Come includere a bilancio le rimanenze di magazzino

0

Nel fatturato di fine anno i prodotti invenduti rappresentano una voce importante e, secondo quanto espresso nell’art. 92 del testo unico delle imposte sui redditi, devono essere riportati seguendo precise modalità

L’inventario di fine anno è un’attività tediosa ma inevitabile. La farmacia, distribuendo medicinali per conto del Servizio Sanitario Nazionale e vendendo anche prodotti al dettaglio, è assimilabile a un’impresa commerciale e, in quanto tale, deve gestire le rimanenze di magazzino, ossia i prodotti che, invenduti entro il 31 dicembre, sono fattori produttivi disponibili per il successivo anno fiscale.

Come suddividere le rimanenze

Prima della chiusura definitiva del bilancio è necessario fare una rilevazione di cosa è stato venduto e di cosa invece risulta ancora presente in magazzino. Il fisco, secondo quanto espresso nell’art. 92 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), chiede di avere una precisa indicazione delle rimanenze a fine anno: devono essere elencate in modo dettagliato e suddivise per categorie merceologiche omogenee. Solitamente la suddivisione viene fatta secondo due criteri:

  • per natura: i prodotti in relazione alle loro proprietà e caratteristiche merceologiche, devono appartenere allo stesso genere
  • per valore: i prodotti devono avere identico contenuto economico.

Va però puntualizzato che all’Agenzia delle entrate non basta sapere quanti e quali prodotti sono ancora a magazzino, interessa anche sapere (e forse soprattutto) qual è il loro valore dal punto di vista fiscale. L’inventario, quindi, è un procedimento che deve:

  • portare alla definizione univoca della merce invenduta;
  • stabilire il preciso valore di tale merce;
  • offrire un confronto tra il valore determinato e quello ottenibile in base alle norme fiscali.

Le leggi italiane stabiliscono inoltre che un’impresa commerciale come la farmacia debba obbligatoriamente tenere una specifica contabilità, dalla quale si dovrebbe già poter desumere lo stato del magazzino. Comunque sia, quando un’attività si basa sulla vendita al dettaglio, per fornire all’Agenzia delle entrate indicazione delle merci in rimanenza al 31 dicembre è possibile redigere una distinta in cui, sottratto il ricarico dai prezzi di vendita, viene evidenziato il valore globale che determinano i prodotti ancora a magazzino. Va precisato che le modalità di calcolo adottate devono essere sempre chiaramente illustrate e rese disponibili per eventuali verifiche fiscali.

Determinare il costo storico, effettivo e specifico

Il criterio alla base delle valutazioni di magazzino è solitamente quello del costo storico, cioè della spesa sostenuta per acquistare i prodotti ancora invenduti. Per i prodotti che non possono essere sostituiti con altri che svolgono la stessa funzione economica (non fungibili), la valutazione viene effettuata al costo effettivo, mentre per i prodotti che possono essere sostituiti da altri con lo stesso contenuto economico (fungibili) la valutazione delle rimanenze avviene a costi specifici. Per determinare tali costi, si possono seguire tre diversi criteri:

  • costo medio ponderato (le rimanenze sono valutate in base al valore ottenuto dalla media ponderata dei costi di acquisto)
  • FIFO (first in first out, ovvero le quantità acquistate per prime sono le prime a essere vendute)
  • LIFO (last in first out, le quantità acquistate per ultime sono le prime a essere vendute)

Nel processo di valutazione delle rimanenze va considerato un aspetto importante: se tra tutti i prodotti acquistati ve ne sono ancora alcuni in magazzino, alla chiusura dell’anno fiscale bisogna stabilire quali ricavi di vendita vanno correlati all’acquisto delle merci vendute e quali rimanenze vanno invece rinviate al nuovo esercizio. Ne segue che va evitata la distribuzione di utili che l’impresa non ha effettivamente conseguito perché legati alle rimanenze e quindi non ancora realizzati.

Il metodo LIFO a scatti annuale

La normativa fiscale prevede l’utilizzo del LIFO a scatti annuale: in base a tale metodo si raggruppano i prodotti in funzione della loro natura, attribuendo a ciascun gruppo un valore secondo quanto stabilito dall’art.92 del TUIR. A livello operativo, viene fatta un’importante distinzione tra il primo esercizio e quelli successivi. Nel caso del primo esercizio, si attribuisce un valore alle rimanenze pari al costo medio ponderato: in pratica si divide il costo totale dei prodotti per la quantità acquistata. Nel caso degli esercizi successivi, si possono presentare tre situazioni:

  • le rimanenze sono invariate rispetto all’esercizio precedente: può essere mantenuto lo stesso valore unitario;
  • le rimanenze sono aumentate: le maggiori quantità si calcolano al costo medio ponderato, sommando il valore iniziale all’incremento;
  • le rimanenze sono diminuite: il decremento si attribuisce agli aumenti che si sono generati in tutti negli esercizi precedenti, partendo dal più recente.

Il valore delle rimanenze calcolato con il LIFO a scatti annuale rappresenta il valore fiscale minimo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here