Covid-19, il punto sulla carenza di bombole di ossigeno

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L’appello di Federfarma, il chiarimento circa l’ossigeno medicinale e le soluzioni attuate per ovviare alla carenza di bombole

“Se hai a casa bombole di ossigeno che non usi, riportale in farmacia”.  Federfarma nei giorni scorsi ha lanciato un appello ai cittadini per la restituzione delle bombole di ossigeno non più utilizzate. Questa operazione, ha affermato il presidente di Federfarma nazionale, Marco Cossolo, «è necessaria per garantire la disponibilità di ossigeno terapeutico a tutti i malati affetti da patologie respiratorie o colpiti da Covid-19».

Troppe bombole non restituite

«A seguito di un monitoraggio – ha spiegato Cossolo – abbiamo rilevato alcune difficoltà di reperimento di bombole di ossigeno per le cure domiciliari di pazienti affetti da patologie respiratorie o connesse al Covid-19, in particolare in Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Valle d’Aosta e alcune zone del Piemonte e della Sicilia». Una volta consegnate in farmacia, le bombole potranno essere sanificate e riempite di ossigeno terapeutico per coprire questa carenza.
In Italia sarebbero disponibili circa 3 milioni di bombole d’ossigeno, ma di queste un milione è già stato distribuito e non è più tornato. «A questo si sta affiancando un fenomeno di accaparramento – ha spiegato il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, in un’intervista all’Ansa. – Il rischio è quello di dover affrontare nelle prossime settimane una carenza di questi contenitori come è stato, nella prima ondata della pandemia, con la carenza delle mascherine».

Nessun problema per l’ossigeno medicinale

Intanto Aifa, Federfarma e Assogastecnici (l’associazione delle aziende che operano nel campo della produzione e distribuzione dei gas tecnici, speciali e medicinali) hanno chiarito, in una nota, che il problema riguarda solo le bombole e non la disponibilità di ossigeno medicinale. Sebbene la domanda nelle aree più colpite dalla pandemia sia cresciuta fino a cinque volte, “non vi è alcun rischio di carenza del farmaco”. In Italia, infatti, alla produzione di ossigeno medicinale concorre “un numero molto elevato di officine farmaceutiche” sia di produzione primaria che secondaria “in grado di garantire una rilevante disponibilità di ossigeno, unitamente a una distribuzione costante e capillare”.
Il problema è invece rappresentato dai contenitori – la cui realizzazione e distribuzione richiede tempo. Dato che nelle fasi più critiche dell’emergenza la crescita della domanda di ossigeno è accompagnata da un aumento parallelo della domanda di dispositivi medici (come appunto bombole e contenitori criogenici) “la disponibilità di questi dispositivi rappresenta attualmente una potenziale criticità, tenuto conto che non è possibile né prevedibile aumentarne significativamente la disponibilità nei tempi brevi richiesti dalla
pandemia”.

Le soluzioni attuate

Una situazione simile, peraltro, si era già verificata in primavera, durante il primo periodo di lockdown, in alcune province del nord Italia. In quel caso, per recuperare e verificare lo stato delle bombole inutilizzate erano intervenuti i Nas (recentemente coinvolti anche in un caso di bombole scadute destinate a un impianto secondario di un ospedale).
Al momento, le soluzioni individuate per ovviare – almeno parzialmente – al problema prevedono l’installazione di Covid hospital e ospedali da campo o l’erogazione della terapia grazie a serbatoi di ossigeno liquido. Comunque, sottolineano le tre organizzazioni nel loro comunicato, “è bene ricordare come in alcune situazioni risulti indispensabile la possibilità di disporre di recipienti come le bombole e i contenitori criogenici per garantire le cure”.
Per questo motivo, Federfarma ha immediatamente avviato la campagna di sensibilizzazione attraverso le farmacie, promuovendo la restituzione delle bombole inutilizzate presso i cittadini.

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