevalenza media nazionale di oltre il 17%. Se la si estende ai circa sette milioni di cani domestici presenti in Italia (Rapporto Assalco – Zoomark 2017), si arriva a stimare che possano essere colpiti dall’infezione un milione e 200mila animali. Si parla di stime perché, sebbene in alcune regioni esistano piani di sorveglianza obbligatori, manca un piano a livello nazionale.

La mappatura del nostro paese riguardo la presenza endemica di leishmaniosi è in corso dal 2011. Ancora non è completa, ma mostra un dato incontrovertibile: le aree interessate si sono espanse. Un tempo, infatti, questa malattia era tipica delle zone costiere, in particolare del Centro-Sud. Una delle cause è probabilmente il cambiamento climatico e, in particolare, l’aumento delle temperature medie cui stiamo assistendo. Soprattutto quelle invernali, che consentono alle larve del flebotomo di sopravvivere nel terreno, per poi tornare a completare il ciclo vitale quando le temperature sono più miti (maggio-ottobre).

«Non disponiamo ancora di ricerche che correlino in modo certo la diffusione dei flebotomi al cambiamento climatico, ma è vero che la leishmaniosi si sta diffondendo su tutto il nostro territorio, ben oltre i confini delle zone endemiche individuate in precedenza», commenta Fabrizio Vitale, responsabile Centro di Referenza Nazionale per le Leishmaniosi e direttore Area biologia molecolare presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia A. Mirri: «I fattori che ne influenzano la presenza sono numerosi. Tra questi, gli ambienti umidi e caldi, anche nelle campagne a ridosso delle grandi città, sono particolarmente adatti alla loro proliferazione. Molto dipende quindi dal microclima e dal microhabitat, ma possiamo dire che, allo stato dell’arte, sono ormai pochi i luoghi in Italia in cui i cani possono essere completamente al sicuro dalla leishmaniosi. In Italia abbiamo una delle prevalenze più elevate dell’Europa del Sud».

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