Cronicità: un carico non distribuito

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Per attenuare le disuguaglianze sociali e per estendere l’accesso alle cure è fondamentale potenziare l’assistenza territoriale e favorire la definizione di corsie preferenziali

Secondo uno studio realizzato nel 2019 dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane dell’Università Cattolica di Roma, le cronicità interessano 24 milioni di cittadini italiani (di cui 12,5 milioni multicronici), per una spesa a carico del Ssn pari a 67 miliardi di euro. Cifre destinate a crescere, se si realizzerà quanto previsto dalle stime, ossia un numero di malati cronici nel 2028 pari a 25 milioni. Non va meglio nel resto d’Europa: in UE le malattie croniche trascinano con esse costi che raggiungono i 700 miliardi l’anno. Abbastanza prevedibilmente, le patologie che pesano di più sulle casse del nostro Paese sono le malattie cardiovascolari: basti pensare che ogni paziente con scompenso cardiaco congestizio costa al sistema sanitario 1.500 € l’anno, 1.400 ogni persona che soffre di ischemia e 864 ogni soggetto iperteso. Onerosi anche i burden correlati al diabete (1.300 € l’anno per paziente) e all’osteoporosi (900 €). Questi numeri sono il risultato di una trasformazione demografica che sta determinando il viraggio della popolazione verso un’età media sempre più elevata, che pone gravi problemi di polimorbidità e aderenza alla terapia. Ma anche di aspettative più ambiziose del cittadino nei confronti della sanità pubblica, in termini sia qualitativi che quantitativi, nonché della dirompenza delle nuove tecnologie. Questi aspetti hanno complessivamente prodotto un aumento vertiginoso della spesa e una congestione delle strutture sanitarie, enfatizzata in maniera esplosiva dall’attuale emergenza pandemica: un quadro che rende più che mai necessaria una progressiva deospedalizzazione, sostenuta da servizi territoriali rafforzati.

Le cronicità producono cifre sbalorditive, che rischiano di acuire le disuguaglianze sociali nell’accesso alle cure, in termini di genere, di stratificazione sociale, di livello di istruzione e di luogo di residenza. Le malattie croniche colpiscono più le donne (43% contro il 37% degli uomini), autonomi (35%), le persone che hanno studiato di meno (il 56% di coloro che hanno la licenza elementare, il 46% dei diplomati, il 43% dei laureati) e coloro che vivono nei comuni con meno di 2.000 abitanti.

La farmacia dei servizi a sostegno dei cronici

È nella prospettiva del decongestionamento degli ospedali che la farmacia si è configurata con il ruolo di soggetto attivo nella presa in carico del paziente e come partner del medico di medicina generale e dello specialista nell’alleanza per la gestione delle malattie croniche. Una collaborazione che trae origine dal Piano Nazionale della Cronicità (PNC) e che include in maniera integrata anche gli aspetti della prevenzione, primaria e secondaria. La farmacia ha assunto, in coordinazione con le altre figure professionali coinvolte, anche il compito di registrazione dei pazienti e di sportello per la persona assistita a domicilio. Ha poi esteso le sue funzioni al monitoraggio dell’aderenza alla terapia e della sua riconciliazione dopo la dimissione, alla compilazione del Fascicolo Sanitario Elettronico e alla fornitura di servizi relativi alle prestazioni analitiche di prima istanza, erogate anche in telemedicina, oltre alla partecipazione alle campagne di screening.

Il fattore Covid-19

L’emergenza sanitaria in corso ha aggravato una situazione di per sé già drammatica. Lo scorso ottobre è stato presentato il XVIII Rapporto Nazionale di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità, dal titolo Isolati ma non soli: la risposta alla pandemia nel racconto delle associazioni. Il documento esprime appieno il bisogno di assistenza dei pazienti cronici, avviliti dal senso di abbandono e incertezza e dal disagio psicologico, appesantiti dalle complessità connesse alla pianificazione dei controlli, dalla frustrazione per i frequenti rinvii e, in molti casi, privati dell’accesso ai farmaci, perché carenti. Ne emerge uno scenario che potremmo immaginare diluibile con la piena attuazione del PNC e che richiede una serie di interventi specifici. Fra questi, il completamento della normativa sulla ricetta dematerializzata e il rinnovo automatico dei Piani Terapeutici, nuovi piani per un accesso più rapido ed equo sul territorio ai farmaci e ai dispositivi medici e l’accelerazione dei percorsi di riconoscimento dell’invalidità.

Molti ancora i problemi in attesa di soluzioni efficaci: la scarsa integrazione tra assistenza primaria e specialistica, la mancanza di continuità assistenziale alla dimissione, che necessita della progettazione di servizi di consegna a domicilio delle terapie farmacologiche PHT normalmente distribuite in modalità diretta dai servizi territoriali, la personalizzazione dei trattamenti, ancora inadeguata, l’individuazione di luoghi alternativi ai centri vaccinali per la somministrazione dei vaccini.

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