Come varieranno i margini?

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Giampiero Brunello

Il dottor Giampiero Brunello spiega con esempi concreti i futuri scenari

Il 13 novembre è passato e ancora non si sa quale sarà la remunerazione per le farmacie nel prossimo anno. A oggi sul tavolo ci sono due proposte: quella firmata il 16 ottobre da AIFA con le parti, l’unica che Federfarma riconosce, e la controproposta del 5 novembre sulla base dei commenti del ministero della Salute e delle Finanze. Ma nel concreto come cambierebbe per i farmacisti la remunerazione con i due diversi scenari?

Giampiero Brunello, commercialista dello Studio Brunello e Partner e presidente Sose, ha ipotizzato alcune situazioni, prendendo in considerazioni tre diverse tipologie di farmacia: una urbana con un fatturato di 500mila euro, una rurale sussidiata con fatturato inferiore a  387.342,67 euro; una urbana o rurale non sussidiata con fatturato inferiore a 258.228,45 euro. Per queste diverse farmacie è stata fatta una verifica dell’effetto sulla redditività mettendo a confronto la situazione attuale, quella a cui si andrebbe incontro se venisse confermato valido l’accordo del 16 ottobre, e infine la controproposta dei ministeri del 5 novembre.

Il modello sul quale sono stati calcolati i diversi scenari parte dalle stesse ipotesi per quanto riguarda il valore medio della ricetta ipotizzato di 17,50 euro, il numero di pezzi per ricetta pari a 1,9, e la percentuale di pezzi generici del 30%. Diverso invece lo sconto medio alle ASL: è stato considerato un 6,5% per la farmacia urbana, 1,5% per la rurale sussidiata e 3,5% per quella non sussidiata.

Se si prende l’esempio della farmacia urbana ipotizzando un fatturato di 500mila euro, il margine attuale è di circa 118mila euro, che sale a 121mila con l’accordo del 16 ottobre e scende a 114mila con la proposta dei ministeri.

Ancora più penalizzate sono le farmacie con fatturato più basso. Infatti guardando i numeri della rurale sussidiata ipotizzando un fatturato di 350mila euro, si vede che nonostante lo sconto inferiore richiesto dalla ASL e le quote di garanzia le differenze tra i due scenari sono importanti. Nell’accordo del 16 ottobre si ha una quota di garanzia del 18% sulla quota fissa di 2 euro, mentre nella proposta AIFA la quota scende a 10,5% della quota fissa anch’essa scesa e portata a 1,90 euro. In questo esempio, dunque, il margine attuale di 101mila, scenderebbe a 98,5mila con l’accordo firmato e a 87,5mila secondo i ministeri.

Né va meglio alla farmacia urbana o rurale non sussidiata la quale i conti sono stati fatti ipotizzando un fatturato pari a 250mila euro. In questo caso la differenza tra i due scenari è data soprattutto dalla quota di garanzia riconosciuta che passerebbe dal 17,5% della quota fissa di 2 euro a 5,3% di 1,90 euro. I margini cambiano dagli attuali 67mila, ai 70 dell’accordo del 16 ottobre, scendendo invece a 59,8 nella proposta del 5 novembre, “Con una differenza di 10mila euro tra i due scenari che vista in percentuale sul fatturato totale avrebbe un certo peso” sottolinea Brunello. E aggiunge: “Queste sono delle simulazioni: ogni farmacista dovrà poi fare i conti con la diversa realtà della sua situazione”. Conclude l’esperto: “L’accordo firmato dalle parti compresa AIFA era stato redatto sull’ipotesi di invarianza della spesa al 30 giugno 2012. Nella nuova proposta dei ministeri si cerca di tener conto dell’andamento prospettico futuro, con un ulteriore ribasso. Ma ricordiamo che la norma prevede il calcolo proprio con l’ipotesi di invarianza, nella logica di dare libertà al Servizio sanitario nazionale di muoversi senza abbattere i livelli di remunerazione oltre certi limiti. E in linea con quanto già avviene in Germania, Svizzera, Belgio, Olanda, e dal 2013 anche in Francia. L’unico punto della nuova proposta che mi trova d’accordo è che il prezzo al privato cittadino non deve aumentare”.

Chiara Romeo

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