Dal Re: in Emilia Romagna la farmacia al centro del territorio

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Domenico Dal Re

La sanità in Emilia Romagna viene considerata un’eccellenza a livello nazionale in termini di efficienza delle strutture e di gestione economica. Nel modello di questa regione molta importanza riveste la territorialità, sia per la prevenzione delle patologie più comuni, anche nell’ottica di miglioramento degli stili di vita, sia per la gestione del paziente. Abbiamo chiesto a Domenico Dal Re, presidente Federfarma Emilia Romagna, qual è il ruolo della farmacia in questo contesto e cosa ancora può essere migliorato.

Qual è il ruolo della farmacia nella gestione territoriale della sanità in Emilia Romagna?
Allo stato attuale la farmacia è pienamente integrata nel Sistema sanitario regionale, a parte alcuni casi particolari. Da quasi vent’anni nella nostra regione è iniziato a diffondersi il servizio di prenotazione in farmacia, CUP, che di fatto rende la farmacia porta di accesso del servizio sanitario. Ma questo è solo un esempio di un modello di farmacia che ha saputo interpretare le mutate esigenze sanitarie diventando uno snodo ineludibile che ha contribuito a difendere la farmacia italiana dagli attacchi liberalizzatori della fine degli anni novanta ed è stato un esempio per l’approvazione della legge nazionale sui servizi.

Parlando di prevenzione, le farmacie hanno un ruolo attivo?
Le farmacie sono coinvolte nella prevenzione in modo globale, si pensi ad esempio alle diverse campagne di screening. Per la campagna di prevenzione del tumore al colon molte Asl hanno richiesto la collaborazione delle farmacie per la distribuzione di materiale informativo e la dispensazione del kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Laddove c’è stata questa cooperazione la partecipazione da parte dei cittadini è stata alta e la campagna ha avuto un notevole successo anche in termini di diagnosi precoce di tumori; laddove le Asl hanno lavorato da sole la risposta dei cittadini non è stata altrettanto alta. Abbiamo assistito a diversi casi di pazienti che hanno fermato la malattia proprio perché si sono sottoposti al test sotto nostro consiglio. Questo perché la farmacia è facile da raggiungere, è un luogo dove ci si reca spesso, per diversi motivi, senza dover entrare apposta per lo screening. Il farmacista inoltre riesce a convincere o rispondere ad eventuali dubbi.

Come funzione la distribuzione per conto nella vostra regione e cosa può essere migliorato?
In Emilia Romagna esiste un accordo per la distribuzione per conto, anche se non è omogenea in tutto il territorio e ci sono differenze ingiustificate tra Asl e Asl: in alcune funziona in modo esclusivola Dpce non esiste più la distribuzione diretta, mentre in altre prevale la distribuzione diretta. Come Federfarma non siamo d’accordo con questa disomogeneità di livelli assistenziali, perché riteniamo che i cittadini debbano avere lo stesso tipo di trattamento. Da parte nostra riteniamo si debba eliminare la distribuzione diretta, ma il problema di fondo resta il prezzo: finché l’industria fornisce a prezzo diverso lo stesso farmaco alla farmacia o alla Asl, il nostro servizio non è concorrenziale. Per esempio l’eparina al farmacista viene distribuita a 15 euro la confezione, mentre alla Asl viene fatta pagare 3 euro. Stiamo dialogando con l’assessore alla sanità, per trovare un accordo, così da coniugare la dispensazione da parte delle farmacie, che sono distribuite più capillarmente sul territorio, con prezzi del farmaco bassi come quelli praticati dall’industria alle Asl. La nostra proposta, che però prevede che si riesca a trovare un accordo tra farmacisti, Asl e industria, è un sistema di doppio prezzo: uno di mercato, più alto, e uno contrattato per gli acquisti per conto della Asl. La differenza tra i due prezzi ritornerebbe alla regione secondo il sistema del pay back.

Chiara Romeo

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